Frasi d’autore

Roberto Serrentino

Prima di colpire i “piccoli”, sarebbe opportuno raggiungere una seria armonizzazione fiscale degli Stati aderenti all’Unione Europea, così da evitare perdite di entrate tributarie, a discapito di quei paesi, come l’Italia, dove la pressione fiscale è particolarmente elevata.
Ed inoltre, vengono studiati e stimati gli scambi commerciali con le relative contropartite in criptovalute?
I beni oggetto di compravendita non sono “criptobeni”, ma effettivi, reali e le regolamentazioni finanziarie degli scambi a mezzo criptovalute non lasciano traccia, in quanto transazioni del tutto incontrollate e, quindi, fuori da qualsivoglia prelievo fiscale.

La lotta sfrenata all’uso del contante è demagogia e populismo con un accanimento mediatico imbarazzante, come se fosse la panacea per sconfiggere l’evasione fiscale.
Spingere con determinatezza per un’armonizzazione fiscale dei paesi UE sarebbe la via maestra, ma non c’è traccia del tema, neanche uno spunto di riflessione, fra le argomentazioni che accompagnano la formazione della legge di bilancio. Manca la volontà del governo di una proposta in tal senso e questo chiaramente per non commettere uno “sgarbo” nei confronti di quell’Unione Europea, che sembra mostrarsi tanto disponibile verso chi ha salvato l’Italia (forse anche l’Europa) dai sovranisti con tutto quanto ne consegue.


Luigi Abete

Se faccio riferimento alla NaDEF (ndr: la Nota di aggiornamento al DEF) diffusa ai primi di ottobre mi sembra che la scelta del Governo sia quella di optare per una finanziaria prudente. Il punto è che la prudenza non si trasformi in debolezza.
Non sarà certo questa, per dimensioni, una finanziaria di rilancio. Potrà essere, però, una finanziaria di indirizzo, che restituisce fiato e prospettive all’azione di politica economica. Bene aver fissato alcune direttrici industriali di sviluppo. Penso al “Green New Deal”. Bene esserci riagganciati all’Europa, e aver grazie a questo rimosso quella “tassa sull’isolamento” che il mercato ci ha prezzato addosso per oltre un anno.
La strada della tracciabilità dei pagamenti e della trasparenza digitale è ormai segnata. Non si può tornare indietro. Ovviamente, nel rispetto della tutela della riservatezza dei contribuenti, ma nella assoluta consapevolezza che un paese a corto di risorse non può tollerare un ammanco di gettito che l’ultima “Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva” stima alla bellezza di 107,5 miliardi di euro, di cui ben 35,2 miliardi solo di IVA.
Io augurerei all’Italia, al suo ceto dirigente e alla sua economia solo una cosa. Tanto studio. Consapevolezza dei problemi e della complessità delle interrelazioni. E tanto, ordinario, buon senso e buon governo. Avanti, Italia!


Loredana De Petris

Per la prima volta, anche grazie alla nostra presenza, nel programma e nelle parole del Presidente del Consiglio, l’ambiente non è un capitolo tra tanti, messo lì quasi per dovere, trattato superficialmente con una sorta di sentimentalismo retorico. È, al contrario, la spina dorsale dell’intero programma.
Questo Governo nasce per cambiare le cose strategicamente.
“Svolta” non è una parola da spendere sul mercato della propaganda facile. Significa assumere, già nella prima fase del percorso di Governo, decisioni coraggiose – ad esempio – con seri e massicci investimenti su scuola, università, sulla conoscenza, per il rilancio del sistema sanitario pubblico. E sulla scuola in particolare bisogna mettere fine all’annoso problema del precariato.
Quello che occorre è un riequilibrio del carico fiscale a favore dei redditi più bassi e delle famiglie a partire dai lavoratori subordinati e dai pensionati. Da questo punto di vista una patrimoniale può contribuire, se associata ad una diminuzione del carico fiscale sulle categorie più deboli, a una maggiore equità fiscale.


Andrea Ferretti

Per stimolare i consumi e rimettere in moto il volano dell’economia non basta affatto, come taluni ritengono, mettere qualche soldo in più nelle tasche degli italiani o prevedere qualche agevolazione in più per le imprese. È indispensabile, invece, la contemporanea presenza di un secondo fattore: uno scenario prospettico rassicurante o, quantomeno, accettabile.
È evidente che il dato italiano secondo il quale l’86% delle transazioni sono in contanti sia eccessivo e ben lontano dalla media europea. Ma, premesso ciò, il punto rimane come arrivare ad un risultato concreto senza creare contraccolpi recessivi che attualmente non possiamo permetterci. E la strada maestra, verosimilmente, non passa affatto per una brusca riduzione della soglia del contante, già sufficientemente bassa, ma attraverso meccanismi che modifichino nel tempo i comportamenti degli italiani. In quest’ottica, è corretta l’impostazione al momento indicata nel NADEF che prevede un mix di interventi in grado di creare interessi contrapposti anche grazie alla presenza di incentivi e disincentivi mirati.


Assunta Morresi

Le conseguenze di questa sentenza (ndr Corte Costituzionale) sono enormi perché si tratta di una pronuncia costituzionale, che quindi nessun parlamento potrà cambiare, a meno di provvedimenti dello stesso rango, praticamente impossibili. Le parole della Corte significano che d’ora in poi nel nostro Paese portare alla morte una persona non sempre è reato, al contrario: in alcune condizioni la scelta di vivere ha lo stesso valore di quella di morire, e quindi lo stato deve tutelare entrambe, in pari modo. Curare e procurare la morte saranno considerati atti equivalenti, in certi casi.
Un medico potrà dare la morte su richiesta, in alcune circostanze, rovesciando così la natura stessa della sua professione, nata per combattere la morte e non per procurarla: in questo modo un atto eutanasico – cioè un disvalore, finora – diventa un atto medico, cioè qualcosa di positivo.
E se spetta a un medico aiutare qualcuno a suicidarsi, allora bisognerà pure che questo medico sia in grado di farlo: come negli altri paesi in cui è consentita la morte medicalmente assistita, anche in Italia gli studenti in medicina dovranno formarsi a riguardo. 


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