Autonomie differenziate. Non c’è coerenza

Diventa sempre più noioso e stucchevole il dibattito sulle “cosiddette autonomie differenziate”. Non vedo sincerità e coerenze. Vedo solo pregiudizi e soluzioni semplicistiche per così dire a prescindere. La Costituzione del ‘48 con il suo intatto art. 5? Dubito che i protagonisti del dibattito odierno sappiano o ricordino cosa sia. La Legge costituzionale n. 2 del ‘48 (ovvero lo Statuto Siciliano)? Non credo faccia parte del loro bagaglio culturale. Altrimenti conoscerebbero le norme finanziarie che stanno alla base di quella Autonomia Speciale. La Legge costituzionale n. 3 del 2001 con il suo art. 10, che prevede le norme di salvaguardia per tutte le Regioni già Speciali con Autonomia già differenziata? Se conoscessero almeno queste norme il dibattito potrebbe essere sicuramente più utile. Primo, non si discuterebbe più irresponsabilmente di norme ordinarie che modificherebbero norme costituzionali. Secondo, si discuterebbe responsabilmente di come attuare definitivamente le norme relative agli Statuti Speciali già esistenti, prima anche soltanto di cominciare a pensare a nuove autonomie differenziate. Terzo, dovremmo tutti essere responsabilmente in grado di fare una valutazione di compatibilità finanziaria tenendo conto delle nuove e delle vecchie autonomie come prevede l’art. 10 della Legge costituzionale n. 3 del 2001. Poi, quarto, domandarsi possiamo farlo oggi? Ce lo possiamo permettere? Chiederci, in sostanza, dobbiamo continuare a promettere ciò che oggi è impossibile, solo per far crescere il consenso di una parte politica, o dobbiamo dire a tutti la verità?
Alla fine di questo percorso, semmai fosse realizzato, avremmo 5 più 3 Regioni “Speciali” e 12 con ciò che resta allo Stato per far fronte a tutte le loro esigenze. Se poi consideriamo che attualmente è previsto che solo il 34/% degli investimenti dovrebbe essere destinato al centro sud (ma in realtà è meno del 28%), come sarà possibile ridurre il gap che separa in due l’Italia? Una prospettiva inaccettabile.
Ho assistito a dibattiti surreali come quello sul ponte di Messina: un ministro sostenne nell’aula di Montecitorio che se fosse stato realizzato gli uccelli sarebbero andati a sbatterci contro. Forse pensava che gli uccelli fossero così stupidi. O quelli che saccentemente sostenevano che prima occorreva realizzare infrastrutture più urgenti: strade, autostrade, ferrovie veloci, etc. etc. ed infatti, dopo otto anni da quando è stato accantonato il progetto del ponte, tutte le infrastrutture promesse sono state realizzate!!!??? Forse la verità è che non si vogliono fare più investimenti nel centro sud e con la scusa del ponte non si fa più niente, né il ponte, né altro. E molti che sostengono queste sciocchezze in buona fede non si rendono conto di essere solo vittime inconsapevoli di un gioco molto più grande a favore del centro nord.
Ma si è sviluppata anche una inaccettabile diversità di trattamento nei confronti di Regioni del sud del nostro Paese. Ricordo bene quando andammo in delegazione (alcuni parlamentari siciliani) a chiedere all’Alitalia di equiparare le tariffe di trasporto delle merci e dei passeggeri a quelle della Sardegna e ci risposero: “Ma la Sardegna è un’isola”!!!
Certo è cambiato il clima politico ed anche i protagonisti e ben diverse furono le ragioni e tutte ampiamente condivise che portarono alla costituzione delle attuali Regioni Speciali. Ma tutto ha un limite e oggi il limite della ragione e del buon senso è stato ampiamente superato.
In conclusione, a me pare che dovremmo tutti spingere verso un dibattito serio e responsabile senza indulgere a imbonimenti elettoralistici per ingannare i cittadini meno informati e consapevoli.