Istant Replay e VAR:
arbitri e supporti tecnologici
nel basket e nel calcio


Dopo un breve periodo di distrazione, grazie all’esaltante olimpiade invernale con i successi degli atleti italiani e della eccellente organizzazione, eccoci nuovamente immersi nelle querelle quotidiane e in tale contesto ci troviamo ancora a discutere di arbitri di calcio e degli strumenti, come il VAR, ossia il Virtual Assistant Referee, che ne dovrebbero migliorare la prestazione e soprattutto ridurre le polemiche che seguono ogni loro intervento, eliminando i sospetti che vi possa essere un favoritismo per l’una o l’altra squadra o una sudditanza psicologica nei confronti una o di altra società.

Purtroppo a quanto risulta dalle vicende recenti e meno recenti connesse a interventi arbitrali o a mancati interventi, il tema è tornato, ma forse non era mai sparito, all’attenzione dell’opinione pubblica ed è oggetto di ampio dibattito tra addetti ai lavori o semplicemente tra tifosi.

Sembra che la situazione non sia cambiata affatto rispetto a periodi precedenti in cui non erano previsti supporti esterni alla prestazione arbitrale.

Anzi sorprende la diffusa opinione che vi sia stata un ‘involuzione negativa, in quanto si sarebbe creata confusione tra i soggetti che sono chiamati alla direzione di una partita di calcio, aggiungendosi all’arbitro di campo ed ai suoi collaboratori, guardialinee e cosiddetto quarto uomo, anche chi ha la responsabilità di gestione del VAR. Da qui una continua sollecitazione agli organi dirigenziali della federazione sportiva ad intervenire con la formulazione di proposte che dovrebbero superare le insufficienze riscontrate.

Non vi è alcuna intenzione con questo articolo di procedere ad una valutazione di tali insufficienze e proposte di intervento, ma di fornire un’informazione sull’esperienza condotta da un altro sport, il basket, in cui il ruolo dell’arbitro ha una rilevanza molto significativa nel garantire il corretto svolgimento della gara tra i due contendenti, nell’auspicio che possa essere utile per individuare le soluzioni più idonee anche per il calcio, ben consapevoli della differenze tra i due sport e dei rispettivi contesti.

Premessa di ordine generale comune a tutti gli sport è la considerazione che compito degli arbitri non è solo quello di far rispettare il regolamento, ma anche di dare la corretta interpretazione alle regole che lo compongono durante il corso della partita. Dato il continuo evolvere degli sport di squadra verso una sempre maggiore fisicità e una aumentata velocità del gioco, si è determinata la necessità di dare strumenti di aiuto agli arbitri per una maggior precisione dei loro giudizi. Tale situazione è di particolare momento per il basket in cu le ridotte dimensioni del campo rende ancora più rilevante l’azione del singolo e il rispetto delle regole di gioco.

L’aiuto consiste nell’utilizzo degli strumenti tecnologici che oggi la tecnica mette al servizio dello sport. Una primaria funzione è quella di consentire la visualizzazione delle azioni dubbie con il rallentamento visuale dell’azione, consentito dalle numerose telecamere che riprendono le partite della massima serie.

I mezzi utilizzati sono due: Istant Replay nel basket e il VAR nel calcio. La differenza sostanziale consiste nel fatto che mentre l’Istant Replay è effettuato dagli arbitri stessi che, fermato il gioco, esaminano le immagini registrate e dunque sono loro a valutare la situazione e ad assumere la relativa decisione, nel Var l’iniziativa è presa da arbitri esterni le cui decisioni prevalgono su arbitro e segnalinee in campo, a meno che non sia l’arbitro stesso a visualizzare l’azione contestata a bordo campo; in tal caso la decisione è sua se il Var non si oppone.

L’utilizzo dell’Istant Replay può essere richiesto anche dagli allenatori delle due squadre per due volte durante una partita tuttavia, se la prima questione proposta agli arbitri risultasse improponibile, gli allenatori perderebbero il diritto alla seconda chiamata. Gli arbitri stessi negli ultimi due minuti di ogni quarto, che ricordiamo dura 10 minuti, hanno la facoltà di rivedere le azioni a gioco fermo per qualunque motivo e per quante volte ritengano necessario.

Senza voler entrare in troppi dettagli, occorre ricordare che la partita di basket si gioca in due tempi di 20 minuti ciascuno, divisi a loro volta in due quarti di 10 minuti, e che il tempo è bloccato, nel senso che l’uscita di palla dal campo oltre che l’intervento arbitrale di qualunque genere comporta la sospensione del corso del tempo, per cui i 40 minuti della gara sono effettivi e non vi sono tempi di recupero decisi dall’arbitro.

Sempre in relazione all’importanza del tempo nello sviluppo della gara si ricorda che una squadra deve completare la propria azione di attacco entro 24 secondi dall’inizio del possesso della palla.

Inoltre il regolamento prevede che ciascun giocatore non possa compiere più di 5 falli nel corso della partita, ma che la sua uscita dal campo non comporta la riduzione del numero dei membri della squadra, che resta fermo a cinque, ma soltanto la sua sostituzione con un altro atleta della squadra.

A queste si aggiungono le numerose regole che disciplinano il comportamento degli atleti e degli allenatori non solo in termini disciplinari, ma anche nella esecuzione del gesto tecnico la cui correttezza e regolarità è valutata dagli arbitri della gara. Nel tempo la complessità delle stesse situazioni ha indotto le federazioni a fissare prima in due e poi in tre per i campionati maggiori il numero degli arbitri in campo, che svolgono tutti la medesima funzione con i relativi poteri, cui si aggiungono il cronometrista e il segnapunti che operano nella stessa sede di gara.

L’utilizzo dell’Istant Replay è disciplinato dal Regolamento Tecnico della Federazione Italiana Pallacanestro che identifica i casi in cui l’arbitro può ricorrere al suo utilizzo:

  • valutazione della tempestività del canestro realizzato nei tempi di durata dell’azione (24 secondi) e del tempo di ciascun quarto della partita e degli eventuali tempi supplementari;
  • controllo della corretta rilevazione del tempo di gioco con le relative sospensioni e riprese da parte del cronometrista con facoltà di disporre l’adeguamento in caso di errore;
  • valutazione se il tiro a canestro che è stato realizzato sia stato effettuato dall’atleta fuori dell’area delimitata da un cerchio di m. 6,75 dal canestro e pertanto dia diritto a tre punti invece che ai due punti per i tiri effettuati dentro la stessa area;
  • valutazione se il giocatore in possesso della palla abbia superato il limite del campo e pertanto debba essere privato del possesso della palla stessa;
  • verifica di eventuali interferenze nella parabola di un tiro diretto a canestro, con conseguente valutazione della relativa situazione e conferma della validità del canestro eventualmente realizzato o annullamento del canestro stesso e attribuzione del possesso della palla alla squadra che ha subito l’interferenza;
  • se l’eventuale contatto tra due o più giocatori (il cosiddetto “fallo”) sia da attribuire all’attaccante (il cosiddetto “fallo di sfondamento”) o al difensore;
  • valutazione della gravità del fallo e decisione in merito alla sanzione applicabile: se tiro libero da due o tre punti ovvero la semplice rimessa da fuori campo da parte della squadra che ha subito il fallo o infine se sia da considerare fallo antisportivo con un tiro libero e ripresa del gioco da parte della squadra che ha subito il fallo;
  • individuazione di responsabili per eventuali situazioni di violenza in campo e decisione delle relative sanzioni.

Nel Regolamento è anche previsto che, qualora le immagini del replay non consentano di stabilire l’accadimento con la massima certezza, resta ferma la prima decisione dell’arbitro.

L’ampio elenco consente di ricondurre alla possibile revisione i casi più rilevanti di una partita di basket in cui l’utilizzo dell’Istant Replay può essere di aiuto per assicurare la migliore direzione di gara. Peraltro va anche notato che nella prassi gli arbitri si attengono ad un criterio di prudenza nell’utilizzo dello strumento ad evitare che l’eccessivo ricorso a tali verifiche e le interruzioni del gioco che ne conseguono possano avere un impatto negativo sullo sviluppo del gioco.

Quello che tuttavia sembra differenziare le regole di utilizzo degli strumenti nel basket rispetto al calcio si può ricondurre al ruolo dei direttori di gara. Nel basket, come detto, gli arbitri in campo assumono tutte le decisioni anche quella di procedere all’utilizzo stesso fatta salva la capacità degli allenatori delle due squadre di sollecitarli a tale utilizzo con le modalità sopra descritte. Non vi è alcuna interferenza da parte di altri soggetti.

In ogni caso lo strumento resta un ausilio per l’uomo cui spetta la responsabilità della decisione, che sia quello in campo oppure quello che rivede l’accaduto in video a distanza. Al momento non siamo in presenza di un arbitro robot che lo sostituisca. Peraltro è discutibile che tale evoluzione sarebbe un bene, perché nello sport il fattore umano e la sensibilità anche di chi dirige una gara restano centrali non potendo il tutto ridursi a fattori meccanici e conseguenziali.

E in tale contesto, per quanto si voglia migliorare lo strumento tecnologico e le modalità del relativo utilizzo, resta fermo che errori saranno sempre possibili, e che occorre che vi sia fiducia negli arbitri e nelle persone che sono chiamate ai vari livelli ad assicurarne la prestazione per consentire ai contendenti di esprimere le rispettive capacità in piena parità di condizioni e senza pregiudizi o condizionamenti esterni ed interni. E questa resta una prerogativa e pertanto un onere dei dirigenti delle istituzioni preposte.

Luciano Acciari e Valerio Bianchini

Luciano Acciari: già presidente della Stella Azzurra di Roma (1971-1979), Presidente della Lega di Serie A maschile di pallacanestro (1979-1984) e Presidente della Commissione Nazionale Arbitri, Federazione Italiana Pallacanestro (1985-1988) | Valerio Bianchini: tecnico presente nella “Hall of Fame” della pallacanestro italiana. Vincitore di tre scudetti (Cantù, Roma e Pesaro,) e due coppe dei campioni (Cantù e Roma). Ha allenato anche la nazionale maschile per un ciclo olimpico.

Registrato al Tribunale di Roma il 19/09/2018, n. 155
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