
Basta leggere i giornali, guardare un po’ di TV o, più semplicemente, passeggiare per le vie delle nostre città per essere, nostro malgrado, costantemente “aggiornati” su taluni spiacevoli episodi riguardanti la salute, ovvero su circostanze che disegnano un sistema sanitario nazionale non adeguatamente strutturato al fine di garantire un pronto intervento nei momenti di maggior bisogno.
Non è raro il caso di un’ambulanza che, imbottigliata nel traffico quotidiano, non riesca ad intervenire celermente nel tentativo di salvare una vita, magari quella di un padre di famiglia vittima di un incidente o di un improvviso attacco di cuore.
È chiaro che la distanza da percorrere, le condizioni meteorologiche o la momentanea indisponibilità di un mezzo possono incidere sul tempestivo arrivo dei soccorsi, ma il salvataggio di una vita non dovrebbe in alcun modo essere condizionato da tali fattori.
In quest’ambito si rileva, così, quantomai interessante il recente via libera da parte della Commissione Commercio di Roma Capitale, volto a modificare il regolamento di disciplina delle licenze per le attività di somministrazione, che vede coinvolti i locali di più ampia metratura (superiore ai 250 metri quadrati).
La proposta, in attesa di essere votata ed approvata in aula Consigliare, per essere quindi inserita nella più ampia delibera n. 35 del 2010 (Regolamento quadro sulle somministrazioni), ha l’obiettivo di rendere obbligatoria per taluni esercenti, in quanto dotati di una maggiore capacità reddituale, l’istallazione di un defibrillatore di ultima generazione.
Si verrebbe così a garantire un tempestivo intervento, considerato che l’uso del defibrillatore nei primi dieci minuti dall’attacco cardiaco può fare la differenza, venendosi a istituire un presidio, ovvero una sorta di pronto soccorso di prossimità all’interno dei locali più noti e più frequentati.
Nell’attuale formulazione la proposta mette a carico dei destinatari l’intero importo dell’apparecchiatura, stimabile in circa duemila euro, sottolineando come questo non deve intendersi come un peso economico, quanto piuttosto un vero e proprio atto di civiltà dal grande senso di responsabilità.
Sono peraltro allo studio delle formule per mitigarne l’impatto economico, magari con una possibile compensazione con i tributi locali, tra i quali la Tari o il canone di occupazione del suolo pubblico.
L’iniziativa ha quindi come obiettivo quello di installare negli esercizi all’interno del Comune di Roma fino a n. 1.800 defibrillatori, garantendo alla città una vasta e capillare ramificazione capace di mettere a disposizione di tutti un punto di pronto intervento, quanto mai prossimo.
Roma potrebbe essere esempio e, auspicabilmente, capofila di una serie di città che mirino ad assicurare un efficiente sistema di primo soccorso nell’interesse del bene comune.
È auspicabile che attraverso la più vasta diffusione dell’iniziativa si riesca a concretizzare una vera e propria cultura della rianimazione, capace di garantire un’azione tempestiva, prescindendo dagli ormai consueti “inconvenienti”, che si registrano spesso nelle grandi città come Roma.
In merito, Andrea Alemanni, Presidente della Commissione Commercio di Roma Capitale, intervistato da Romatoday, ha dichiarato come ci si trovi di fronte a “un provvedimento che fa capire quanto abbiamo a cuore le attività commerciali, e non è un gioco di parole, inserendo questa condizione per i ristoranti di grandi dimensioni, non solo abbiamo la possibilità di garantire un presidio a tutela della salute dei cittadini (…) ma facciamo capire anche come il tessuto imprenditoriale di questa città può essere coinvolto in politiche pubbliche di welfare”.
Non resta, quindi, che attendere fiduciosi, confidando tempi brevi per l’approvazione della proposta da parte del Consiglio Comunale Capitolino e che l’iniziativa venga a registrate una diffusa adesione da parte degli esercizi comunali, nella consapevolezza che fornire un punto di primo soccorso rappresenta non solo un segno di civiltà, ma anche di amore per il prossimo.