Hanno detto… sul numero 85, gennaio 2026 • anno 8


Debora Serracchiani
Questa riforma non arriva da sola ma è il primo step per lo smantellamento della Costituzione. Lo stesso ministro Nordio in una delle sue ultime interviste è arrivato addirittura a spiegare che non ha voluto discutere della riforma costituzionale di cui ci occupiamo con i parlamentai perché aveva fretta di chiuderla per far posto alla riforma del premierato. Quindi in estrema sintesi, non si tratta di giustizia e neppure di carriere dei magistrati, ma di una riforma che colpisce al cuore la nostra Costituzione e la nostra stessa democrazia.

Enrico La Loggia
Forse ciò che non si vuole da parte di alcuni è la fine del potere delle correnti interne attraverso il sorteggio e il potere sanzionatorio fuori dal CSM. Altri hanno obiettato che non si starebbe trattando di una riforma della magistratura, ma solo di un paio di problemi forse marginali. E infatti è proprio così e non si vede perché non si dovrebbe proprio iniziare da qui per fare una vera e propria riforma che comprenda molti altri aspetti funzionali e procedurali, logistici e tecnici e di migliore distribuzione dei compiti e degli uffici con, anche, una migliore organizzazione dei tempi per una effettiva e puntuale riduzione dei tempi per le decisioni e le sentenze da adottare.

Matteo G. Caroli
Nel medio e lungo termine, occorre in primo luogo arrivare al disaccoppiamento del prezzo dell’elettricità da quello del gas. Le questioni da risolvere sono complesse: occorre modificare le regole di mercato a livello Europeo; garantire la sicurezza degli approvvigionamenti, in particolare nelle fasi di picco della domanda; tenere conto dei vincoli derivanti dai flussi internazionali. Ci vorrà, quindi, tempo, ma questa è una misura strutturale dalla quale non si può prescindere.
Serve, infine, una spinta decisa ad aumentare fortemente l’offerta di elettricità prodotta in Italia da fonti a basso costo; a tal fine, oltre ad accelerare sul solare, idroelettrico e sulle bioenergie, è strategico avviare da subito un ambizioso programma di sviluppo della produzione da fonte nucleare.

Andrea Ferretti
Una delle direttrici più interessanti su cui muoversi per dare uno scossone al nostro PIL utilizzando interventi strutturali e non stimoli a rapido riassorbimento è proprio quella che riguarda l’export del Made in Italy. I dati lo dimostrano: siamo il quarto Paese esportatore al mondo con un export che, nonostante l’enorme incertezza geopolitica imperante, si è attestato nel 2024 a circa 624 mld; nei primi dieci mesi del 2025 l’export italiano è cresciuto in valore rispetto allo stesso periodo del 2024 del 3,4%; il nostro comparto agroalimentare ha raggiunto a maggio 2025 il record di 70 mld di Euro di export.
Ciò premesso, è tuttavia importante sottolineare che la partita dell’export è diventata oggi molto più complessa e difficile rispetto al passato.

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Il calo di fiducia verso la magistratura, ovvero la perdita di credibilità delle toghe, come quantificato dal Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri “Siamo al 36 per cento di consenso, la fiducia è dimezzata, ma ce lo meritiamo”, può di fatto costituire l’ago della bilancia sull’esito del referendum per la separazione delle carriere?
O prevarrà un sentimento di rispetto verso un’istituzione che annovera nella stragrande maggioranza dei casi personalità dalla spiccata moralità e dall’alto profilo professionale?
A tutto ciò, occorre poi aggiungere anche una mancanza di orientamento verso il futuro assetto della giustizia, atteso che la complessità della materia ne viene ad alimentare una diffusa incomprensione.

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Non c’è stato, quindi, nemmeno il tempo di attendere la sua entrata in vigore per verificare se la nuova imposta, come ideata dal governo Meloni, fosse stata effettivamente in grado di incentivare gli scambi commerciali, ovvero contrastare fenomeni di riciclaggio ed il sommerso, o ancora rilevarsi un ulteriore strumento in mano agli evasori nell’economia nera.
Nel sottolineare come il reddito netto medio delle famiglie italiane sia stato nel 2023 pari a circa 37.500 Euro, poco più di 3.000 Euro al mese, si può concludere che invece di instituire una nuova imposta nel tentativo di combattere l’illegalità ed il sommerso, sarebbe più opportuno, non solo ottimizzare l’uso di quanto già a disposizione, magari con un più efficacie ricorso agli strumenti informatici, ma anche tentare di far accrescere la consapevolezza di una necessaria e condivisa contribuzione alla spesa pubblica, tale da innescare un’inversione di tendenza nei confronti di una ormai troppo spesso consueta propensione all’evasione.

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