
Il 2026 verrà ricordato come uno degli anni più turbolenti per il Medio Oriente.
Il conflitto tra Iran, Israele e Stati Uniti, scoppiato a fine febbraio, ha scosso l’intera regione, colpendo infrastrutture strategiche e mettendo sotto pressione lo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il petrolio e il gas mondiali. In un contesto simile, la reazione istintiva di molti investitori è la prudenza. Eppure, guardando ai dati e alle scelte strategiche di Riad, la conclusione a cui arriviamo in MSDESK – SAUDI ITALIAN BUSINESS CHAMBER ASSOCIATION è opposta: è proprio ora che investire in Arabia Saudita ha il massimo senso.
Nonostante l’instabilità regionale, il Public Investment Fund ha approvato ad aprile la strategia 2026-2030, con focus su turismo, manifattura avanzata, logistica e NEOM, e nel secondo trimestre del 2026 sono state rilasciate oltre 9.000 nuove licenze di investimento, in crescita di oltre il 250% su base annua, mentre gli investimenti diretti esteri hanno superato i 1.100 miliardi di Riyal, più del doppio rispetto al 2017.
Mentre altri Paesi della regione rallentano le decisioni, Riad continua a seguire la Vision 2030 con disciplina, consolidando settori non petroliferi, tecnologia, intelligenza artificiale e infrastrutture. Paradossalmente, l’instabilità regionale sta rafforzando il ruolo dell’Arabia Saudita come polo di stabilità nel Golfo: il Regno ospita tavoli diplomatici arabi e islamici per gestire la crisi, mantiene relazioni pragmatiche con Washington e attrae capitali che cercano un ancoraggio solido in una regione altrimenti frammentata.
La debolezza dell’Iran, ridimensionato dagli scontri, sta ridisegnando gli equilibri di potere a vantaggio di Riad, che si propone come riferimento politico ed economico del mondo arabo. Per un investitore questo significa un’opportunità doppia: entrare su asset e progetti infrastrutturali in una fase in cui la percezione del rischio tiene ancora bassi molti prezzi, e posizionarsi in anticipo rispetto a un consolidamento che rafforzerà il peso saudita nella regione. Tra i settori più interessanti vi sono: la logistica e lo shipping, dato che la crisi di Hormuz e del Mar Rosso rende strategici i corridoi alternativi e i porti sauditi; l’energia, dove il Regno resta il principale produttore mondiale e diversifica verso idrogeno e rinnovabili; l’intelligenza artificiale e i data center, con investimenti per centinaia di miliardi di dollari con gli Stati Uniti; e il turismo, con Expo 2030 e i Mondiali di calcio 2034 che guidano investimenti infrastrutturali di lungo periodo. Investire in un momento di crisi richiede metodo, non timore.
L’Arabia Saudita dimostra una resilienza istituzionale ed economica che pochi Paesi della regione possono vantare, e chi saprà muoversi ora, con partner locali solidi e comprensione del contesto regolatorio, si troverà nella posizione migliore quando la fase più acuta della crisi rientrerà.
MSDESK affianca imprese e investitori italiani nell’ingresso nei mercati del Golfo, convinta che il momento per farlo sia adesso, valutata, altresì, l’alta considerazione che i Sauditi hanno delle imprese italiane e la grande affinità che esiste fra i due popoli.