Con i crediti di carbonio agroforestali combattiamo il cambiamento climatico

Sfamare il mondo riducendo l’impatto sul pianeta e le sue risorse, continuando a mantenere elevati standard qualitativi nelle produzioni. È questa la grande sfida che deve affrontare oggi l’agricoltura. Una sfida che l’Unione europea e l’Italia intendono affrontare da protagoniste. Le attività agricole e zootecniche vengono tradizionalmente viste come fonti significative di emissioni di gas serra. Sebbene ciò venga enfatizzato eccessivamente dal dibattito mediatico, spesso in modo sensazionalistico, il comparto agricolo in Italia – dati Ispra – è responsabile di appena il 7 per cento circa di tutte le emissioni di gas serra. Ciò, è bene ricordarlo, al fine di nutrirci: bisogno primario ed essenziale dell’Umanità.
In un’epoca caratterizzata da un’urgente necessità di affrontare il cambiamento climatico, l’agricoltura – da parte del problema – può svolgere un ruolo di primo piano nelle attività di mitigazione delle emissioni divenendone, in realtà, soluzione. Le buone pratiche agricole e agronomiche, l’agricoltura cosiddetta conservativa, la gestione sostenibile del pascolo, le innovazioni tecnologiche, l’agricoltura di precisione, la riforestazione e l’agroforestazione possono aumentare significativamente la quantità di carbonio assorbita e immagazzinata nel suolo e nella biomassa vegetale. Questo processo, noto come cattura del carbonio, è fondamentale per ridurre la concentrazione di CO2 nell’atmosfera promuovendo, al contempo, la biodiversità, la preservazione del suolo, la resilienza degli ecosistemi e combattendo la deforestazione.
Se molte pratiche sostenibili, negli anni, sono divenute condizione necessaria per l’ottenimento dei contributi legati alla PAC (Politica Agricola Comune), moltissime altre possono essere attuate dagli agricoltori che però, ad oggi, pagano lo scotto doppio di maggiori sforzi e inferiori rese produttive. Queste attività sostenibili, infatti, pur rappresentando un indubbio beneficio per il pianeta, sono oggi demandate al singolo agricoltore.
Sorge, dunque, la necessità di remunerarne gli sforzi e gli investimenti in tal senso. Sebbene la possibilità di generare titoli – i crediti di carbonio – è oggi, specie per la parte forestale, un’opportunità concreta per il comparto primario internazionale su base volontaria, diviene cruciale la sua regolamentazione sia per evitare possibili frodi o speculazioni sia per garantire che effettivamente quel singolo titolo non rappresenti una disdicevole pratica di greenwashing nonché per determinare in maniera chiara i criteri che portano alla sua effettiva certificazione.
Rendere ciò realtà, dando la giusta retribuzione agli agricoltori custodi dell’ambiente, incentivandoli e sostenendoli economicamente, è ciò che ci ha spinto durante la conversione in legge del decreto 13 del 24 febbraio 2023 concernente “Disposizioni urgenti per l’attuazione del PNRR, del Piano di Investimenti Complementari (PNC) nonché per l’attuazione delle politiche di coesione e della PAC”, ad istituire presso il CREA – Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria, il Registro pubblico dei crediti di carbonio generati su base volontaria del settore agroforestale nazionale.
Grazie alla determinazione e visione del presidente della commissione Agricoltura del Senato, Luca De Carlo, e del ministro Francesco Lollobrigida (Masaf) abbiamo in tal modo anticipato addirittura le disposizioni unionali in corso di discussione a Bruxelles, dando così uno strumento innovativo e precursore ai nostri agricoltori.
Diviene fondamentale, infatti, garantire che i crediti di carbonio agroforestali siano misurati e monitorati accuratamente. La verifica e la certificazione da parte di enti terzi sono essenziali per assicurare che la cattura del carbonio sia reale, permanente e aggiuntiva rispetto a ciò che sarebbe avvenuto senza l’intervento specifico. È questo che assicura la credibilità del mercato dei crediti di carbonio e rafforza la fiducia degli investitori e dei consumatori.
Pur contribuendo al raggiungimento degli obiettivi nazionali di assorbimento delle emissioni di gas a effetto serra contabilizzati dall’ISPRA – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale nell’ambito degli obblighi internazionali, i crediti che saranno inseriti nel registro CREA, su base volontaria rilevano esclusivamente per le pratiche aggiuntive di gestione sostenibile rispetto a quelle già previste dalla normativa europea e nazionale di settore.
Questa rivoluzionaria novità normativa per il comparto agricolo nazionale, introdotta con l’inizio della XIX Legislatura, è attesa ai nastri di partenza durante il 2024. Ora, infatti, Crea e Masaf sono al lavoro per la complessa opera di determinazione delle base-line delle attività agroforestali, su cui verranno poi calibrate e pesate le pratiche aggiuntive. Una volta definite, gli agricoltori potranno finalmente certificare quanto cruciale sia la propria attività nei campi, nei pascoli e nelle foreste non solo per portare sulle nostre tavole ogni giorno cibo di alta qualità ma anche per il futuro stesso del Pianeta.
In conclusione, infatti, i crediti di carbonio agroforestali rappresentano un ponte vitale tra la mitigazione del cambiamento climatico e lo sviluppo sostenibile. Attraverso l’incoraggiamento di pratiche agricole e forestali sostenibili, questi crediti offrono un percorso concreto per ridurre le emissioni globali di gas serra, migliorando nel contempo la salute degli ecosistemi e sostenendo le comunità rurali. La loro implementazione e gestione efficace sono quindi essenziali per un futuro più verde e sostenibile, dal punto di vista ambientale, economico e sociale.