Il referendum
sulla separazione
delle carriere
dei PM e dei Giudici


Forse non ci sarebbe nessuna necessità di intervenire e se lo faccio è solo per un contributo alla chiarezza sui rapporti tra i poteri dello Stato e per coerenza con quanto ho potuto insegnare in Diritto Costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Palermo.

Ho riletto la Costituzione e ho trovato, ciò che già sapevo, che la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione e cioè con l’elezione dei suoi rappresentanti in Parlamento che fanno le leggi e costituiscono un potere, il “legislativo“, distinto e separato nella nostra Costituzione, come hanno deciso i nostri padri costituenti, dall’“esecutivo “e dal “giudiziario”.

Quindi il Parlamento fa le leggi e tutti, proprio tutti, sono tenuti ad osservarle. In alcun modo è previsto che qualcuno possa impedirlo. Si possono raccogliere pareri di esperti, secondo gli argomenti trattati o ascoltare opinioni di chi sarà chiamato ad osservare le singole norme o la legge nel suo complesso.

Non è possibile che si possa anche soltanto tentare di bloccare il procedimento di approvazione della legge con attacchi al Parlamento o a singoli parlamentari.

È ovvio che, approvata la legge, a chi deve applicarla è consentito un margine di interpretazione nell’applicazione della norma al caso concreto. Ma non è consentito disapplicare o contestare o modificare le norme così come sono state approvate dal Parlamento. Ed allora che dire delle attuali iniziative volte ad impedire che il referendum sulla “separazione delle carriere dei PM e dei Giudici” confermi quanto deciso dal Parlamento? Stanno tentando di spiegare meglio cosa accadrà dopo la vittoria dei “SÌ“? O stanno tentando di convincere i cittadini che si starebbe operando un attacco alla democrazia o alla Costituzione senza offrire un solo argomento a sostegno di questa opinione?

Ho provato a chiedere in quale parte, articolo, comma vi fosse qualcosa che possa far pensare ad un attacco all’indipendenza dei PM o peggio alla sottomissione dei PM alla volontà del Governo e non ho ricevuto una sola risposta.

Non potevo averla per la semplice ragione che non c’è. Ma è stato detto che questo è solo l’inizio, poi i PM saranno messi sotto il Governo. Sarebbe come dire non si può modificare la Costituzione in una qualsiasi parte perché c’è il rischio che si voglia tornare alla Monarchia.

Forse ciò che non si vuole da parte di alcuni è la fine del potere delle correnti interne attraverso il sorteggio e il potere sanzionatorio fuori dal CSM. Altri hanno obiettato che non si starebbe trattando di una riforma della magistratura, ma solo di un paio di problemi forse marginali. E infatti è proprio così e non si vede perché non si dovrebbe proprio iniziare da qui per fare una vera e propria riforma che comprenda molti altri aspetti funzionali e procedurali, logistici e tecnici e di migliore distribuzione dei compiti e degli uffici con, anche, una migliore organizzazione dei tempi per una effettiva e puntuale riduzione dei tempi per le decisioni e le sentenze da adottare.

Certo non è tutto ciò che andrebbe fatto, ma è un inizio da considerare come un primo passo per un percorso che faccia rinascere la fiducia nei cittadini per una Giustizia giusta come auspicato dai nostri Padri Costituenti.

Enrico La Loggia

Presidente degli ex Parlamentari Nazionali della Sicilia, già Ministro per gli Affari Regionali

Registrato al Tribunale di Roma il 19/09/2018, n. 155
Direttore: Roberto Serrentino

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