Educare alla responsabilità, un investimento per il bene comune

La COP27 si è conclusa da poche settimane, tra le polemiche sugli scarsi risultati raggiunti e quelle sulla prossima COP28. Il tema chiave è stato sulla responsabilità: chi paga per i danni ambientali? Cosa ci impegniamo a fare per rimediare? In ultima analisi, il cuore di questa conferenza ha riguardato la responsabilità.

La responsabilità è un concetto non semplice da decifrare e dalle sfumature più varie. Nel 1961, tre mesi dopo l’inizio del processo in Israele al gerarca nazista Adolf Eichmann, lo psicologo Stanley Milgram avviò un esperimento (descritto in Obedience to Authority, Harper Collins, 1974) volto a comprendere quale fosse il comportamento degli individui di fronte a ordini che venivano loro impartiti, senza possibilità di negoziarli. L’avvio del processo a Eichmann diede a Milgram lo spunto per interrogarsi se il gerarca fosse davvero l’incarnazione del male oppure se, avendo ricevuto degli ordini, li avesse eseguiti in qualche modo sentendosi meno responsabile del piano ideato da altri.

L’esperimento prevedeva due figure, l’insegnante e lo studente, dove l’insegnante doveva elencare delle coppie di parole e lo studente, legato a una sedia con degli elettrodi, veniva messo alla prova sulla sua capacità di ricordare la seconda parola di ciascuna coppia. Ogni volta che commetteva un errore, l’insegnante doveva tirare una leva per amministrare una scarica elettrica. Le persone nel gruppo degli insegnanti erano individui ordinari ignari del vero scopo dell’esperimento, mentre gli studenti erano in realtà degli attori che avrebbero dovuto simulare una reazione allo shock elettrico, che tuttavia non ricevevano davvero. Quando l’attore/studente si mostrava sofferente e persino con le convulsioni, l’insegnante inevitabilmente chiedeva al soggetto che conduceva l’esperimento se fosse possibile interromperlo per alleviare le sofferenze dello studente, ma questi insisteva che dovesse continuare fino alla fine in ogni caso. Benché con esitazioni, il 65% degli insegnanti ha proseguito fino ad amministrare la scarica elettrica a massimo voltaggio.

Tuttavia, un esperimento simile condotto sui macachi ha portato risultati opposti: la maggior parte dei macachi si rifiutava di operare un dispositivo per assicurare il cibo per sé se questo causava uno shock elettrico ad altre scimmie.

Il fil rouge di entrambi gli esperimenti riguarda proprio la responsabilità e la domanda è lecita: come reagiremmo se ci venissero dati degli ordini, anche se siamo dubbiosi delle loro conseguenze? Ci sentiremmo responsabili anche se il nostro ruolo è solo quello di meri esecutori? Come reagiamo quando vediamo le conseguenze delle nostre azioni sugli altri?

La risposta a queste domande è complessa e non univoca, oltre che soggettiva. Ma nel mondo della formazione, ritengo prioritario che i nostri ragazzi ricevano gli strumenti per poter camminare con consapevolezza. Non dobbiamo indicare la strada, ma dare loro una bussola per decidere come indirizzare i loro passi. Occorre insegnare ai giovani a sviluppare un senso di responsabilità verso l’ambiente e verso il prossimo. Educare alla responsabilità significa insegnare ai giovani a pensare alle conseguenze delle loro azioni, a prendere decisioni consapevoli e a considerare gli effetti delle loro azioni sugli altri. Significa anche insegnare loro a riconoscere e ad assumersi le proprie responsabilità, anche quando ciò significa ammettere di aver commesso un errore. Inoltre, educare alla responsabilità significa anche insegnare ai giovani a essere attivi e partecipi nella società, a lavorare per il bene comune e a diventare cittadini globali consapevoli e impegnati. Significa anche incoraggiare loro a prendere posizione e a lottare per ciò in cui credono, a essere attivi nella loro comunità e a lavorare per il cambiamento sociale. Nel mondo attuale, in cui i problemi ambientali e sociali sono sempre più pressanti, è più importante che mai che i giovani siano educati alla responsabilità. Solo così potranno diventare cittadini attivi e partecipi, in grado di fare la differenza nella lotta per un mondo migliore e più sostenibile. La responsabilità è un concetto chiave per la costruzione di un futuro migliore e dobbiamo fare tutto il possibile per educare i giovani a diventare responsabili e attivi cittadini del mondo.

In un’epoca ricca di sfide come quella che stiamo vivendo, dove la formazione avviene attraverso canali e occasioni diversi e variegati, credo che sia venuto il momento di investire sulla conoscenza senza tempo. Quella che forma persone di integrità, responsabili, consapevoli del loro ruolo all’interno di una collettività e non come atomi. Persone che diventeranno professionisti che porteranno nel loro lavoro i valori morali che hanno assorbito, che avranno la bussola sempre in tasca.

La responsabilità, in fondo, cosa è se non questo?

Giovanni Lo Storto

Direttore Generale dell’Università Luiss Guido Carli