
Dallo scorso anno, la Composizione Negoziata è diventata il principale strumento di soluzione della crisi di impresa. Ne riepilogo brevemente i tratti.
La Composizione Negoziata, in funzione dal 15 novembre 2021, è un percorso volontario e stragiudiziale e rappresenta un’opportunità per il sistema imprenditoriale per anticipare e risolvere tempestivamente le situazioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario, prima che queste divengano insuperabili. Lo strumento coinvolge in maniera significativa il sistema camerale, al quale è attribuita la gestione dell’impianto applicativo: dalla realizzazione della piattaforma telematica su cui viaggia l’intero istituto, alla raccolta delle istanze ed al loro esame, fino alla chiusura del percorso e alla sua archiviazione.
La figura chiave della procedura è l’esperto – nominato da commissioni regionali composte da tre membri designati dal Prefetto, dal presidente del Tribunale delle imprese e dal presidente della Camera di Commercio capoluogo di regione – chiamato a “comporre” la situazione di crisi aziendale. L’esperto deve possedere forti e necessari requisiti di autorevolezza e competenza, ma soprattutto deve avere una professionalità specifica, capace di intravedere percorsi di sviluppo aziendale per uscire da situazioni di difficoltà.
Elaborare il piano di ristrutturazione e avere rapporti con i creditori con cui condividerlo – tra i quali da alcuni mesi figura anche il fisco – sono quindi completamente affidate all’esperto, che deve portarle a termine in un periodo di sei mesi, prorogabile al massimo ad un anno.
Dopo un inizio un po’ in sordina, la Composizione Negoziata ha registrato una crescita consistente. Ad aprile 2026, sono 4.411 le istanze complessivamente presentate a partire dal novembre 2021: quasi 1.800 quelle del solo 2025 e 455 quelle del primo trimestre 2026, con un incremento del 17,6% sul corrispondente trimestre dell’anno scorso.
Il 62,7% delle istanze risultano chiuse, in un caso su cinque con esito favorevole. Fatti due conti, dai dati Unioncamere risulta che le aziende risanate con un accordo tra le parti sono 567 (il 21%) ed oltre 32.700 i posti di lavoro salvaguardati.
Il tasso di successo della procedura, dato dal rapporto tra istanze chiuse con esito favorevole sul totale delle istanze archiviate, è andato crescendo nel tempo. Questo dimostra un utilizzo della Composizione Negoziata da parte delle imprese sempre più consapevole e l’accesso allo strumento in uno stadio della crisi non troppo avanzato. Il tempismo, infatti, consente di perseguire percorsi di risanamento aziendale più efficaci.
Delle 4.411 imprese che hanno avuto accesso allo strumento, solo il 5% appartiene alla categoria di imprese “sottosoglia” (con ricavi minori di 200mila euro; attivo patrimoniale inferiore a 300mila euro; debiti inferiori a 500mila euro). Infatti, le aziende di più grande dimensione utilizzano maggiormente la Composizione Negoziata, riuscendo più agevolmente a trovare una accettabile intesa con i creditori, oppure ad avviare un piano di risanamento. I dati annuali del 2025 relativi alle 410 imprese che avevano concluso positivamente la Composizione Negoziata, sono, sotto questo aspetto, emblematici: il numero di addetti per impresa era 70 e, nelle classi dai 10 addetti in su, si concentra oltre il 59% delle imprese, di cui il 16% presenta un numero di addetti superiore a 100.
Tra gli elementi di forza della Composizione Negoziata ci sono anche i tempi di svolgimento della procedura che, per espressa previsione normativa, è più rapida rispetto a quelle giudiziali delle procedure concorsuali.
Le procedure durano, in media, 228 giorni (224 nel 2024) ed il 64% delle imprese continua ad avvalersi della proroga. Le tempistiche necessarie per giungere a una chiusura favorevole della Composizione Negoziata sono mediamente di 320 giorni; quasi la totalità delle imprese (circa l’86%) necessita, infatti, di più di sei mesi per concludere il procedimento.
Nei casi di esito sfavorevole, invece, la durata media è di 207 giorni con il 51% di imprese che, nonostante poi le trattative non vadano a buon fine, ricorre alla proroga.
Tempi più che ragionevoli, in cui l’azienda e le diverse parti in causa riescono, con l’aiuto dell’esperto, a trovare un accordo condiviso con tutti i soggetti coinvolti oppure si indirizzano verso un’altra procedura.
Fin qui i dati. A questi però vorrei aggiungere alcune considerazioni che fanno considerare in maniera positiva questa procedura introdotta da pochi anni dal legislatore.
La prima considerazione, la più evidente, è che la Composizione Negoziata, diversamente dagli strumenti precedenti alla riforma del Codice della crisi, apre una strada percorribile al salvataggio dell’impresa. Invece della chiusura definitiva, una impresa su cinque tra quelle che hanno avuto accesso alla Composizione Negoziata oggi è risanata. Già questa è una buona notizia.
L’altra buona notizia è che salvare una impresa significa salvare posti di lavoro. E significa anche consentire ai creditori, che molto spesso sono altre imprese fornitrici, di non doversi confrontare con un danno economico che potrebbe minarne la solidità.
Il percorso di confronto con l’esperto, soprattutto quando porta a un piano di risanamento, è utile, perché fa crescere la cultura aziendale. Mettere un imprenditore di fronte alle proprie difficoltà vuol dire dargli una mano a capire come evitare di incorrere in errori analoghi, dargli gli strumenti non soltanto per sopravvivere ma anche per costruire qualcosa di nuovo, di più solido e potenzialmente durevole e competitivo rispetto al passato.
C’è un “però” che comunque va affrontato. Ed è quello legato al minor ricorso e minor successo della Composizione Negoziata tra le piccole imprese. Su questo occorre continuare a lavorare, per far loro conoscere di più e meglio la procedura e le opportunità che essa offre, considerando tra l’altro che proprio le piccole imprese rappresentano l’ossatura del nostro sistema produttivo. Questo è un importante compito per gli ordini professionali, dalle cui fila provengono gli esperti, e soprattutto per le associazioni di impresa, affinché aumentino la conoscenza di questo strumento tra gli associati.