
Dopo un lungo e articolato iter parlamentare, l’Aula del Senato ha finalmente approvato in via definitiva il disegno di legge n. 1730 (oggi, Legge 12 giugno 2026, n. 111 entrata in vigore lo scorso 27.07.2026), primo firmatario Andrea Di Giuseppe (FdiI), volto a modificare l’art. 19 della Legge n. 833/1978, che viene a riformare l’accesso alle cure per milioni di italiani residenti in Paesi che non appartengono all’Unione Europea e non aderiscono all’Associazione europea di libero scambio (European Free Trade Association o EFTA).
Come noto, tutti coloro che intendono trasferirsi all’estero sono tenuti ad iscriversi all’AIRE, ovvero all’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero. La tenuta dell’Anagrafe è di competenza di ogni singolo Comune che, attraverso un proprio registro, risulta periodicamente ad aggiornare il registro nazionale istituito presso il Dipartimento degli Affari Interni e Territoriali del Ministero dell’Interno.
Devono, in particolare, iscriversi all’AIRE:
– i cittadini italiani che trasferiscono la loro residenza in un Paese estero per un periodo superiore a 12 mesi;
– le persone che, pur risiedendo all’estero, acquisiscono la cittadinanza italiana;
– i cittadini italiani, nati e residenti all’estero, il cui atto di nascita è trascritto in Italia e la cui cittadinanza italiana è accertata dall’ufficio consolare di residenza.
Con l’iscrizione all’AIRE il cittadino italiano, finora allora residente, perde il diritto all’assistenza sanitaria italiana (non ha più la tessera sanitaria), da cui il venir meno del medico di base, dei ticket per l’acquisto di medicinali, dell’assistenza sanitaria ospedaliera del SSN.
Unica eccezione è il caso di un temporaneo rientro in Italia, per un periodo non superiore a 90 giorni annui, in occasione del quale l’espatriato, previa registrazione presso l’Azienda Sanitaria Locale di competenza, potrà nuovamente beneficiare delle sole prestazioni urgenti ospedaliere e dell’assistenza specialistica limitatamente a visite ed accertamenti diagnostici.
Come disposto dalla nuova Legge n. 111/2026, gli oltre 7 milioni di italiani residenti in Paesi extra UE potranno accedere alle cure del SSN previo “il rilascio della tessera sanitaria nazionale, valida nel territorio italiano (…) subordinato al versamento del contributo (…) l’ammontare del contributo, non frazionabile, per il rilascio e il rinnovo della validità della tessera è determinato in 2.000 euro annui (…) il mancato versamento del contributo annuale di cui al comma 1 comporta la sospensione dell’utente dall’accesso alle prestazioni del Servizio sanitario nazionale (…) in caso di sospensione ai sensi del comma 3, il rinnovo della tessera sanitaria nazionale per l’accesso alle prestazioni è subordinato al versamento del contributo riferito al periodo annuale in corso nonché dei contributi dovuti per il periodo di sospensione maggiorati degli interessi legali”.
Il contributo versato annualmente dagli italiani residenti in Paesi extra UE confluirà, quindi, attraverso piattaforme digitali per l’interconnessione e l’interoperabilità tra le pubbliche amministrazioni e i prestatori di servizi di pagamento abilitati, “direttamente ai bilanci delle regioni e delle province autonome di Trento e di Bolzano nel cui territorio è compresa l’azienda sanitaria locale”, garantendo così che ogni risorsa versata sia utilizzata per la copertura dei costi delle prestazioni erogate.
Come affermato dal primo firmatario, il deputato Andrea Di Giuseppe: “L’approvazione di questa legge dimostra che per il governo non esistono cittadini di serie B. Abbiamo sanato una ferita profonda: da oggi l’iscrizione all’Aire non sarà più percepita come una punizione dello Stato che priva del diritto alla salute, ma come il consolidamento di un legame identitario inscindibile (…) dare la possibilità di curarsi in patria ai nostri connazionali (…) è un atto di giustizia dovuto, di coerenza e di rispetto verso chi rappresenta l’Italia nel mondo. Non si tratta di creare corsie preferenziali o privilegi, ma di rafforzare il rapporto di fiducia tra lo Stato e i cittadini oltreconfine, offrendo una risposta strutturata a un bisogno reale”.
Ci troviamo di fronte ad un chiaro avvicinamento dello Stato nei confronti di tutti coloro che, per qualsivoglia ragione (lavoro, rapporti familiari, fiscali, ecc.), hanno deciso di trasferire fuori dall’Unione Europea la propria residenza, atteso che, l’allontanarsi dall’Italia non può e non deve in alcun modo compromettere il diritto alla salute e ad un’adeguata assistenza sanitaria. Lasciare il nostro Paese comporta la fisiologica necessità di rivolgersi ad un’assistenza sanitaria che si può rilevare spesso, poco paragonabile in termini di qualità ed efficienza a quella italiana, ma comunque non si può compromettere l’accesso ad un sistema sanitario per garantire una pronta assistenza.