Lo sport ha preso per mano l’Italia

Lo sport italiano ha vissuto e sta vivendo una splendida estate, pur in una situazione mondiale ancora complessa per la pandemia che dai primi mesi del 2020 ha determinato e sta determinando cambiamenti epocali a tutti i livelli.
Dalla finale di Wimbledon con Matteo Berrettini, al successo della Nazionale di calcio italiana agli Europei 2020, dalle Olimpiadi alla Paralimpiadi e per ultimo al successo della Nazionale femminile di volley agli Europei, il Paese ha vissuto insieme agli atleti, ai tecnici e ai dirigenti momenti indimenticabili, che non possono essere lasciati alla sola sfera di risultati sportivi di eccellenza.
Forza di volontà, dedizione, spirito di sacrificio, capacità di fare squadra, integrazione realizzata in modo naturale, hanno costituito valori fondamentali che lo sport ha trasferito in questa magica estate a tutto il Paese ed anche alla politica, che dovrebbe trarre occasione di riflessione dai successi sportivi e dall’immagine del Paese Italia che lo sport ha saputo esportare in tutto il mondo.
Nonostante i forti vincoli infrastrutturali tutt’ora esistenti, la fiducia nel futuro del mondo sportivo e la concentrazione sugli obiettivi hanno trasmesso l’immagine di un’Italia che ha voglia di cambiare, che sa fare sistema, che conosce il valore dell’organizzazione e della disciplina. Lo sport ha saputo cogliere ed anticipare il cambiamento del Paese in termini di multietnicità e ciò a prescindere dal dibattito che ha diviso le forze politiche dopo i successi Olimpici sullo ius soli.
Professionalità, entusiasmo e passione hanno contrassegnato il ruolo della dirigenza sportiva, che ha svolto un ruolo importante nei successi dei nostri atleti e dei nostri tecnici pur non scendendo in campo.
Alle difficoltà generate dalla pandemia il mondo sportivo ha reagito con orgoglio e capacità. Il regolare svolgimento dei Campionati Europei e delle Olimpiadi e Paralimpiadi – pur in un contesto doverosamente sobrio e contrassegnato da tanti vincoli – hanno costituto già di per sé un successo della dirigenza sportiva.
Certamente ogni successo è accompagnato da una fenomenologia comunicazionale diversa.
Il successo della Nazionale Italiana di calcio è un brivido collettivo che ha generato entusiasmo e partecipazione popolare.
I successi dei nostri atleti alle Olimpiadi e alle Paralimpiadi costituiscono per ognuno di noi una scossa personale, un momento di riflessione sul fatto che si può credere nei sogni, che non esistono preclusioni e divieti, che si può arrivare al successo e si può primeggiare dopo gravi infortuni e dopo percorsi familiari e personali complessi.
Lo sport in questa estate ha preso per mano il Paese.
Lo sforzo di piccole e medie imprese ferite che ripartono, la crescita del PIL, l’attenzione ad utilizzare professionalmente le risorse del PNRR provenienti dall’Unione Europea trasferiscono l’impegno di tanta parte del popolo italiano a vivere la ripartenza come un progetto nuovo, che superi i riti del passato e che ci proietti verso un Paese migliore.
La politica – che senza dubbio ha tante priorità in questo momento – aiuti lo sport investendo sul rapporto tra scuola e sport, ristrutturando le scuole anche sul versante impiantistico, favorendo la riapertura in sicurezza delle palestre, accompagnando sempre in sicurezza i tifosi a partecipare negli stadi e comprendendo che tanti bilanci di società sportive sono al collasso per gli effetti della pandemia e che occorre intervenire in maniera adeguata, tenendo presente che lo sport è fortemente a credito nel dare/avere nei confronti dello Stato.
L’estate dello sport italiano è anche l’estate delle donne dello sport italiano che hanno conseguito fondamentali successi, testimoniando a livello di impegni, sacrifici e risultati un ruolo sempre crescente e la voglia di cambiamento e di miglioramento.
Il messaggio dello sport Paralimpico è stato un messaggio di straordinaria importanza in un’Italia che non è il Paese più avanzato al mondo per la qualità della vita dei disabili non solo per il mancato superamento delle barriere architettoniche in tante realtà nel nostro Paese, ma per le barriere sociali che ancora si frappongono alla piena realizzazione delle persone con disabilità nella società nella quale viviamo.
È un messaggio – quello delle Paralimpiadi e dello strepitoso risultato delle atlete e degli atleti italiani – per un Paese più equo, più democratico, più giusto. Per un welfare attivo che porti sempre maggiore dignità per un percorso di recupero anche attraverso lo sport.
Se pensiamo che una scuola su tre è accessibile a chi ha disabilità motorie, se pensiamo ai tanti milioni di italiani portatori di disabilità, comprendiamo l’importanza di un impegno e di un messaggio. Lo sport è più avanti della società civile e racconta straordinarie storie umane di resilienza e di coraggio.
Lo sport come modello di autoemancipazione delle nuove generazioni è inclusivo e meritocratico. La politica ne riconosca sempre più i valori a cominciare dalla nostra Costituzione.
Occorre l’impegno di tutti quanti noi perché anche nell’economia e nella politica si abbia la capacità di individuare la strada giusta per riprendere la marcia.