Per ripartire serve un forte senso di responsabilità da parte di tutti

Il mio mandato di Presidente è iniziato il 30 settembre con una situazione economica già di per sé molto complicata. Purtroppo, dagli ultimi dati di questi giorni, emerge un aumento esponenziale dei contagi con un peggioramento della nostra economia regionale e nazionale. La prima conseguenza riguarda la perdita di Pil a livello nazionale, che può oscillare tra un 10 e un 12%. Questo porterebbe ad una perdita intorno ai 200 miliardi di Euro ed i 209 miliardi già stanziati dall’Europa per il Recovery Fund, andrebbero a compensare tale perdita.
Di fronte allo scenario che stiamo vivendo, come sistema delle imprese, chiediamo in primis un forte senso di responsabilità da parte di tutti. Ora è il tempo della collaborazione globale e non di egoismi, come più volte sottolineato saggiamente dal nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e da scelte chiare non più rinviabili, prima fra tutte quella di chiedere il Mes. Un quadro così preoccupante comporta necessariamente anche una ricaduta molto negativa anche a livello regionale. Come è emerso dall’analisi del nostro Centro Studi, il Lazio perderà quest’anno leggermente meno della media nazionale e delle regioni più colpite dall’emergenza sanitaria (-8,1% il Pil nel 2020, a fronte del -9,9% della Lombardia e del -12,2% del Veneto) ma, nello stesso tempo, che il rimbalzo nel 2021 non sarà energico come invece avverrà in  quelle regioni (+4,1% nel Lazio, contro il + 6,9% della Lombardia e il +7,8% del Veneto.
Il mio primo impegno come Presidente sarà fare sintesi delle diverse istanze delle imprese, con la consapevolezza che siamo di fronte alla più grave crisi del dopoguerra e che pertanto il contesto economico e sociale nel quale siamo chiamati ad operare è totalmente inedito per le criticità che ci troveremo a fronteggiare, ma che è al tempo stesso unico per l’unicità di alcune opportunità che dovremo saper cogliere. Per citare Papa Francesco: “l’unica cosa peggiore della crisi è il rischio di sprecarla”. Per questo l’Associazione nei prossimi 4 anni si impegnerà a sostenere tutti i cambiamenti che le imprese sono chiamate ad intraprendere per restare agganciate ai mercati e alle grandi catene del valore: dalla trasformazione digitale alla transizione energetica, dai nuovi modelli di contrattazione aziendale incentrati su welfare e produttività fino alle sfide sulle nuove competenze dei lavoratori e sul trasferimento tecnologico. Ciò che preoccupa è la capacità di reazione del sistema Lazio nei prossimi mesi, rispetto ad altre aree sia in Italia che all’estero. Per alcuni settori strategici particolarmente esposti, ad esempio turismo, trasporti e audiovisivo, non si tratta di “flessioni”, ma di quasi “azzeramenti”. Tra gennaio e luglio a Fiumicino sono transitati 7 milioni di passeggeri contro i 25 milioni di un anno prima, e il Porto di Civitavecchia ha accolto 170mila croceristi contro il milione e più dello scorso anno. Così è anche per gli alberghi di Roma, passati dagli 11 milioni di ospiti tra aprile e luglio del 2019 a 320mila nel 2020, con un tasso di occupazione delle camere crollato dal 90 al 7%. Per sostenere l’economia sarà importante agire per una attenta pianificazione delle risorse, a cominciare da quelle comunitarie; dare un sostegno finanziario ed economico soprattutto alle pmi, che sono quelle che stanno soffrendo di più la situazione di emergenza sanitaria e che sono, vale la pena ribadirlo sempre con forza, la spina dorsale della nostra economia; intervenire sui deficit strutturali mai superati, a partire dalle infrastrutture sia immateriali che materiali come la Roma-Latina, la Orte-Civitavecchia, la bretella Cisterna-Valmontone, il potenziamento della Salaria, la chiusura dell’anello ferroviario a Roma e l’espansione di capacità di Fiumicino ed anche sulle condizioni di contesto, a partire dalla pressione fiscale, quali fattori primari di competitività del territorio. Con questa consapevolezza vorrei che al termine dei prossimi quattro anni siano ben avviate alcune iniziative in grado di rilanciare la nostra economia, offrendo maggiori e migliori possibilità per le giovani generazioni. Durante il mio mandato desidero portare avanti tre grandi progetti strategici per il Lazio.  Tre obiettivi sfidanti sui quali far convergere interessi e forze non solo imprenditoriali, ma sociali e civili: segni veri, appunto, di un cambio di marcia: L’EXPO a Roma nel 2035 sulle trasformazioni sostenibili delle grandi città; Il Politecnico di Roma e del Lazio: punto di riferimento accademico unico, trainante e attrattivo, che concentri le eccellenze dei nostri Atenei nelle discipline scientifiche; la blue economy che rappresenta il 3,5% del PIL nazionale, ma che nel Lazio non è ancora percepita come una priorità strategica. È il momento irrinunciabile di rilanciare l’immagine del Lazio come terra di impresa. Non abbiamo bisogno di una rivoluzione, ma di una sana presa di coscienza di un potenziale di sviluppo e conoscenza ancora molto da valorizzare.