Frasi d’autore

Roberto Serrentino

Nel numero zero di novembre 2018, in occasione della sua presentazione, avevo tracciato le linee guida, ispiratrici e fondanti la rivista.
Qualcuno ha definito quell’editoriale “un manifesto” rivolto a “teste pensanti”, uomini e donne che mantengono autonomia di pensiero, non si omologano, non si appiattiscono al conformismo e, attraverso le proprie competenze professionali, attuano principi etici e di valore, per una società più inclusiva e solidale.
Nel 2019, tra editoriali, articoli e interviste, sono stati pubblicati 74 contributi (7 editoriali, 48 articoli, 19 interviste), così ripartiti nelle diverse sezioni: 19 politica, 18 economia, 11 giustizia, 11 società, 8 attualità e 7 editoriali.
Ma c’è ancora tanto da dire e da fare ed è per questo che chiediamo il contributo di tutti a fornirci suggerimenti per nuove iniziative e rubriche, che rendano il nostro progetto sempre più coinvolgente ed attuale.
Abbiamo bisogno soprattutto di Voi, attenti lettori, “teste pensanti” e di sentire la condivisione del progetto editoriale, per adoperarci, insieme, con un forte senso di responsabilità e appartenenza, per un radicale cambiamento sociale.


Vito Rallo

La presenza millenaria della Chiesa cattolica in Marocco è stata caratterizzata dall’incontro e dal dialogo tra le due tradizioni religiose, musulmana e cristiana, che camminano insieme in favore della stima mutua, della collaborazione e del servizio ai più poveri.
La visita di Sua Santità il Papa ha permesso ai cristiani e anche ai musulmani sia del Marocco sia di altri Paesi di scoprire il ricco patrimonio religioso e culturale del popolo musulmano in Marocco.
Cristianesimo e Islam, cristiani e musulmani, sono chiamati a testimoniare i grandi valori di ogni religione monoteista, sapendo che il cuore di ogni religione è l’amore, la misericordia, il perdono e la condivisione. L’amore di Dio e l’amore del prossimo sono così strettamente uniti che sono inseparabili l’uno dall’altro: nessuno può pretendere di amare Dio se non ama il prossimo.
Auspico che venga colta l’importanza a tutti i livelli del dialogo interreligioso e interculturale realizzato fino ad oggi in Marocco. Esso è finalizzato al bene comune dell’umanità e alla pace nel mondo, per partecipare alla costruzione di un futuro di pace, conoscenza e collaborazione, unica garanzia per un ordine internazionale basato su armonia, pace, sicurezza e sviluppo sostenibile.


Giancarlo Abete

Numeri e trend del Bilancio integrato testimoniano quanto il calcio oggi non rappresenti soltanto il più importante e praticato sport italiano, ma costituisca un vero e proprio strumento per assicurare lo sviluppo sostenibile dell’intero Paese a livello sportivo, economico e sociale, come ha ricordato il Presidente della Federazione Gabriele Gravina.
Il calcio professionistico incide da solo per il 70% sul contributo fiscale complessivo generato dal comparto sportivo italiano e testimonia in tal modo la sua centralità sul versante economico rispetto all’intero sistema sportivo.
Per questo motivo i provvedimenti di legge che hanno ridisegnato le modalità di finanziamento allo sport italiano – e il ruolo strategico che svolgerà la Società Sport e Salute – debbono essere valutati con favore e soddisfazione al netto dei momenti di confronto – alcune volte esasperati ed eccessivi – che hanno accompagnato tale cambiamento.
Il calcio – che coniuga in sé i valori della globalizzazione e dell’identità territoriale – è chiamato ogni giorno, nel corso delle 570mila partite ufficiali di ogni stagione sportiva e nella vita della comunità calcistica di tutti i giorni, a testimoniare i propri valori di inclusione e di tolleranza, di rispetto ed uguaglianza.
L’augurio e l’auspicio – nel calcio come nel Paese – è che prevalga la cultura del dialogo e del progetto, ed un forte recupero di autorevolezza del ceto dirigente, autorevolezza che non può essere sostituita dall’autoritarismo perché – come ricordava Indro Montanelli – l’autoritarismo è l’esatta antitesi dell’autorevolezza.


Luciano Acciari

La Unione Europea si è fatta promotrice della introduzione dell’imposizione da parte dei singoli paesi UE approvando una direttiva specifica, che tuttavia al momento non ha trovato attuazione, e che presenta invero dei problemi di pratica applicazione che hanno indotto a soprassedere. Inoltre non tutti i paesi si trovano d’accordo sulla istituzione di tale tributo speciale.
L’Italia ha comunque deciso di dare attuazione a tale forma speciale di tassazione. Già in precedenza, con la legge di bilancio 2019, il Governo ci aveva provato ma i decreti attuativi non sono mai stai adottati per cui è rimasta lettera morta. Ora ci riprova con la legge di bilancio 2020 le cui disposizioni specifiche, ove approvate, dovrebbero trovare applicazione diretta, anche se sono necessari alcuni provvedimenti delle autorità fiscali, che devono indicare le modalità di applicazione e che restano un elemento condizionante l’effettività della tassazione.
La tassazione dei redditi su base presuntiva connessa ai soli ricavi acquisiti nel territorio di un paese è un criterio in contrasto con quelli che governano la perequazione tra stati in merito alla loro capacità di imposizione delle imposte sui redditi, ovvero della ricchezza prodotta, basata come detto sulla presenza stabile di fattori della produzione del reddito. È vero d’altra parte che per larga parte dell’economia digitale tali elementi di collegamento possono venir meno o essere localizzati in paesi a bassa o nulla tassazione con effetti di sperequazione tra stati e tra imprese che nel settore hanno assunto dimensione critica. La ipotesi della tassazione speciale resta comunque problematica anche sotto il profilo della sua legittimità con riguardo alla normativa transnazionale e sovranazionale e ciò potrebbe incidere sulla sua effettiva applicazione.


Fabrizio Criscuolo

Le professioni sono oggi in grande sofferenza e alimentano la sacca del risentimento (quello che si continua acriticamente a definire ‘populismo’) e il cospicuo valore aggiunto da esse prodotto, in un contesto di crisi profonda di altri comparti dell’economia – penso alla crisi del settore manifatturiero –, si sta progressivamente erodendo, contribuendo in maniera decisiva ad aggravare il disagio di quel ‘ceto medio’, le cui incertezze pesano in modo decisivo sull’andamento generale della nostra comunità.
All’impoverimento culturale della nostra Società hanno, ahinoi, contribuito proprio le professioni, con l’intollerabile abbassamento del livello di preparazione dei loro esponenti.
Senza che si ponga in essere il massimo sforzo, anche finanziario, per investire nella formazione dei giovani non può esserci futuro per nessun settore della nostra esperienza sociale.
Solo la conoscenza può contribuire a migliorare una situazione al limite della irrecuperabilità. Ma, guardiamoci intorno; a chi possiamo rivolgere questo appello?