Perché sì al Ponte sullo Stretto di Messina

Penso che tra una decina d’anni qualche sedicente politico ci proporrà non più il Ponte di Messina e nemmeno un fantomatico tunnel, ma i droni o qualche altra sciocchezza del genere per il trasporto di persone e cose da una costa all’altra. Certo non potrebbe fare altro, dopo avere sfruttato sino all’ultimo grammo il proprio consenso elettorale e aver favorito qualche elettore con semplici “trazzere”, o riparazioni di viuzze con l’elemosina di piccoli appalti. Si sarebbe sentito in difetto, se non avesse dato almeno un piccolo assaggio del BEN ALTRO che si sarebbe dovuto fare al posto del Ponte sullo stretto di Messina. Doveva pure dare una qualche risposta a quegli scalmanati creduloni, convinti che se avessero impedito la costruzione del Ponte sarebbero nate per incanto tutte le altre infrastrutture necessarie all’economia siciliana ed a tutto il Sud Italia, il BEN ALTRO appunto! Mentre, bloccando l’uno e l’altro, si sono favorite solo le diverse aree del Paese.
La verità è che senza il Ponte non cresce il sud “realmente“ e senza la crescita del sud non cresce l’Italia altrettanto “realmente“. E senza l’ipocrisia imperante di chi continua solo per prenderci in giro a ripetere che bisogna far crescere il Sud per far ripartire il nostro Paese. E come? Destinando al Sud meno di un terzo delle risorse per infrastrutture? Aspettando da decenni che la TAV scenda attraverso la Calabria in Sicilia? Aspettando che le strade Palermo-Agrigento, Caltanissetta-Agrigento, Catania-Siracusa, S. Stefano-Gela, già finanziate e appaltate nel 2001, vengano finalmente completate? O la TAV Palermo-Catania-Messina, o quella tra Palermo-Aeroporto di Punta Raisi-Trapani? Solo per queste opere essenziali stiamo aspettando da vent’anni. E per fare un piccolo viadotto sulla Palermo-Catania abbiamo aspettato cinque anni. A Genova meno di due. E c’è ancora chi si illude che bloccando il Ponte per incanto nascano tutte queste infrastrutture? Non sono bastati tutti questi anni di prese in giro? Il Governo Berlusconi le aveva avviate (quasi tutte) già nel 2001 e riprese nel 2008. Poi il nulla. Anzi, peggio! I lavori per il Ponte erano già iniziati e si erano spesi un miliardo e duecentocinquanta milioni di euro quando il Governo Monti decise di annullare tutto, restando per altro obbligato a pagare pesanti penali.
Ma i sedicenti “BEN ALTRISTI“, sì quelli che vogliono il ben altro al posto del Ponte, sanno che il ministro dell’Ambiente dell’epoca giustificò l’annullamento del Ponte perché altrimenti gli uccelli sarebbero andati a sbatterci sopra? Come se gli uccelli fossero più sprovveduti di lui!!! Ma forse non sapeva che altro inventare per giustificare una decisione così scellerata.
La Comunità Europea ha inserito il Ponte nel corridoio strategico Helsinki-La Valletta. Forse più e meglio dei nostri sedicenti politici hanno valutato il ruolo essenziale della Sicilia nei rapporti Nord-Sud e Est-Ovest e i benefici che ne potrebbero derivare a tutta l‘Europa.
Ma non è abbastanza? Vogliamo continuare a farci prendere in giro? Vogliamo accontentarci ancora di promesse in mala fede? Vogliamo ancora vedere tutti i progetti, certamente utili, per il centro-nord realizzarsi e quelli per il centro-sud lasciati in un’attesa senza fine?
Ci propongono il tunnel. Nella zona a più elevato rischio sismico d’Europa. Ma basta! Così tra qualche anno ci diranno che studi “molto approfonditi“ ne hanno definito l’irrealizzabilità. Cioè quanto si sa già da trent’anni! E ricominciamo di nuovo. Tanto chi se ne importa: i Siciliani aspettano e si accontentano del BEN ALTRO: sì di qualche “trazzera” per qualche appalto da quattro soldi.
Ed allora vogliamo provare a cambiare registro? E se proponessimo di inserire nel piano di utilizzo del recovery fund il Ponte? E se invitassimo tutti i parlamentari del centro-sud a votarlo? Sarebbe troppo, o troppo bello? Comunque sarebbe un modo efficace e trasparente per sapere chi è in buona fede e chi no.
Io ci proverei. E voi?