
Il quadro generale
Dopo un biennio caratterizzato da un progressivo allentamento delle pressioni inflative, l’escalation del conflitto nel Golfo Persico ha riportato l’inflazione al centro del dibattito economico e politico, riaccendendo i timori sulle ricadute macroeconomiche e sociali di una ripresa duratura della crescita dei prezzi al consumo. A settembre 2026, l’indice NIC ha segnato un’accelerazione al +4,2% su base annua, il livello più elevato da settembre 2023 (+5,3%), trainato quasi interamente dalla componente energetica. I beni energetici regolamentati – che includono le tariffe di elettricità e gas sul mercato tutelato – hanno registrato un aumento del +25,9% su base annua, mentre gli energetici non regolamentati (carburanti e utenze sul mercato libero) sono cresciuti del +22,2%.
Dal rialzo dell’energia alla tenuta del carrello della spesa
Nei primi mesi successivi allo scoppio del conflitto, il balzo dei prezzi energetici e in particolare dei carburanti non si è però trasferito ai beni del cosiddetto carrello della spesa, l’aggregato Istat che comprende prodotti alimentari, per la cura della casa e della persona e che pesa per circa il 20% sul totale del paniere utilizzato per il calcolo dell’indice NIC (Indice Nazionale dei Prezzi al Consumo per l’intera collettività). Ad agosto, la crescita annua del carrello della spesa si è attestata al +0,9% (dal +1% di luglio), inferiore al +3,3% dell’inflazione generale e in calo rispetto al +2,2% di marzo, mese successivo all’avvio del conflitto.
Grafico 1: Variazioni tendenziali dell’indice generale dei prezzi al consumo (NIC) e del carrello della spesa

Se si escludono gli aumenti registrati per alcune produzioni orticole, legati alle condizioni climatiche avverse che hanno interessato, in avvio d’anno, Sicilia, Sud della Spagna e Nord Africa, nel corso della primavera e dell’inizio dell’estate non si sono manifestate tensioni generalizzate al rialzo dei prezzi alimentari all’interno del carrello della spesa, in particolare per i beni lavorati. Ciò è avvenuto nonostante i rialzi del petrolio e dei costi energetici abbiano inciso anche su altri input produttivi utilizzati dalle imprese del settore agroalimentare: gasolio agricolo, fertilizzanti, materie prime per imballaggi e noli per il trasporto marittimo dei container. L’assenza di pressioni sui prezzi al consumo nell’alimentare è ulteriormente confermata dalla dinamica dei prezzi alla produzione dell’industria alimentare, che a luglio si è attestata su un -1,3% annuo, a fronte di un +7,8% complessivo per l’industria, trainato soprattutto dai rialzi della componente energetica sul mercato interno.
Le prime tensioni sui prodotti freschi
Con la fine dell’estate, lo scenario inflativo ha però mostrato i primi segnali di surriscaldamento, legati sia al prolungarsi delle tensioni nel Golfo Persico – con effetti su carburanti e logistica – sia all’impatto delle ondate di calore sui prezzi dei beni alimentari non lavorati, in particolare orticoli. Le temperature sopra la media stagionale registrate a luglio e agosto hanno ridotto le disponibilità di alcune produzioni orticole sul mercato nazionale, con ricadute sui prezzi. Queste dinamiche si sono rese visibili già ad agosto nei prezzi all’ingrosso: l’indice Unioncamere-BMTI degli ortaggi è cresciuto del +14% su base mensile e del +18% su base annua. A settembre, i rincari si sono ulteriormente accentuati su diversi prodotti orticoli con prezzi in alcuni casi doppi rispetto all’anno precedente: si tratta in questo caso di variazione riferite all’ingrosso e non direttamente ai prezzi al consumo; il loro significato, tuttavia, è rilevante, poiché la fase dell’ingrosso costituisce un passaggio intermedio della filiera e può fornire indicazioni anticipate sulle successive dinamiche al dettaglio.
E in effetti i forti rialzi rilevati all’ingrosso si sono ripercossi sui prezzi al consumo: i dati provvisori diffusi dall’Istat indicano a settembre un incremento su base mensile del +5,8% per gli ortaggi e tuberi, con la crescita annua passata dal +4% di agosto al +8,4%. Considerato che gli ortaggi pesano per circa il 10% sul carrello della spesa, il loro rincaro ha fornito un contributo visibile alla dinamica complessiva dell’aggregato, la cui crescita tendenziale è passata dal +0,9% di agosto al +1,7% di settembre.
Grafico 2: Variazioni tendenziali dell’indice generale dei prezzi al consumo dei beni alimentari

Il ruolo del sistema camerale per intercettare le tensioni e costruire scenari puntuali ed affidabili
La crescita finora contenuta del carrello della spesa suggerisce che il forte rincaro dell’energia – carburanti, gas ed energia elettrica – non si sia ancora trasferito in modo generalizzato sui prezzi di alimentari e altri beni di consumo quotidiano. Le tensioni osservate di recente nella componente alimentare hanno riguardato soprattutto i prodotti freschi, in particolare gli orticoli, confermando la loro elevata sensibilità agli shock climatici e logistici. In questo contesto, non è escluso che i rincari sui prodotti freschi possano mantenersi nei prossimi mesi, in funzione dell’andamento delle condizioni meteorologiche e delle disponibilità di prodotto che saranno presenti sul mercato. Al tempo stesso, qualora il conflitto in Medio Oriente e nel Mar Nero dovesse prolungarsi, con effetti persistenti su carburanti, trasporti e costi di approvvigionamento, non si può escludere che i rialzi possano estendersi anche agli alimentari lavorati, finora esclusi da spinte inflative e caratterizzati da una crescita annua che, da aprile scorso, si è mantenuta sotto la soglia dell’1%. Lo scenario che sembra profilarsi per i prossimi mesi accentua dunque l’importanza del monitoraggio delle dinamiche dei prezzi anche nella fase dell’ingrosso, presidio storico e istituzionale delle Camere di commercio e di BMTI. In questo quadro il sistema camerale può svolgere un ruolo rilevante nel seguire e anticipare l’evoluzione dei prezzi al consumo, grazie a un monitoraggio continuo e capillare lungo l’intera filiera agroalimentare, che consente di rilevare tempestivamente le tensioni emergenti nelle diverse fasi di scambio e di offrire ai soggetti istituzionali strumenti di lettura integrata e aggiornata delle dinamiche di prezzo.