
Non c’è dubbio che il cosiddetto “Euro digitale” – il progetto della BCE che prevede l’utilizzo nelle transazioni di una banconota elettronica in affiancamento (non in sostituzione) del contante- sia ormai entrato nel vivo. Infatti, questo mese (settembre), ripartirà il trilogo tra Parlamento, Consiglio Europeo e Commissione con l’obiettivo di giungere entro il 2026 all’emanazione di un Regolamento europeo sull’Euro digitale. Successivamente, nella seconda parte del 2027, il progetto sarà testato per 12 mesi sul campo per verificare la sua tenuta. E qui le cavie saranno i dipendenti della BCE stessa, nonché quelli delle 5 banche centrali coinvolte nella sperimentazione del progetto. Infine, se tutto andrà come previsto, nel 2029 si potrebbe assistere alla prima emissione ufficiale dell’Euro digitale.
A questo punto, potrebbe essere utile tentare di applicare al progetto in esame un’analisi “punti di forza/ punti di debolezza” per capirne meglio le caratteristiche, i pregi ed i difetti. Tra i punti di forza si potrebbero annoverare:
1) Indipendenza monetaria:il progetto in esamenasce dalla consapevolezza della pericolosa dipendenza dell’Europa da sistemi di carte e di pagamenti extraeuropei. Basterà ricordare, a questo proposito, che tra i primi 10 sistemi di pagamento più diffusi in Europa, nessuno è europeo e che la Corte dei Conti europea ha di recente ricordato che il 90% dei pagamenti sull’E-commerce fatti con carte passa attraverso Visa e Mastercard. Dunque, una sorta diguerra di liberazione dalla dipendenza dai colossi americani, dipendenza che si traduce per gli utilizzatori europei in maggiore incertezza, maggiori costi e soprattutto in maggiore vulnerabilità specie nell’era trumpiana.
2) Stabilità e garanzia: a differenza delle criptovalute che non hanno alle spalle un prestatore di ultima istanza e che sono soggette ad ampie oscillazioni di natura speculativa, l’Euro digitale ha un valore nominale costante e, soprattutto, è una passività della Banca Centrale Europea che lo garantisce esattamente come garantisce gli Euro “contanti”.
3) Privacy: particolare attenzione è stata dedicata nell’ambito del progetto alla tutela della Privacy. Più in particolare, nel progetto sono previsti standard di riservatezza particolarmente elevati, ben al di sopra di quelli attualmente in vigore per le carte di credito e per i fornitori di servizi di pagamento. Ad esempio, né la BCE, né le banche centrali possono risalire a chi effettua un pagamento digitale e, in presenza di pagamenti in modalità “offline”, la riservatezza è del tutto paragonabile a quella tipica di un pagamento in contanti.
Per quanto riguarda, invece, i punti di debolezza vanno citati:
1) Disintermediazione bancaria: in presenza di transazioni di ampio respiro, è fondamentale che il nuovo meccanismo sia sostenibile e non generi danni collaterali. In particolare, bisognerà innanzitutto evitare un travaso incontrollato di liquidità dai depositi bancari ai wallet digitali al fine di evitare contraccolpi alla capacità delle banche di sostenere il comparto produttivo. Questo è particolarmente importante in Italia dove il tessuto delle PMI è storicamente sostenuto finanziariamente dal sistema bancario, molto più che all’estero. A questo fine, nel 2028 la BCE proporrà un limite alle somme che potranno essere detenute nei wallet digitali, limite che verosimilmente sarà fissato intorno ai 3000 Euro. Inoltre, come richiesto dall’ABI al fine di rendere il nuovo sistema sostenibile per le banche, sarà anche necessario attivare un meccanismo che compensi gli istituti di credito, sia a fronte delle minori entrate commissionali, sia a fronte degli ingenti investimenti previsti. A questo riguardo, la BCE stima per le banche dell’Eurozona, un costo per investimenti di circa 5 mld in 4 anni, oltre a costi operativi superiori, a regime, ai 300 mil annui.
2) I costi per gli utenti: non c’è dubbio che, affinché il meccanismo in esame possa affermarsi, sarà necessario dedicare particolare attenzione al capitolo costi come invocato a gran voce dalle Associazioni di categoria. Per quanto riguarda gli utenti finali, i servizi base e le transazioni saranno assolutamente gratuite. Più delicata, invece, la situazione per i commercianti. Qui sarà indispensabile fissare dei tetti ai costi per evitare che specie i commercianti medio piccoli, si trovino a sostenere commissioni sulle transazioni in Euro digitale superiori alle attuali (principio del “no worse off”).
3) Cyber attacchi: è evidente che l’ampliamento dell’area della digitalizzazione espande parallelamente la superficie esposta ai cyber attacchi. Di conseguenza, sarà necessario, come previsto nel progetto, prevedere standard di cybersicurezza elevatissimi per prevenire incidenti sistemici. Anche perché, specie nella fase di avvio, una eventuale vulnerabilità del sistema agli attacchi informatici genererebbe un crollo della fiducia degli utenti con conseguenze non quantificabili sulla messa a terra dell’intero progetto.