Immigrazione e governo della città

L’Europa è in rapida trasformazione e a contribuire a tale trasformazione vi è la pressione antropica, in rapida costante crescita, dal sud del mondo povero verso il nord ricco e opulento.
Tale trasformazione interessa, da un lato, la presenza di etnie diverse che, nella città, devono trovare equilibrio, nel rispetto delle proprie radici culturali e sociali, dall’altro investe funzioni della città, che devono essere adeguate alle nuove esigenze.
Il tema della trasformazione della città e del territorio attraversa diversi campi del sapere: dall’architettura alla pianificazione urbanistica; dalla sociologia all’economia; dalla filosofia alle lettere; dal diritto alla storia. E, per ciascuno dei campi del sapere indicati, nel tempo si è assistito ad una produzione di testi, attività di ricerca scientifica, articoli ed eventi, promulgazioni di leggi, nonché a molte enunciazioni di azioni e modestissime azioni sul campo. Queste ultime prive di qualsiasi visione strategica.
La questione va, quindi, analizzata attraverso una dimensione e valutazione globale; la constatazione dell’assenza di una visione organica del problema immigrazione a livello centrale dello Stato; una gestione immediata rinviata agli enti locali privi di reali risorse e strumenti efficaci; la necessità di governare il processo di integrazione sociale… sono tutte questioni non più rinviabili e pertanto più che mai attuali ed urgenti.
Tra le questioni urgenti ed importanti che emergono con forza, sotto profili diversi, vi sono esigenze comuni: la casa, la partecipazione, il rifiuto della violenza etnica, la necessità di leggi e normative non discriminanti, la convivenza tra etnie tra loro diverse e comunque straniere rispetto al paese ospitante, la possibilità di associazionismo, la sanità, la scuola, la religione; in sostanza: l’inclusione sociale necessaria ad escludere il rischio sociale.
Si deduce, quindi, che la presenza dei “diversi”, oltre ad esercitare pressione antropica sulla città e sulla sua struttura fisica e sociale, si configura, di fatto, quale forma di rischio sociale.
Se a ciò si somma il disagio sociale derivante dall’aumento della povertà, dalla difficoltà di convivenza tra culture diverse, dalla discrasia tra vita reale e vita proposta dalla società dell’immagine opulenta e consumistica, appare evidente che il rischio sociale può generare forme di rischio di altra natura: terrorismo politico o religioso…
Tali rischi sono stati considerati minori rispetto ad altre forme (naturali o ambientali) e confinati in ambito ridotto rispetto ai progetti di riqualificazione sociale praticati con i programmi complessi (concepiti alla fine degli anni ’80 ed alcuni ancora in fase di attuazione). Oggi non si possono più ritenere questi strumenti utili a garantire l’adeguamento delle città alle mutate esigenze.
Il governo di tali criticità, che si manifestano quale forma di rischio sociale derivante, appunto, dalla diversità, deve diventare il grimaldello per utilizzare l’immigrazione quale ricchezza e risorsa. Bisogna fare sistema con i soggetti che governano e con coloro i quali sono portatori di interessi legittimi per pervenire alla costruzione di politiche urbane volte a costruire strategie di qualità e trasformazione nella città delle relazioni.
Bisogna, quindi, costruire una sorta di legame tra decisori e portatori di interessi legittimi, affinché si inneschi un processo di competizione di qualità urbana finalizzata ad azioni di trasformazioni del tessuto urbano e sociale diventando un progetto culturale e politico. E soprattutto bisogna superare la strozzatura tra esigenze della città e tempi della politica.
È questo il nodo cruciale a cui tentare di porre rimedio.
Contemporaneamente è necessario formare gli esperti sul fronte delle interetnie e dei rischi sociali, affinché, nella trasformazione della società e della città, sappiano cogliere la domanda di cambiamento sempre più ricca e mista di culture, esigenze, spazi. Inoltre, è necessario che tali esperti tengano conto sia dei fattori di integrazione che di salvaguardia delle identità.
La riflessione di sintesi porta a cogliere:
– l’intensità raggiunta dal fenomeno immigrazione e chiarisce come la città delle “relazioni” tra gli uomini non possa essere non correlata alla città “fisica”;
– di quanto sia necessario indirizzare il sostegno alla semplificazione delle funzioni nella città in trasformazione, anche con l’ausilio dell’innovazione tecnologica, ma mantenendo l’uomo, di ogni colore, cultura, religione, il perno attorno al quale far ruotare la vita della città stessa.
Quest’ultima considerazione appare più che mai pertinente in quanto in linea con l’Agenda Strategica 2019/2024 del Consiglio Europeo, che pone “…massima priorità allo sviluppo ad una politica migratoria globale pienamente funzionante”.