Intervista al Prof. Paolo Arullani

Prof. Paolo Arullani, lei è da molti anni all’interno dell’Opus Dei. Oggi è Presidente onorario del Campus Biomedico di Roma e Presidente della Fondazione del Campus, la Biomedical University Foundation. Cos’è l’Opus Dei oggi?

È come quella di ieri. Un tocco di Dio sulla spalla con la richiesta: vuoi essere un buon cristiano? Cioè uno che sa voler bene, che lavora con amore, che sa perdonare, sorridere, impegnarsi per gli altri? Così per me è stata la motivazione a dar vita a un ospedale e università con caratteristiche fortemente umanitarie e formative, il Campus Bio-Medico.

Giuridicamente, è una prelatura personale cioè fa parte della struttura gerarchica della chiesa a cui si aderisce personalmente per scelta, il cui compito è far capire anche ai cristiani più impegnati nel lavoro o in famiglia che la santità non è esclusiva dei sacerdoti, dei frati e delle suore… L’ho detto in due parole, tanto per capirsi.

Si può dire che l’Opus Dei è particolarmente presente e attivo in riferimento a certi ambiti dell’economia mondiale, ad esempio la sanità?

I membri dell’Opera esercitano i mestieri più diversi, quelli che avevano scelto prima di conoscere l’Opera. Inoltre, assieme a persone che non sono dell’Opus Dei e persino non cristiani, a volte danno vita ad attività educative e assistenziali (mai economiche o politiche) che rispondono alla loro formazione e alle esigenze del proprio Paese, dai doposcuola dei quartieri di periferia fino alle università.

Per me che provenivo dal mondo medico ed universitario è stato fisiologico impegnarmi con altri colleghi e amici a dar vita al Campus a Roma. Ma non direi che c’è una scelta preferenziale per questo settore anche se naturalmente l’assistenza alla persona e alla salute è considerata molto importante.

Si può considerare tra i poteri forti? È sempre attuale, o ha perso un po’ di smalto?

Sono sempre stato abituato a guardare avanti e ad agire per migliorare l’ambiente in cui mi trovo, affascinato più dall’obiettivo da raggiungere che dalla valutazione dei mezzi a disposizione… così oggi come Past president o Presidente onorario ho dato vita alla Biomedical University Foundation per sostenere la ricerca e l’assistenza a persone disagiate. Ormai il mito del potere dell’Opus Dei è relegato alle invenzioni grottesche alla Dan Brown. I membri dell’Opus Dei sono cristiani e basta. Fra loro non c’è un legame più forte di quello che unisce i fedeli di qualsiasi diocesi, né tantomeno ci sono trame di potere. Se qualcuno dice il contrario sta inventando di sana pianta.

Come si entra a far parte dell’Opus Dei?

L’Opus Dei è come una famiglia soprannaturale alla quale si aderisce dopo un giusto periodo di “fidanzamento” spirituale, cioè dopo aver letto i libri del Fondatore, San Josemaría Escrivá, frequentato i ritiri spirituali, e così via, cioè dopo che si è apprezzato il messaggio del Fondatore che coincide con la chiamata alla santità propria del Concilio Vaticano II.

Ci sono alcuni luoghi comuni, meritevoli di chiarificazione. La selezione per far parte dell’Opera avviene spesso sull’appartenenza e lo status economico-sociale?

Sempre più è evidente che i membri dell’Opera fanno parte di tutte le categorie sociali: ci sono persone dell’Opus Dei che sono bidelli, puliscono appartamenti o aule o che fanno i contadini.  Più che una selezione avviene una spontanea attrazione da parte di chi sente il bisogno di instaurare un rapporto vivo e autentico con Dio. Per intenderci come quello descritto da Sant’Agostino nelle sue Confessioni, ciascuno a modo suo.

È vero che spesso agli aderenti all’Opera vengono richieste donazioni e sostegni economici per contribuire ai progetti?

Fin dall’inizio del cristianesimo, basta leggere gli Atti degli Apostoli, i fedeli hanno sentito il bisogno di offrire donativi per progetti educativi e assistenziali. Basti pensare ai tempi dei padri della chiesa, cioè nei primi secoli dopo Cristo, per l’assistenza alle vedove e agli anziani, così ai primi ospedali del mondo nati con il cristianesimo, in particolare in Roma, come l’Ospedale Santo Spirito in Saxia, nato nel 1202 in particolare per i pellegrini. La storia della chiesa è costellata di queste iniziative benefiche.

Le risulta che molti entrano nell’Opera confidando in relazioni utili per la crescita professionale e la realizzazione di obiettivi di carriera?

Aderendo all’Opera si viene a “perdere”, a complicarsi la vita, a impegnarsi nel lavoro, ad essere fedele alla propria moglie e così via. Se qualcuno volesse strumentalizzare l’adesione all’Opus Dei si allontanerebbe spontaneamente in breve tempo.

Cosa direbbe oggi a chi si affaccia al mondo dell’Opus Dei per invitarlo ad aderire?

Gli chiederei se desidera essere felice, se vuol scegliere fra il bene e il male, se vuol imitare Cristo in tutto e per tutto nel quadro della sua vita attuale a cominciare dal santificare il lavoro e santificarsi nel lavoro.