Il dopo-virus: appunti per una nuova idea di circolarità economica

Prima che il coronavirus irrompesse nelle nostre vite, l’espressione “economia circolare” aveva assunto un significato piuttosto consolidato, indicativo di un nuovo modello economico all’insegna della sostenibilità ambientale.
Poi è arrivato il coronavirus, e tante cose sono cambiate, e tante altre ancora sono destinate a cambiare. Anzitutto, nelle relazioni interpersonali, private e lavorative.
Così, è accaduto, in soli pochi giorni, che la rapida diffusione del contagio e l’effetto pandemico hanno dapprima ridotto e poi azzerato viaggi e spostamenti e nel contempo, di riflesso, imposto con la forza delle cose video o teleconferenze, per tutti o quasi (nativi non digitali compresi). Di qui, la scoperta, da parte di una moltitudine di persone, che questo modo di interagire e lavorare è non solo possibile, ma perfino più semplice e facile del previsto (forse, sarebbe meglio dire del temuto).
Improbabile, molto improbabile che si torni troppo indietro. Per tutti, o quasi.
Fatta eccezione per gli spostamenti a corto raggio (specie infraurbani) e per quelli (soprattutto sulla lunga distanza) a scopo turistico, non è difficile immaginare che i sistemi di trasporto delle persone (treni, aerei, etc.) ne risentiranno: nessun Frecciarossa, del resto, potrà mai rendere Roma e Milano tanto vicine quanto una video o teleconferenza.
Nel quadro dei prevedibili effetti economici della pandemia, che il governo sta cercando di contrastare con provvedimenti mobilitanti crescenti risorse, andrà pertanto considerato con grande attenzione l’impatto su questo settore. Nel farlo, si creerà l’opportunità di ripensare il concetto stesso di “circolarità”, che a questo punto probabilmente si propone per il salto di qualità, ulteriore, da aggettivazione a sostantivo. Non più solo economia circolare, settorialmente, ma piuttosto circolarità economica, in senso totale. Circolarità non è riducibile, banalmente, a circolazione. È, al contrario, una dinamica nuova, di movimento delinearizzato e destinato all’opposto a svilupparsi all’interno di un circuito definito (sia esso un processo produttivo o una conversazione durevole a distanza fra due o più persone), il cui punto gravitazionale è spostato su cose (economia circolare) e su atti e/o comportamenti (informazioni, documenti, dichiarazioni, decisioni, silenzi, altro). Tutto questo viaggerà (anzi, “circolerà”), di più. Saranno le persone a viaggiare (anzi, a circolare) di meno.