Dopo i saluti di Stefano CASTIGLIONE, Presidente del Circolo magistrati della Corte dei conti, Roberto SERRENTINO, Presidente di LEX – Istituto per la ricerca giuridico-economica, ha introdotto il tema del convegno, sottolineando come i concetti di criminalità, giustizia e società, trattati insieme, possano contribuire a far luce su ragioni complesse dal contesto multidisciplinare, troppo spesso chiamate in causa alla luce dei tanti episodi di omicidi, femminicidi, violenze sessuali e abusi, che interessano il vivere comune. Si è, quindi, soffermato sull’importanza della prevenzione e la necessità del concorso di tutte le parti sociali, famiglie, terzo settore, Chiesa e organismi istituzionali per creare ambienti più sani e meno esposti al degrado sociale e alla violenza.

Carlo VILLANI, Sostituto Procuratore presso la Procura della Repubblica di Roma, ha posto l’accento sulla mancanza di educazione e formazione in ambito familiare e scolastico. Ha evidenziato il grosso problema della recidiva, argomentando sulle sanzioni, considerato, come molto spesso accade, che a soggetti già colti sul fatto, vengono comunque subito concessi gli arresti domiciliari.
Ha dato anche risalto al fenomeno di emulazione che si registra soprattutto tra i giovani, sollecitati dai social media, che rendono più semplice commettere reati rispetto a quanto accadeva in passato.
Salvatore SCIULLO, Vice Presidente Camera Penale di Roma, ha sottolineato come non sia pensabile di rieducare attraverso il processo. La rieducazione sì passa dalle aule, ma certamente non da quelle della giustizia. Sono le aule delle scuole, perché è da lì che deve partire l’educazione. In merito ha ricordato come nel 1982 sia stato introdotto l’art. 416 bis del codice penale, l’associazione di stampo mafioso, ma, nonostante questo inasprimento di pena, la mafia non è affatto scomparsa.
Ha quindi richiamato l’articolo 27 della nostra carta costituzionale, per cui il fine della pena deve essere la rieducazione del detenuto, evidenziando come dall’inizio dell’anno ci siano stati già 68 suicidi in carcere e 92 nel 2024.
Paola ROJA, Presidente prima sezione Corte di Assise di Roma, ha rappresentato come il prodotto della giustizia non si possa giudicare dai risultati, ma solo dal metodo seguito, perché è una potestà pubblica che non obbedisce a un programma di scopo. Il giudice si dovrebbe limitare ad applicare la legge senza doversi curare delle conseguenze di tipo economico, sociale o etico della sua decisione, perché ciò che conta per il giudice è unicamente il rispetto delle regole del procedere e del valutare, considerato l’unico obiettivo che gli è dato di stabilire se una certa accusa sia fondata o meno.
Ha, quindi, apostrofato come illusorio ritenere che una pena elevata abbia una seria e realistica efficacia preventiva: lo dimostra la più grande democrazia del mondo, dove esiste la pena di morte, in cui vi è un tasso di criminalità dieci volte superiore a quell’italiano con una percentuale di omicidi otto volte superiore alla nostra.
Il carcere diventa luogo di pedagogia criminale e a tutto serve tranne a recuperare il condannato.
Questo per dire che la soluzione non può essere certamente più carcere.
Stefano FERRACUTI, Professore ordinario, Dipartimento Neuroscienze Umane, Università La Sapienza, ha rappresentato come l’Italia sia uno dei paesi più sicuri al mondo. Il tasso di omicidi è in costante calo e i casi di omicidi irrisolti sono pressoché zero.
Ha richiamato tipologie di reati connessi a nuovi strumenti, tra tutti quelli finanziari, come le criptovalute, rimarcando che l’Italia è indietro nel comprendere questi fenomeni e nel valutare il rischio che effettivamente le criptovalute possono comportare.
Le norme arrivano sempre drammaticamente dopo. E questo dovrebbe essere il motivo autentico di riflessione, perché non si riesce a capire come mai siamo sempre indietro quando le cose sono sotto gli occhi di tutti.
Vito RALLO, Arcivescovo e Nunzio Apostolico, ha confermato come nel tempo i crimini siano diminuiti e non è vero, a dispetto di quanto spesso si legge, che oggi si è toccato l’acme di violenze di vario genere.
Ha altresì posto l’accento sulla funzione sussidiaria della Chiesa, quale istituzione radicata sul territorio, cui fare sicuro affidamento e all’importanza non solo della prevenzione, ma anche della riabilitazione dove la Chiesa ha un compito enorme da svolgere, soprattutto verso i carcerati, proponendo supporto psicologico, morale, educativo e materiale.
L’Italia oggi è tra i paesi più sicuri in Europa. Il numero di omicidi in Italia è calato drasticamente negli ultimi decenni, raggiungendo livelli storicamente bassi. Rapine e furti, anche questi hanno subito un crollo notevole. Ma nonostante la diminuzione di molti reati, la percezione della sicurezza tra i cittadini non è migliorata. Ciò anche a causa dell’attenzione mediatica su specifici episodi e di una maggior visibilità data ad alcuni reati.
I lavori del convegno hanno visto il contributo di Gianni TODINI, Direttore di Askanews, che ha moderato il dibattito.

Video completo (a cura del Circolo Magistrati della Corte dei Conti)