Speciale legal community. Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP

Risponde Giuseppe Scassellati-Sforzolini, partner Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP

Studi legali integrati, all’interno dei quali confluiscono professionalità diverse per un’assistenza globale a clienti sempre più esigenti con problematiche da trattare ancor più trasversali e interdisciplinari, sono oggi chiamati a considerare nella propria organizzazione anche la legal tech, cioè la consulenza legale volta ad affrontare tematiche di digital transformation e innovazione.
Data la base dei nostri clienti a livello globale, il nostro studio (Cleary Gottlieb Steen & Hamilton LLP) è molto attivo sulle tematiche giuridiche legate alla digital transformation, in particolare nell’ambito del fintech, cioè la tecnologia digitale applicata ai servizi finanziari che ha avuto un imponente sviluppo a partire dagli Stati Uniti e, questa volta a partire dall’Europa, nell’ambito della protezione dei dati personali, secondo il regolamento UE noto come GDPR.

Considerati gli importanti costi di struttura, le minori vocazioni nello svolgere la professione di avvocato e la clientela sempre più sofisticata che, nella scelta di una legal firm, si indirizza verso quella più specializzata per la risposta al problema specifico, è ancora attuale il sistema dello studio “full service”, o può tornare in auge lo studio “boutique”, con minori competenze, ma altamente specializzato e qualificato per le più contenute materie che tratta (scelta di prodotto)?
Entrambe le tipologie di studio (full service e boutique) possono continuare a coesistere in quanto rispondono a diverse esigenze dei clienti. Peraltro, nessuno studio può veramente dirsi “full service” in quanto, qualunque sia la dimensione è impossibile coprire con il medesimo livello qualitativo tutte le aree del diritto nelle principali giurisdizioni. Per converso, uno studio boutique necessiterà di cooperare in modo complementare con studi generalisti per fornire un miglior servizio al comune cliente. Ad esempio, ci capita spesso di assistere uno stesso cliente assieme ad una boutique di diritto penale societario.

Innovazione, digitalizzazione, sostenibilità, intelligenza artificiale, tutti concetti cui non si può prescindere nel pensare alla legal identity del futuro.
Digitalizzazione e intelligenza artificiale sono già strumenti di uso comune nella professione legale e nell’amministrazione della giustizia. La commissione per l’efficienza della giustizia del Consiglio d’Europa ha pubblicato interessanti documenti sulla cibergiustizia, tra cui una Carta Etica sull’uso dell’intelligenza artificiale (www.coe.int/en/web/cepej). Negli studi legali, è sempre più diffuso, ad esempio, l’utilizzo di programmi di e-discovery per catalogare ed analizzare grandi masse di documenti e si stanno sperimentando anche programmi per assistere nell’analisi e la redazione di documenti contrattuali. Il fattore umano resta comunque insostituibile, quantomeno con riguardo alle attività non ripetitive.

La salvaguardia dell’istituto della prescrizione nel processo penale: una motivazione in più e diversa, rispetto a quanto ampiamente detto fino ad oggi da giuristi e operatori del diritto, da indirizzare al Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede?
La battaglia contro la riforma della prescrizione condotta dall’avvocatura e da alcuni partiti di centro mi trova pienamente concorde. La riforma in senso restrittivo c’è già stata e sarebbe già sufficiente ad evitare rischi di impunità, se le strutture giudiziarie fossero più efficienti, in modo da compattare la durata dei processi. Inoltre, i termini per la conduzione delle indagini preliminari dovrebbero esser osservati più rigidamente e dovrebbe altresì essere previsto un termine tassativo tra conclusione delle indagini e richiesta di rinvio a giudizio.

Quale riforma per il processo tributario? Ridurre da tre a due i gradi di giudizio (come vorrebbe il Presidente del Consiglio Conte)? Solo magistrati tributari togati, o mantenere la presenza dei professionisti nelle Commissioni Tributarie? E se la competenza passasse esclusivamente ai giudici della Corte dei Conti?
La riduzione da tre a due gradi di giudizio sarebbe una strada percorribile se la giustizia tributaria venisse affidata ad un organo giudiziario, specializzato e altamente qualificato, come sono le giurisdizioni amministrative. Un percorso che quindi passa necessariamente dalla riforma della composizione degli organi giudicanti, riservandola a giudici (reclutati anche tra ex avvocati e tributaristi) dedicati alla materia tributaria. La Corte dei Conti potrebbe essere un’opzione, ma bisognerebbe incrementare l’organico, creare sezioni specializzate e potenziare gli strumenti deflattivi del contenzioso già esistenti.

L’uso degli algoritmi nel processo civile: c’è spazio per una giustizia predittiva?
Come già osservato, un certo uso dell’intelligenza artificiale nel diritto e nell’amministrazione della giustizia è già una realtà e va incoraggiato. Diverso è il caso della giustizia predittiva in senso stretto. Non credo che siamo pronti all’uso di algoritmi nella fase del giudizio, neppure nel processo civile. Tuttavia, gli algoritmi possono utilmente assistere le parti nella valutazione dell’opportunità di promuovere o resistere a giudizi, nonché nella quantificazione dei risarcimenti e delle soluzioni transattive.

Il Santo Padre, intervenendo a novembre 2019 al congresso mondiale dell’Associazione internazionale di diritto penale, ha detto: “Il principio di massimizzazione del profitto, isolato da ogni altra considerazione, conduce a un modello di esclusione che infierisce con violenza su coloro che patiscono nel presente i suoi costi sociali ed economici, mentre si condannano le generazioni future a pagarne i costi ambientali. La prima cosa che dovrebbero chiedersi i giuristi oggi è che cosa poter fare con il proprio sapere per contrastare questo fenomeno, che mette a rischio le istituzioni democratiche e lo stesso sviluppo dell’umanità”.
A quanto comprendo, il messaggio del Papa non intende condannare lo sviluppo economico in quanto tale, che ha consentito a centinaia di milioni di persone di uscire dall’indigenza, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. Piuttosto, intende mettere al centro il tema della sostenibilità dello sviluppo, anche nei confronti delle future generazioni. La professione legale può vedere la sostenibilità non solo come un imperativo etico, ma anche come un’interessante sfida professionale. Si pensi ad esempio alla consulenza nel campo degli investimenti che creano un impatto sociale e ambientale positivo (al riguardo, il nostro studio ha sponsorizzato un rapporto sul global impact investing reperibile su https://gistltd.com/investing-for-global-impact-report/).

Diritto, giustizia e società. Tre concetti autonomi, intimamente connessi. Perché l’esigenza di dare rango costituzionale al giusto processo? Perché la necessità di sottolineare la ragionevole durata del processo?
In Italia, il principio costituzionale del giusto processo, così come la ragionevole durata dei processi, che ne è uno dei corollari, e la prescrizione (di cui si è detto), sono purtroppo terreno di scontro politico, poiché vengono identificati con le vicende giudiziarie di un noto leader politico ed imprenditore. Invece, dovrebbero essere parte dei principi condivisi di ogni società liberal-democratica. A mio avviso la più importante riforma in senso garantista del processo penale sarebbe l’attuazione del principio del ne bis in idem, cioè la non appellabilità delle sentenze di assoluzione, come nei paesi anglosassoni, che per di più avrebbe l’effetto di sgravare le corti d’appello.