La presenza italiana in Brasile e l’emergenza Covid-19

Il Brasile è un interlocutore strategico dell’Italia. È il colosso del continente centro-sud americano, un “hub” agro-alimentare mondiale, ricco di materie prime, con 217 milioni di abitanti ed una superficie pari a due volte l’UE. La componente cattolica della società, pur in costante discesa negli ultimi decenni, è pari al 51% della popolazione, mentre di pari passo è cresciuta quella evangelica, arrivata al 31%.
Gli italo-brasiliani sono stimati in circa 30 milioni, la più grande collettività al mondo. La nostra emigrazione nel Paese assunse un carattere significativo a partire dagli anni 1870, e fra il 1880 ed il 1904 rappresentò il 57,4 % del totale degli immigrati in Brasile. Le prime ondate provenivano dal settentrione italiano, soprattutto dal Veneto, e si insediarono nel sud, in aree forestali, convertendole in terreni coltivati (oggi molto vino e spumante) ed insediamenti urbani. Flussi successivi, soprattutto dal meridione italiano, si fermarono nelle piantagioni del caffè. Nessuno ebbe vita facile, anzi, ma tutti furono protagonisti dello sviluppo rurale e della rapida crescita di città, fra cui San Paolo. Gli italiani diventarono piccoli proprietari terrieri, commercianti e fornitori di servizi.
La città di San Paolo è il motore economico-finanziario del Paese e lo stato di San Paolo contribuisce con il 40% circa al PIL (26 stati ed il Distretto Federale con Brasilia capitale).
I componenti della nostra comunità sono ovunque, anche nelle zone più remote (ad es. in Amazzonia), e sono classe dirigente, spina dorsale del settore produttivo, conoscitori della lingua italiana, estimatori della nostra cultura. Non vi è settore, a partire dai vertici istituzionali e politici federali, statali e comunali, e dell’amministrazione, nonché in tutte le componenti della società, che non abbia discendenze italiane; spesso, con fierezza, la doppia cittadinanza; a volte una qualche conoscenza della nostra lingua o di sue forme dialettali legate a tradizioni familiari migratorie. Una presenza di italianità impressionante.
La nostra cultura, nel senso più ampio del termine, è parte integrante di quella brasiliana. Oltre 300 parole italiane sono entrate nel vocabolario portoghese-brasiliano. Il sistema giuridico brasiliano, come peraltro tutti i sistemi giuridici latino-americani, è stato improntato sul modello del diritto romano comune. Un altissimo diplomatico brasiliano mi ha detto recentemente “noi amiamo l’Italia, il Paese che ha inventato la bellezza”.
Non molti sanno che l’Ambasciata e la Residenza dell’Ambasciatore d’Italia a Brasilia, futurista capitale che ha celebrato il 21 aprile il 60°, inaugurata nel 1977, è un mirabile progetto di Pier Luigi Nervi, il quale non riuscì a vedere il completamento di quella che fu la sua ultima opera. Essa è considerata alla stregua di un monumento nazionale, una delle (molti dicono “la”) più acclamate Ambasciate della città, fra le più belle ed interessanti della rete diplomatica italiana nel mondo, meta di studi e visitatori.
Non potendo approfondire in questo breve e sintetico scritto singoli aspetti settoriali, mi limiterò a dire che le relazioni ItaliaBrasile hanno uno spettro di affinità e potenzialità straordinarie, che la rete diplomatico-consolare italiana in Brasile promuove costantemente, facendo sistema con i diversi rappresentanti ed organizzazioni della comunità italo-brasiliana, ricchezza inestimabile delle relazioni bilaterali. Abbiamo infatti, oltre all’Ambasciata, sei fra Consolati Generali e Consolati, una capillare rete di Rappresentanti consolari onorari, due Istituti Italiani di Cultura, un Ufficio ICE, ENIT, Banca d’Italia e SACE. Si tratta di una presenza tra le più articolate nel panorama delle strutture diplomatico-consolari italiane nel mondo, ma sempre migliorabile, ove si considerino gli spazi e le opportunità disponibili. È una questione di risorse che, come forse molti sanno, hanno sempre (sempre) trovato spazi particolarmente ristretti nel bilancio dello Stato, a differenza di tantissimi Paesi nostri concorrenti, anche medio-piccoli.
Le imprese italiane contribuiscono in modo rilevante all’economia brasiliana. Molte grandi società italiane sono tra le più importanti del Brasile. La caratteristica di tale presenza è nell’elevato stock di investimenti effettuati nel tempo. Il nostro recente censimento della presenza imprenditoriale italiana registra circa 1.000 filiali e stabilimenti produttivi di diritto brasiliano, alcune delle quali svolgono un ruolo di assoluta rilevanza, nell’economia locale, anche in termini occupazionali, ed in settori tecnologicamente strategici quali energia, telecomunicazioni, infrastrutture, industrie automobilistica e siderurgica. A tali società andrebbero aggiunte quelle, ben più difficilmente censibili, di proprietà di persone fisiche, cittadini italiani o doppi cittadini.
Il Brasile è aperto agli investitori stranieri e le imprese italiane possono offrire tecnologia, “know how” e le conoscenze di cui questo Paese ha bisogno. Estremamente consistente anche il piano delle privatizzazioni locali. Esiste un fortissimo interesse di grandi e medio-piccole società italiane ad investire, rafforzare e diversificare la propria presenza ed attività in Brasile. Quest’ultimo a sua volta è molto interessato a tale disponibilità, nell’ambito della nuova politica liberista che sta cercando di superare decenni di sfrenato protezionismo.
La pandemia del Covid-19 ha stravolto la vita di tutti. Dovremo vedere in quali condizioni ne uscirà (anche) il Brasile. Quale sarà l’ampiezza della contrazione del PIL? E le conseguenze sul settore economico-produttivo-finanziario? E le ferite politico-sociali, a seconda dell’andamento e dei danni che la pandemia provocherà?
Dall’inizio dell’emergenza sanitaria l’Ambasciata ed i Consolati si sono dedicati anima e corpo all’assistenza di quei connazionali, residenti in Italia, temporaneamente presenti, e sparpagliati, sull’immenso territorio brasiliano, che volevano rientrare. Sono state affrontate le situazioni più diverse, spesso difficili, come il reperimento e la spedizione di materiali strategici sanitari per l’Italia ed avventurosi recuperi ai confini con Bolivia e Perù; rimpatri di decine di studenti minorenni; navi in quarantena, con equipaggi e turisti da dover poi cercare di far ripartire; decessi; cancellazioni di tutte le tratte aeree dirette con l’Italia e gran parte dei collegamenti con l’Europa; adozioni in corso; risposte a richieste di aiuto di vario genere dall’Italia; lamentele (infondate) di qualche connazionale, con pretese che potremmo definire elegantemente “stravaganti”; l’organizzazione di voli speciali di rientro. La Rete diplomatico-consolare italiana in Brasile ha dimostrato solidità e professionalità, con encomiabile spirito di abnegazione.