Speciale legal community. Pavia e Ansaldo

Risponde Mario Di Giulio, partner Pavia e Ansaldo, banking & finance

Studi legali integrati, all’interno dei quali confluiscono professionalità diverse per un’assistenza globale a clienti sempre più esigenti con problematiche da trattare ancor più trasversali e interdisciplinari, sono oggi chiamati a considerare nella propria organizzazione anche la legal tech, cioè la consulenza legale volta ad affrontare tematiche di digital transformation e innovazione.
Il mercato legal tech in Italia è ancora ridotto e per lo più affidato a studi legali nella fase di start up che hanno nel loro business plan un’attenzione ai sistemi integrati digitali. L’assistenza full service dei grandi studi d’affari come Pavia e Ansaldo non potrà prescindere dall’utilizzo della legal tech. Penso ad esempio ai software di analisi dei documenti nell’ambito dell’attività di due diligence che delineano gli alert nell’operazione come verrebbe delineato in un red flag report di due diligence. Tuttavia, l’innovazione nell’assistenza legale non potrà prescindere dal lavoro del giurista e per tale ragione soltanto gli studi organizzati potranno avere le risorse per offrire sia i servizi di legal tech sia i professionisti migliori presenti sul mercato.

Considerati gli importanti costi di struttura, le minori vocazioni nello svolgere la professione di avvocato e la clientela sempre più sofisticata che, nella scelta di una legal firm, si indirizza verso quella più specializzata per la risposta al problema specifico, è ancora attuale il sistema dello studio “full service”, o può tornare in auge lo studio “boutique”, con minori competenze, ma altamente specializzato e qualificato per le più contenute materie che tratta (scelta di prodotto)?
Il mercato sembra stia in parte favorendo una terza via ovvero la super boutique specializzata e quindi uno studio legale incentrato su un’area del diritto presente in più città e in più Stati con dimensioni in termini di numero di professionisti ben al di là della classica e contenuta boutique italiana del professore universitario. Tuttavia, questo approccio può funzionare soltanto in alcune aree del diritto, come l’area del diritto tributario e dell’assistenza contabile, in quanto per l’assistenza alla grande impresa o alle imprese finanziarie (ma anche per le PMI) deve garantire l’analisi e quindi la previsione di tutte le possibili criticità nelle diverse aree del diritto. Classico esempio nel settore del real estate: l’assistenza per l’acquisto di un terreno per uno sviluppo immobiliare residenziale/commerciale necessita di expertise in ambito societario (costituzione della SPV e negoziazione degli accordi tra soci), fallimentare (in caso l’asset sia acquistato da una procedura e necessiti anche l’acquisto dei crediti secured), civile (acquisto dell’immobile) e finanche banking (l’area del real estate finance). Come potrà quindi uno studio boutique, seppur “super” competere con gli studi d’affari full service, anche solo per una classica operazione di M&A nel settore del Real Estate?

Innovazione, digitalizzazione, sostenibilità, intelligenza artificiale, tutti concetti cui non si può prescindere nel pensare alla legal identity del futuro.
Questi sono punti di attenzione di tutti gli operatori economici e quindi come tali anche gli avvocati non ne potranno prescindere. Coglierne anzi le opportunità potrà essere una chiave di successo.

La salvaguardia dell’istituto della prescrizione nel processo penale: una motivazione in più e diversa, rispetto a quanto ampiamente detto fino ad oggi da giuristi e operatori del diritto, da indirizzare al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede?
Le critiche sulla riforma, in parte corrette, devono valutare che la Giustizia rappresenta l’altra faccia della sicurezza per i cittadini in quanto, nel momento in cui non si arriva a una sentenza di condanna, la vittima non può che percepire ulteriore insicurezza. Lo Stato potrà affermare di aver fatto il proprio dovere quando la totalità dei responsabili dei reati, o almeno gran parte di essi, verrà condannata. Stando alle statistiche nazionali un quinto dei delitti di microcriminalità porta a incriminazioni. Ipotizziamo 20 possibili autori su 100 reati. Poi però c’è il processo dove più della metà vengono prosciolti o assolti. Laddove arriviamo a condanna, nell’8 o 9 per cento dei ​reati commessi, ecco gli indulti e le amnistie. Con le prescrizioni il numero decresce ulteriormente. Troppe situazioni rendono la vittima indifesa.
La riforma che interrompe la prescrizione con il deposito della sentenza di primo grado potrebbe quindi avere dei riscontri favorevoli, ma doveva essere ipotizzata nel più ampio disegno di riforma della giustizia penale con l’iniezione di nuove risorse e l’introduzione ad esempio anche in tale settore dell’uso nel processo delle nuove tecnologie che consenta una maggiore speditezza.

Quale riforma per il processo tributario? Ridurre da tre a due i gradi di giudizio (come vorrebbe il Presidente del Consiglio Conte)? Solo magistrati tributari togati, o mantenere la presenza dei professionisti nelle Commissioni Tributarie? E se la competenza passasse esclusivamente ai giudici della Corte dei Conti?
La giustizia tributaria è nota di essere tra le più celeri nell’ambito delle diverse giurisdizioni. La riforma quindi dovrebbe incentrarsi sull’efficienza in termini di specializzazione dei componenti delle commissioni tributarie provinciali e regionali. Quindi, ben venga una magistratura togata anche in tale area.

L’uso degli algoritmi nel processo civile: c’è spazio per una giustizia predittiva?
La giustizia preditiva potrebbe essere utilizzata, assumendo idonee cautele, per i sistemi alternativi di soluzione delle controversie e si potrebbe ipotizzare per i vari organi previsti per le controversie bancarie e finanziarie. Di certo sistemi di intelligenza artificiale potrebbero snellire i processi laddove utilizzati per processare documentazioni massive che di solito richiedono una notevole spendita di tempo.

Il Santo Padre, intervenendo a novembre 2019 al congresso mondiale dell’Associazione internazionale di diritto penale, ha detto: “Il principio di massimizzazione del profitto, isolato da ogni altra considerazione, conduce a un modello di esclusione che infierisce con violenza su coloro che patiscono nel presente i suoi costi sociali ed economici, mentre si condannano le generazioni future a pagarne i costi ambientali. La prima cosa che dovrebbero chiedersi i giuristi oggi è che cosa poter fare con il proprio sapere per contrastare questo fenomeno, che mette a rischio le istituzioni democratiche e lo stesso sviluppo dell’umanità”.
La ricerca della massimizzazione del profitto, a prescindere da ogni altro elemento, equivale all’idolatria del mercato da parte di politici e pensatori. Il giurista a mio avviso potrebbe affrontare questo tempo con a mente la parabola dei talenti, impegnandosi nella ricerca del profitto dei propri clienti, con uno sguardo tuttavia al buon investimento.

Diritto, giustizia e società. Tre concetti autonomi, intimamente connessi. Perché l’esigenza di dare rango costituzionale al giusto processo? Perché la necessità di sottolineare la ragionevole durata del processo?
Una carta costituzionale cerca di conciliare diverse esigenze; tutela dei diritti della persona, diritti dei lavoratori, principi di libertà. Una giustizia lenta è una non giustizia: dover porre l’accento sulla durata è in parte una sconfitta (la ragionevolezza della durata dovrebbe essere connessa di per sé nel concetto di giustizia). Non vedo però a cosa possa nuocere l’esplicitazione del concetto.