La crisi delle Fondazioni Lirico-Sinfoniche italiane di Gianluca Sole, Commissario straordinario del Governo per le fondazioni lirico-sinfoniche

Gianluca Sole - Commissario straordinario del Governo per le fondazioni lirico-sinfoniche

Le Fondazioni Lirico Sinfoniche, simbolo nel mondo della nostra ineguagliabile tradizione nell’opera lirica, da troppi anni vivono una condizione critica sotto il profilo economico-finanziario, che ne limita significativamente dinamiche di funzionamento e qualità della proposta artistico-culturale.

Uno stato di crisi che si era tentato di affrontare in maniera sistemica con l’intervento normativo contenuto nel D.Lgs 367/1996, che ha trasformato gli allora Enti lirici in Fondazioni di Diritto privato, ponendosi il dichiarato obiettivo, purtroppo solo in minima parte conseguito, di immettere nel sistema nuovi canali di finanziamento privato e, conseguentemente, di limitare in maniera progressiva, la dipendenza esclusiva di tali Enti dalla contribuzione pubblica. Una contribuzione costituita, ancora oggi, per la maggior parte dalle quote annualmente attribuite alle singole Fondazioni dal MIBAC tramite il Fondo Unico per lo Spettacolo, ed in quella residua dai contributi versati alle stesse Fondazioni dagli enti locali, soci ex lege.

Nel contesto descritto si colloca il successivo intervento normativo rappresentato dalla Legge 112/2013 (c.d. “Valore Cultura”), che,“al fine di far fronte allo stato di grave crisi del settore e di pervenire al risanamento ed al rilancio delle fondazioni lirico-sinfoniche”, costituiva un Fondo rotativo, cui le Fondazioni in crisi potevano accedere, previa predisposizione di un Piano di risanamento.

Ciascun Piano doveva includere alcuni contenuti inderogabili relativi, fra l’altro, a: ristrutturazione del debito; divieto di ricorrere a nuovo indebitamento; riduzione del personale tecnico-amministrativo; decadenza dei contratti integrativi aziendali; indicazione dei contributi da parte degli enti soci; individuazione di soluzioni idonee a riportare la fondazione nelle condizioni di equilibrio strutturale patrimoniale ed economico.

La restituzione dei finanziamenti erogati veniva prevista – per tutte le Fondazioni- sulla base di un piano di ammortamento trentennale con un tasso di interesse fortemente agevolato (0,50% annuo).

Il supporto da parte dello Stato, in assonanza con quanto previsto per le aziende in stato di crisi, vincolava quindi l’intervento finanziario all’assunzione di impegni al risanamento ben definiti, distinguendosi dunque da un mero intervento di sostegno straordinario con incremento del contributo pubblico.

Il segnale inequivoco di tale scelta si coglie nella previsione contenuta nella citata Legge 112, che dispone la liquidazione coatta amministrativa per le Fondazioni che non riescano a raggiungere – inizialmente entro l’esercizio 2016 oggi “entro l’Esercizio 2019” – una condizione di equilibrio economico strutturale e di almeno tendenziale riequilibrio della struttura finanziaria e patrimoniale.

I fondi complessivamente stanziati a favore delle FLS dalla misura in esame sono stati pari a complessivi 158,1 Mln di euro, così articolati:

  • Anticipazioni, per un totale di 23,09 Mln di euro “nelle more del perfezionamento del piano di risanamento”, per le fondazioni che “versano in una situazione di carenza di liquidità tale da pregiudicare la gestione anche ordinaria”;
  • Fondo di rotazione, per un totale di 135,0 Mln di euro.

Sino ad oggi, all’esito delle procedure espletate, sono stati erogati alle singole Fondazioni finanziamenti per 140,2 Mln di euro.

Dall’analisi dei risultati sin qui registrati, estesi anche al I° semestre 2018, la prima e fondamentale evidenza è quella di un percorso di risanamento finalmente in atto, seppure con significative differenze tra le diverse fondazioni.

La dinamica delle grandezze economiche, seppure con intensità differenziata, dimostra che il riequilibrio economico è un risultato conseguito dalla gran parte delle FLS sottoposte a monitoraggio, e da alcune di loro pure in modo stabile; quale risultato di una sempre maggiore e costante attenzione alle performance economiche e all’efficienza della gestione operativa. Tuttavia, bisogna rilevare che si tratta di risultati economici non ancora adeguati a generare risorse al servizio del debito e degli investimenti per lo sviluppo ed a far ipotizzare un risanamento organico gradualmente alimentato dai soli risultati economici e dai flussi di cassa prodotti dalla gestione corrente.

La priorità attuale è dunque rappresentata dall’esigenza di intervenire in maniera tempestiva, efficace e mirata sul debito e sul fabbisogno di ricapitalizzazione (da realizzare in forma monetaria ovvero con asset patrimoniali, che abbiano una immediata e comprovata capacità di produrre reddito ovvero di ridurre significativamente i costi). Ciò dovrebbe spingere ad un rinnovato e responsabile impegno i soci attuali.

Una strada lungo la quale lo Stato dovrebbe prevedere, con logica di intervento concorrente, nuovi strumenti di finanziamento agevolato delle FLS, per l’appunto volti al consolidamento del loro debito “a breve”. Una (nuova) ristrutturazione finanziaria – da accompagnare necessariamente con un più rigoroso impianto di regole e meccanismi di controllo sulla gestione – avrebbe l’indubbio, fondamentale e benefico effetto di rendere davvero più sostenibile per le fondazioni l’attuale condizione di pesante indebitamento e, nello stesso tempo, di liberare risorse funzionali ad un più deciso sviluppo di nuove fonti di ricavo.

Tutto questo per preservare uno dei simboli della nostra Cultura che gode del maggior appeal nel mondo.