
Una delle attività più interessanti, ma anche più difficili quando si è al Governo è la politica estera. Ed è proprio impossibile improvvisare.
Occorre avere una formazione specifica e una competenza frutto di anni di studi, di approfondimenti e soprattutto di esperienza internazionale. Così in linea di massima.
Poi ci sono casi particolari. Ci sono i De Gasperi, i Moro, i Fanfani, gli Andreotti e via così. Cioè chi per ragioni storiche non aveva avuto modo di farsi una esperienza adeguata, ad esempio durante il fascismo, quando o perché confinato all’estero o sorvegliato speciale in patria non aveva avuto alcun modo per approfondire anche solo i rudimenti essenziali della politica internazionale. Ma aveva esperienza di vita e buon senso per agire, magari aiutato da qualche esperto e fidato diplomatico che potesse affiancarlo e consigliarlo nelle situazioni più complesse.
Ma oggi siamo in un periodo diverso e per molti aspetti più difficile. Sta cambiando la NATO, sta cambiando l’UE, si stanno modificando molti rapporti bilaterali. Ci vuole equilibrio e intuito. Ma purtroppo non abbiamo avuto sempre in Europa leaders con qualità a questo livello. Quando ho iniziato ad occuparmene da borsista della NATO, era il 1977, gli equilibri erano, anche se solo formalmente, definiti, ma era già tanto. NATO e Patto di Varsavia si fronteggiavano facendosi “paura” a vicenda con la deterrenza provocata dal cosiddetto “equilibrio del terrore”, l’equilibrio atomico. Era bello? Rassicurante? No, però ha funzionato per 80 anni. Ed ora? Ora spesso vedo e sento avanzare commenti o addirittura proposte che non hanno senso o che non hanno nessun concreto collegamento con la realtà. Da un canto un Presidente degli Stati Uniti che si comporta come fosse il capo del mondo. Con l’arroganza e la prepotenza che gli derivano dalla sua forza militare. E che gli consente di minacciare tutti senza alcuna remora creando sconcerto nella pubblica opinione mondiale. E questo dopo avere “giocato” con i dazi che hanno provocato non solo danni all’economia mondiale, ma anche ricchezze improvvise in quelli che, informati per tempo, hanno puntato sulle oscillazioni della Borsa e hanno fatto colossali ricavi.
Io non credo, come molti, che vi sia della pazzia nei suoi comportamenti. Credo invece che sia un modo per rendersi imprevedibile e incutere timore. Così quando minaccia di abbandonare la NATO è ancora più credibile.
E noi? Noi Italia, noi Europa che facciamo? Come reagiamo? In Italia esprimendo ogni partito posizioni incompatibili l’uno dall’altro. E in Europa esprimendo ogni Paese una posizione diversa. È necessario un intervento più robusto nelle spese destinate alla difesa? Ma davvero si può ragionevolmente fare un confronto su questo argomento senza aver considerato che l’ombrello americano potrebbe finire da un momento all’altro? Come sarebbe bello diminuire le spese per la difesa in Europa e in Italia e puntare tutto sul dialogo. Le conseguenze sarebbero dal punto di vista militare una vulnerabilità crescente sino a solleticare qualche improvvida iniziativa bellica ai nostri confini. E dal punto di vista economico una progressiva perdita di posti di lavoro e di occasione di crescita della nostra industria e quindi della nostra economia.
Ma non sarebbe più opportuno costruire una unica difesa europea guidata da una comune politica estera con un unico responsabile? Avremmo due conseguenze positive: una voce potente per interloquire con il resto del mondo e una significativa riduzione complessiva della spesa militare. Non sarebbe poco se solo i partiti di qualunque colore si sentissero coinvolti nella scelta in ogni Paese e tutti i rispettivi governanti si mettessero d’accordo su una posizione unica. Allora sì che potremmo fare investimenti imponenti per creare migliori condizioni di vita per tutti i cittadini dalla sanità alla scuola, dalla casa ai servizi, dai trasporti all’accoglienza, che ci farebbero stare meglio nei rapporti con il resto del mondo.
È un sogno? Forse. Ma qualche volta è bello sognare.