
“Io non ti credo più” è il titolo dell’Ottavo Rapporto di Antigone sul sistema di giustizia minorile. Un sistema in progressiva espansione a causa principalmente del Decreto Caivano, che ha ampliato l’utilizzo della custodia cautelare in carcere nei confronti dei minorenni. Un sistema che ha tradito la fiducia dei ragazzi che gli vengono affidati e che dovrebbe prendere in carico. Un sistema che sembra aver perso la sua vocazione educativa, soppiantata da un approccio maggiormente punitivo.
Dall’attività di monitoraggio realizzata da Antigone negli ultimi due anni emerge un quadro critico della situazione all’interno degli Istituti di pena per minorenni (IPM) italiani. Le carceri minorili hanno addirittura raggiunto quota 20, se si considerano le recenti aperture degli IPM di Lecce e L’Aquila, nonché la più recente a Rovigo. Proprio presso l’IPM veneto, che ha sostituito quello di Treviso, dopo poche settimane dall’apertura si è verificata una protesta, a cui ha fatto seguito due giorni dopo il tentato suicidio per impiccagione da parte di uno dei ragazzi ristretti. Un evento drammatico, che ci fa intuire le difficoltà da cui è attraversato il sistema di giustizia minorile.
Al 31 dicembre 2025, i minori e i giovani adulti in carico al sistema di giustizia minorile erano 17.027. A dicembre 2022, erano 13.658. Il dato statico racconta dunque una crescita complessiva, in soli tre anni, del 25%. Percentuale che aumenta in maniera significativa se andiamo a vedere le presenze a fine anno dei principali servizi residenziali previsti dal sistema minorile, gli IPM e le comunità. In queste ultime, tra il 2022 e il 2025, si è registrato un incremento del 43,6%, passando da 876 a 1.258 presenti al 31 dicembre. Per quanto riguarda gli IPM, nello stesso lasso di tempo, l’incremento è stato addirittura del 50%, passando da 381 a 572 presenti. Se guardiamo agli ingressi la crescita è superiore al 16%. La situazione più critica, segnata dal sovraffollamento, si è registrata nel 2024, quando il sistema si è trovato a gestire numeri significativamente superiori rispetto al passato, delineando quindi uno scenario piuttosto inedito. Al momento la situazione pare essere migliorata ed i numeri sono più contenuti. A fronte di 570 posti disponibili, al 15 aprile 2026 erano presenti 542 ragazzi e 26 ragazze all’interno delle carceri minorili italiane.
Durante le visite alle carceri minorili di effettuate da Antigone nel 2024 e nel 2025, gli operatori presso diversi istituti hanno confermato le difficoltà quotidiane derivanti dall’aumento delle presenze e, in molti casi, dalla carenza di spazi adeguati per ospitare una popolazione penitenziaria così numerosa. In alcuni istituti si è dovuto ricorrere a misure di emergenza per far fronte al sovraffollamento, arrivando ad esempio ad utilizzare brandine aggiuntive o materassi a terra.
Per fronteggiare queste difficoltà, il sistema ha reagito con diversi dispositivi; in primo luogo incrementando la mobilità dei ragazzi mediante i trasferimenti. Tra il 2022 e il 2024 il numero di trasferimenti tra IPM è aumentato quasi del 148%. In particolare, in corrispondenza dell’aumento degli eventi critici, molti ragazzi sono stati trasferiti presso altri IPM come misura rapida per ristabilire l’ordine, impiegando talvolta gli spostamenti come strumento non solo organizzativo, ma anche con finalità disciplinare.
Questa pratica ha riguardato soprattutto i minori stranieri non accompagnati (MSNA), spesso considerati privi di riferimenti territoriali e, per questo motivo, soggetti a trasferimenti anche verso istituti lontani, in particolare negli IPM del Meridione. I minori stranieri non accompagnati rappresentano circa l’80% dei ragazzi stranieri detenuti negli IPM. Tuttavia, questi ultimi commettono reati meno gravi rispetto a quelli commessi dai ragazzi italiani; ciò nonostante la risposta punitiva nei loro confronti si fa più dura e con più probabilità finiscono in carcere.
La sovrarappresentazione dei minori stranieri non accompagnati nelle carceri minorili è stata determinata in larga misura dalla diminuzione dei fondi destinati al sistema di accoglienza, smantellato in gran parte dal Decreto Cutro. I minori stranieri non accompagnati sono spesso considerati il principale capro espiatorio della crisi attuale che investe il sistema di giustizia minorile. Si tratta di soggettività percepite come distaccate, con cui è molto complesso comunicare e, quindi, particolarmente difficili da “agganciare”. La diffidenza nei confronti di questi ragazzi ha delle ripercussioni nei processi di etichettamento e stigmatizzazione che li riguardano e che evidentemente influenzano i meccanismi di selettività del sistema penale.
Gli stranieri maggiorenni sono anche coloro che, nell’ultimo biennio, frequentemente sono stati trasferiti in istituti penitenziari per adulti, possibilità facilitata dal Decreto Caivano. Si tratta di uno dei fattori che hanno contribuito a determinare la perdita di specificità del sistema penitenziario minorile e, di conseguenza, il suo lento scivolamento verso il sistema degli adulti.
Inoltre, per sei mesi nel 2025, è stata operativa una sezione dedicata ai giovani adulti all’interno della Casa Circondariale Dozza di Bologna, dove sono stati trasferiti i neomaggiorenni coinvolti in eventi critici negli istituti di provenienza. Presso questa sezione sono transitati 52 ragazzi. Di questi, 36 avevano cittadinanza straniera, pari al 69% del totale. Tra questi, 29 erano ex MSNA, cioè il 55% del totale dei giovani transitati. Dei 16 giovani con cittadinanza italiana, 11 erano italiani con background migratorio (cosiddette “seconde generazioni”) e uno era un giovane adottato. Ne deriva che 48 dei 52 giovani transitati nella sezione erano ragazzi razzializzati, un dato che evidenzia in modo particolarmente netto la selettività della popolazione detenuta in questa esperienza.
In secondo luogo, proprio come accade frequentemente nel sistema per gli adulti, l’utilizzo degli psicofarmaci si sta trasformando in uno strumento di gestione della popolazione penitenziaria minorile, in grado di favorire il controllo di quei ragazzi che presentano una condotta particolarmente problematica.
Infine, abbiamo potuto osservare come la logica della separazione e delle chiusure sia sempre più diffusa, anche presso le carceri minorili. In alcuni istituti i ragazzi non accedono al numero minimo di ore d’aria previsto dall’ordinamento penitenziario. Nonostante lo sforzo e l’impegno di molti operatori del sistema di giustizia minorile, quindi, il sistema sembra aver progressivamente abbandonato il paradigma educativo in favore di un approccio maggiormente contenitivo.
Di fronte a questo scenario segnato da profondi cambiamenti, viene da chiedersi perché? Studi penali, criminologici e sociologici hanno ribadito più volte come, da un lato, interventi maggiormente repressivi non garantiscano più sicurezza e come, dall’altro, l’insicurezza percepita sia qualcosa di molto diverso dall’insicurezza derivante dalla criminalità reale. Infatti, l’idea di un’emergenza legata alla criminalità minorile risulta in larga parte amplificata dal dibattito mediatico e politico, più che supportata dai dati. Nel 2024 (ultimo dato disponibile) le segnalazioni di reati commessi da minori sono aumentate, ma la crescita si ridimensiona nettamente considerando i casi dei ragazzi presi in carico dai servizi di giustizia minorile (USSM), restando comunque sotto la media europea.
Si è diffusa una percezione di insicurezza che ha alimentato un vero e proprio panico morale, portando a interpretare comportamenti giovanili come questioni di ordine pubblico da risolvere con nuove normative a tutela della sicurezza pubblica.
Mentre si comprime sempre di più il welfare – nel 2024 erano ben 1,28 milioni i minori in povertà assoluta – il sistema penale si espande. Ma se pensiamo che la devianza giovanile si risolva stigmatizzando e criminalizzando i giovani, ci stiamo davvero sbagliando di grosso.
Rachele Stroppa
Associazione Antigone
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(*) Antigone, associazione politico-culturale, a cui aderiscono prevalentemente magistrati, operatori penitenziari, studiosi, parlamentari e cittadini che a diverso titolo si interessano di giustizia penale. Antigone promuove elaborazioni e dibattiti sul modello di legalità penale e processuale del nostro Paese e sulla sua evoluzione; raccoglie e divulga informazioni sulla realtà carceraria; cura la predisposizione di proposte di legge; promuove campagne di informazione e di sensibilizzazione su temi o aspetti particolari, comunque attinenti all’innalzamento del modello di civiltà giuridica del nostro Paese, anche attraverso la pubblicazione del quadrimestrale Antigone. Dal 1998 Antigone è autorizzata dal Ministero della Giustizia a visitare i quasi 200 Istituti penitenziari italiani.