Il sistema italiano
del biologico:
quadro normativo, valori, mercati e strumenti di sostegno


Il contesto di riferimento

L’agricoltura biologica costituisce, nell’attuale quadro internazionale, una componente organica delle politiche agroalimentari e ambientali. Il “Rapporto sull’Agricoltura Biologica 2025”, elaborato dal Research Institute of Organic Agriculture (FiBL) e da IFOAM – Organics International, attribuisce al mercato mondiale del biologico – un valore pari a 136,4 miliardi di euro, con 99 milioni di ettari coltivati con metodo biologico e circa 190 paesi coinvolti.

La superficie dedicata all’agricoltura biologica, a livello globale, risulta oggi pari a oltre sei volte quella di inizio millennio. L’incremento riguarda sia i paesi del Nord America, Oceania, America Latina e in parte dell’Asia, ma soprattutto interessa i paesi dell’Unione Europea; l’agricoltura biologica è stata, infatti, associata alle principali strategie dell’Unione in materia di sostenibilità, con l’obiettivo comune del raggiungimento del 25 per cento di superficie agricola utilizzata (SAU) coltivata con metodo biologico entro il 2030.

L’Italia si colloca, in questo scenario, fra i principali paesi europei per estensione della superficie destinata all’agricoltura biologica. Secondo le anticipazioni rese pubbliche dal MASAF (Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste) in occasione della Giornata europea del Biologico, che si è tenuta lo scorso 23 settembre, la superficie biologica complessiva risulta pari a 2.514.596 ettari, comprensiva delle superfici in conversione, con un’incidenza del 20,2 per cento sulla SAU. La distanza rispetto al traguardo indicativo del 25 per cento si riduce, mentre il dato conferma un progressivo avvicinamento dell’Italia ai valori di riferimento definiti in sede europea.

I dati esposti caratterizzano un comparto interno che interagisce in modo strutturato con le politiche europee, con la legislazione nazionale e con strumenti specifici di sostegno e di regolazione.


Il significato giuridico di “biologico”

L’attenzione unionale e nazionale al comparto biologico muove da considerazioni di carattere olistico, che individuano nel sistema normativo connesso a tale modalità produttiva non solo un complesso tecnico relativo al metodo di produzione, ma un veicolo per lo sviluppo socio economico e la sostenibilità dei territori.

Il termine “biologico”, nell’ordinamento europeo e italiano, indica, infatti, una modalità di produzione definita da norme precise, applicate all’intera filiera e verificata da un sistema di controllo dedicato.

Il regolamento (UE) 2018/848 sulla produzione biologica e l’etichettatura dei prodotti biologici costituisce la fonte principale in materia. Il testo stabilisce, all’articolo 4, che la produzione biologica persegue obiettivi generali, come il contributo alla protezione dell’ambiente e del clima, la conservazione del suolo e il mantenimento di un elevato livello di biodiversità.

L’articolo 5 e le disposizioni successive definiscono i principi della produzione biologica. Fra gli elementi più rilevanti si segnalano il ricorso a risorse rinnovabili e input di origine naturale, la limitazione dell’uso di input esterni, l’esclusione di organismi geneticamente modificati (OGM) e di prodotti ottenuti da OGM e limitazioni stringenti in materia di additivi, coadiuvanti tecnologici, aromi e altre sostanze utilizzate nella trasformazione alimentare.

La nozione giuridica di biologico si traduce, quindi, in un insieme di obblighi che riguardano l’intero processo produttivo e non soltanto il prodotto finale e che si pongono a tutela di interessi collettivi quali la salute o la conservazione dell’ambiente.

L’uso della denominazione “biologico” del logo dell’Unione è consentito, in etichetta, soltanto per i prodotti che rispettano il regolamento (UE) 2018/848 e le relative norme di esecuzione, risultano assoggettati al sistema di controllo e soddisfano i requisiti specifici in materia di composizione, trasformazione e tracciabilità. L’ordinamento italiano, con la legge 9 marzo 2022, n. 23, precisa che la produzione biologica costituisce un “sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare e dell’acquacoltura” che integra le migliori pratiche in materia ambientale, climatica, di salvaguardia della biodiversità e del benessere animale, nonché di sicurezza alimentare (legge 23/2022, art. 1).

La qualità del prodotto biologico si configura come esito di processi produttivi regolati.

Per la produzione vegetale, ad esempio, la normativa bio impone attività che favoriscono l’equilibrio del suolo attraverso l’utilizzo di fertilizzanti organici; per la produzione animale, le disposizioni riguardano la densità degli allevamenti, la qualità dei mangimi, la limitazione dei trattamenti farmacologici non strettamente necessari; per i prodotti trasformati, c’è un elenco limitato di additivi e coadiuvanti ammessi, condizioni stringenti per l’uso di ingredienti non biologici, divieto di OGM e derivati e molto altro.

Il sistema bio interviene, quindi, sui processi a monte, con misure che riducono la probabilità di impiego di determinate sostanze e rafforzano i meccanismi di tracciabilità, lasciando invariato l’obbligo, comune a tutti i prodotti, di rispetto delle norme generali sulla sicurezza alimentare.

In ogni caso, secondo lo studio dell’Università di Roma Tor Vergata, la Dieta Mediterranea Biologica Italiana (IMOD) ha dimostrato un effetto benefico potenziato sulla salute rispetto alla dieta equivalente con prodotti convenzionali, anche a parità di nutrienti. Questo effetto, attribuito alla maggiore qualità nutrizionale e all’assenza di residui di pesticidi, porta a una maggiore diversità microbica intestinale e a una riduzione dello stato infiammatorio sistemico


Il comparto nazionale

La struttura imprenditoriale biologica è costituita in larga misura da aziende agricole di dimensione medio-piccola, affiancate da imprese di trasformazione che operano nei settori delle farine e paste, dei prodotti da forno, delle conserve vegetali, dei lattiero-caseari, dei prodotti per l’infanzia, del vino e delle bevande. Le forme di aggregazione assumono particolare rilievo: organizzazioni di produttori, cooperative, consorzi di tutela e reti di imprese costituiscono strumenti di gestione collettiva della produzione, della trasformazione e della commercializzazione.

Il mercato interno, stimato in 3,96 miliardi di euro, presenta una distribuzione per canale nella quale la grande distribuzione organizzata detiene una quota prevalente, i negozi specializzati mantengono una funzione importante per determinati segmenti di consumatori, i discount incrementano l’offerta bio a marchio proprio e i canali online e la vendita diretta – compresi i gruppi di acquisto – sviluppano nuove modalità di accesso ai prodotti (ISMEA, rapporti sul consumo interno di prodotti biologici).

Le esportazioni di prodotti biologici italiani risultano particolarmente rilevanti per il vino certificato, che si colloca su fasce di mercato medio-alte, per l’olio extra vergine di oliva, per la pasta, per le conserve vegetali e per alcuni prodotti destinati all’alimentazione dell’infanzia. Le importazioni di materie prime biologiche consentono di colmare i deficit produttivi interni in comparti come cereali e semi oleosi e di alimentare catene di trasformazione che operano sia per il mercato interno sia per l’export (FiBL–IFOAM; ISMEA, studi sulla bilancia commerciale del bio).

Sul piano ambientale, il regolamento (UE) 2018/848 e la legge 23/2022 richiamano, fra i principi e gli obiettivi, la protezione del suolo, la conservazione della fertilità, la tutela della biodiversità e la gestione sostenibile delle risorse naturali (regolamento 2018/848, art. 4–5; legge 23/2022, art. 1–2).

Sul piano sociale ed economico, la produzione biologica può agevolare la permanenza delle aziende agricole in aree interne e montane, dove i vincoli naturali limitano talvolta le possibilità di agricoltura intensiva. La combinazione tra metodo bio, denominazioni di origine e circuiti turistici enogastronomici, in determinati contesti, offre opportunità di integrazione del reddito e di diversificazione delle attività aziendali.


Politiche europee per il biologico e strumenti nazionali di sostegno

Le politiche europee per agricoltura, pesca e acquacoltura attribuiscono al sistema di produzione biologico un ruolo definito: la Politica agricola comune (PAC) 2023–2027 include la produzione biologica tra le pratiche che contribuiscono al raggiungimento degli obiettivi climatici e ambientali, mentre il regolamento (UE) 2021/1139 istituisce il Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l’acquacoltura (FEAMPA) 2021–2027, che prevede misure volte a sostenere un’acquacoltura sostenibile, efficiente sotto il profilo delle risorse, innovativa e competitiva, comprese le forme di produzione biologica.

Le disposizioni del regolamento 2018/848 che riguardano gli animali acquatici e le alghe si intrecciano con gli obiettivi del FEAMPA, creando un quadro in cui il biologico rappresenta una delle modalità attraverso cui perseguire gli obiettivi ambientali della politica europea per la pesca e l’acquacoltura.

Gli strumenti nazionali di sostegno al biologico affiancano le misure europee. Il MASAF svolge attività di promozione e sostegno per il settore biologico, in particolare per le filiere agricole e dell’acquacoltura.

All’attuazione delle misure a sostegno del comparto collaborano con il Ministero diversi enti pubblici, tra cui Unioncamere e Borsa Merci Telematica Italiana (BMTI), con competenze di supporto tecnico alla realizzazione degli interventi.

Attraverso il Fondo per l’agricoltura biologica, istituito dalla legge 27 dicembre 2019, n. 160, il MASAF sostiene le forme di produzione agricola a ridotto impatto ambientale e promuove filiere e distretti di agricoltura biologica. In questo contesto, BMTI supporta il MASAF per la definizione, l’attuazione, l’istruttoria e il monitoraggio delle misure finanziate con il Fondo.

Con il Fondo per lo sviluppo della produzione biologica, previsto dalla legge 23/2022, il Ministero finanzia l’attuazione del Piano d’azione nazionale, la realizzazione e la gestione del marchio “Biologico italiano”, il piano sementi biologiche, programmi di ricerca e innovazione, iniziative di formazione e informazione. Il collegamento tra Fondo e Piano d’azione consente di definire, in una prospettiva pluriennale, priorità strategiche e criteri di intervento (legge 23/2022, art. 9).

La combinazione tra Fondo per l’agricoltura biologica, Fondo per lo sviluppo della produzione biologica, misure della PAC e del FEAMPA, insieme alle misure destinate all’agricoltura convenzionale in cui sono presenti premialità per attività connesse al biologico, compone un quadro di strumenti articolato, che richiede un elevato livello di coordinamento, sia in fase di programmazione sia nella fase attuativa e di monitoraggio.

Nel quadro ampio delle collaborazioni tra amministrazione centrale e sistema camerale, Unioncamere collabora con il MASAF per la definizione del regolamento d’uso del marchio nazionale “Biologico italiano”, previsto dall’articolo 6 della legge 23/2022, con compiti tecnici inerenti alla gestione delle procedure di concessione del marchio, nonché alle attività di informazione e assistenza alle imprese interessate all’utilizzo del marchio.

Inoltre, Il settore del biologico è un’area strategica per lo sviluppo sostenibile in Italia e l’acquacoltura biologica ne è un comparto chiave su cui il MASAF e BMTI stanno collaborando attivamente attraverso una duplice strategia per sostenere lo sviluppo del settore e valorizzarne i prodotti: da un lato, infatti, la strategia si concentra sul versante del mercato e del consumatore per l’individuazione di nuovi canali commerciali, dall’altro si focalizza sulle imprese, individuando soluzioni operative per superare le barriere alla conversione e supportando l’accesso a strumenti finanziari come il FEAMPA. L’azione congiunta del MASAF e BMTI tende a sostenere sia condizioni di mercato favorevoli sia la capacità delle imprese di cogliere nuove opportunità, rafforzando strutturalmente l’intera filiera biologica ittica.

Inoltre, BMTI è chiamata a svolgere compiti tecnici connessi alla raccolta, alla sistematizzazione e all’analisi dei dati economici e di mercato relativi ai prodotti ittici e di acquacoltura certificati biologici, nonché alle attività di supporto operativo per l’attuazione delle misure dedicate alla filiera ittica e acquicola biologica.

La posizione di BMTI, come società del sistema camerale, si inserisce in questo contesto di attribuzione, da parte del MASAF, di funzioni specifiche al sistema delle Camere di commercio e alle sue articolazioni operative. Gli accordi sottoscritti delineano un ruolo centrato sulla gestione tecnica di dati, procedure e strumenti informatici, sull’istruttoria delle domande e sul monitoraggio degli interventi, con particolare riferimento alle filiere biologiche agricole e all’acquacoltura biologica.

In conclusione, si può rilevare come sia l’apparato normativo che l’azione istituzionale si pongano nel solco della tutela e del sostegno alle aziende e al Made in Italy di qualità, in linea con gli ambiziosi obiettivi europei di incremento della SAU biologica al 25% entro il 2030. Attraverso strumenti di sostegno nazionali come il Fondo per l’agricoltura biologica e il Fondo per lo sviluppo della produzione biologica, in coordinamento con le politiche europee (PAC e FEAMPA), l’azione del MASAF supporta l’incremento delle produzioni e agevola la permanenza delle aziende nei territori (specialmente interni e montani).  In tale ambito, la collaborazione con il sistema camerale, in particolare con Unioncamere per la gestione del marchio “Biologico italiano” e con BMTI per l’istruttoria tecnica, il monitoraggio e la semplificazione amministrativa (anche nell’acquacoltura), si pone come strumento strategico e di connessione con il tessuto territoriale e imprenditoriale per facilitare la conversione al sistema biologico e garantire una gestione efficiente e trasparente degli strumenti di sostegno.

Giulio Montanari

Direttore Borsa Merci Telematica Italiana

Registrato al Tribunale di Roma il 19/09/2018, n. 155
Direttore: Roberto Serrentino

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