Un cambio di passo nella giustizia tributaria

Lo scorso 14 novembre si è insediato il nuovo Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria che ho l’onore di presiedere. Senza nulla volere togliere alle precedenti consiliature, il nuovo Consiglio avrà davanti a sé sfide molto importanti e complesse, visto che la giustizia tributaria, molto più di quella civile e penale, è destinataria di un’ampia riforma sia dal punto di vista procedurale che ordinamentale.
Il nostro sistema tributario è infatti oggetto in questo periodo di profondi cambiamenti finalizzati ad instaurare, com’è stato sottolineato anche dal Presidente del Consiglio dei ministri in occasione della recente conferenza stampa di inizio anno, un “rapporto di fiducia” tra fisco e contribuente.
In tale prospettiva sono numerosi i temi affrontati dall’ultima legge delega di riforma fiscale. Si pensi, ad esempio, alla certezza del diritto, alla riforma dello statuto del contribuente e dei singoli tributi, alla rivisitazione dei procedimenti tributari e del contenzioso.
Su questo aspetto è importante sottolineare la completa informatizzazione del processo tributario, con l’introduzione di una serie di modifiche funzionali alla integrale digitalizzazione del sistema. In particolare, si è rafforzato l’utilizzo delle modalità telematiche nella gestione del processo, prevedendo che tutte le comunicazioni siano effettuate tramite PEC e le notifiche e i depositi di tutti gli atti avvengano solo telematicamente. Senza dimenticare, inoltre, le modifiche già introdotte riguardo l’istruttoria e, soprattutto, riguardo l’onere della prova e la testimonianza, iniziative tutte volte a rendere reale il contraddittorio e a garantire la “parità delle armi” tra agenzie fiscali e contribuenti, in attuazione del principio del giusto processo.
Venendo poi, alla legge 130 del 2022, inserita negli obiettivi prioritari previsti dal Pnrr negoziato con l’Unione europea, è acclarato come abbia modificato completamente l’assetto della giustizia tributaria, con l’introduzione del giudice tributario professionale e assunto per concorso pubblico, aprendo finalmente la strada alla “quinta” giurisdizione e sancendo la pari dignità della tributaria rispetto alle altre giurisdizioni.
Si è trattato di un cambiamento epocale destinato a mutare in radice l’approccio con il cittadino-contribuente e che necessita di una delicata fase di transizione, fino all’entrata a regime.
È indubbio che il giudice tributario debba avere conoscenze estranee a quelle previste per le altre giurisdizioni. La complessità della materia trattata e la sua estrema specificità necessitano di un giudice quanto mai preparato e aggiornato professionalmente.
In tale contesto è di tutta evidenza che il ruolo del Cpgt sul punto sarà quanto mai importante proprio al fine di consentire la piena realizzazione della riforma che ha come priorità, non dimentichiamolo, quella di dare al Paese una giustizia tributaria all’altezza dell’elevato compito che la società le impone e, come appena ricordato, nella prospettiva del rinnovato rapporto tra fisco e contribuente. Fra le nuove competenza del Consiglio, vi è la gestione della Scuola della magistratura tributaria, un istituto di formazione che, al pari di ciò che accade nelle altre giurisdizioni, dovrà curare l’aggiornamento professionale dei giudici tributari attraverso l’organizzazione di corsi di formazione continua. Il bisogno del cittadino di recuperare un rapporto di fiducia con il fisco, sempre più impellente, si potrà realizzare a mio avviso soltanto attraverso una giustizia tributaria preparata ed in grado di raccogliere la sfida dettata dai mutamenti socio-economici che stiamo attraversando.
I giudici tributari, in questi anni talvolta oggetto di critiche ingenerose, per oltre il 60 percento appartengono oggi alle varie magistrature (ci sono consiglieri di Cassazione, giudici del Consiglio di Stato, ecc.). La restante percentuale è formata invece da validi professionisti. Nell’attuale fase transitoria, in attesa del primo concorso su cui l’attenzione del Cpgt sarà massima, si dovrà cercare di valorizzarne sempre di più le loro indubbie professionalità acquisite e valutare anche la possibilità di modalità agevolate per l’ingresso nella magistratura professionale.
Purtroppo, la parte della riforma relativa al transito dei magistrati dalle altre giurisdizioni non è andata come ci si aspettava, con meno di un quarto dei posti che sono stati coperti. Alcuni incentivi erano stati previsti ma è evidente che per un magistrato passare da una giurisdizione all’altra è un evento da ponderare con molta attenzione anche perché, se uno si trova bene nella sua giurisdizione perché mai dovrebbe cambiare? Ad ogni buon conto, a breve, i primi 22 magistrati professionali, che hanno optato per il transito, prenderanno servizio, dando inizio ad una nuova stagione per la giustizia tributaria.
Per questo, nei prossimi mesi il ruolo del Consiglio di Presidenza, sarà di vigilare e consentire che qualità ed efficienza della giustizia tributaria continuino ad essere assicurate e garantite, sempre nel rispetto del principio di ragionevole durata del processo costituzionalmente garantito.
Posso dire che il Cpgt è al lavoro 24 ore su 24 per attuare la riforma. Appena entrata in vigore la legge, ci si è resi subito conto delle innumerevoli criticità nella sua applicazione pratica, come la repentina cessazione dal servizio a 70 anni per i giudici, che avrebbe determinato a gennaio del 2023 la chiusura di tante Corti di giustizia tributaria per la loro mancanza. Il primo atto dell’attuale Governo fu quello, allora, di prorogare di almeno un anno con il decreto legge Milleproroghe 2022 i termini di pensionamento dei giudici tributari più anziani di età anagrafica, parecchi dei quali in ruoli direttivi o semidirettivi, criticità evidenziata da subito anche da questo Consiglio che si è fatto portavoce di una nuova richiesta di slittamento recepita e replicata con il Milleproroghe 2023. Permettetemi a tal riguardo di ringraziare il Viceministro dell’Economia Maurizio Leo per la sensibilità dimostrata nell’accogliere le istanze del Cpgt.
A parte ciò, un aspetto sul quale si è registrata minore ponderazione attiene alla riduzione dell’organico dei giudici a 596 unità senza aver effettuato preventivamente uno studio dei flussi e dei carichi di lavoro nel medio e lungo periodo al fine di soppesare le effettive esigenze di organico delle Corti di giustizia. Vorrei ricordare che l’assetto ordinamentale e la pianta organica della giustizia tributaria, 103 Corti provinciali e 559 sezioni, 21 Corti regionali, ulteriori 15 sedi distaccate con complessive 209 sezioni, è ferma ad una ventina di anni fa. E questo della revisione della geografia giudiziale è un altro tema da affrontare con particolare attenzione, coniugando i dati statistici sul contenzioso, le esigenze di efficienza ed efficientamento, le specificità e particolarità del contenzioso ed il principio della giustizia di prossimità.
Prima di concludere, vorrei porre nuovamente l’attenzione su un tema a cui tengo moltissimo: il concorso. Nei prossimi mesi verrà bandito il primo concorso per magistrato tributario per un numero di 145 posti, aperto a laureati in giurisprudenza ed economia e commercio. Serve fare tesoro di ciò che accade nei concorsi delle altre giurisdizioni, ad iniziare da quella ordinaria, dove son ben note le difficoltà per riuscire a coprire i posti banditi, difficoltà che non potranno non esserci anche nel concorso per giudice tributario. E allora posso assicurare che l’impegno del Cpgt per quanto riguarda la procedura di reclutamento sarà massimo, perché occorre fare bene e fare in fretta. Partire con il piede giusto è di vitale importanza per dare giusto riconoscimento e dignità alla giustizia tributaria che, se in passato più volte è stata ingenerosamente considerata la Cenerentola rispetto alle altre giurisdizioni, ora deve riaffermare con forza il suo ruolo, che è quello di amministrare miliardi di Pil, di essere al centro del rapporto tra Stato impositore e cittadini ed imprese e tutto questo, non può che trovare il suo baluardo in un giudice terzo, indipendente, professionale e di cui l’Organo di autogoverno dovrà farsi garante.