Frasi d’autore

Roberto Serrentino

Preg.mo Sottosegretario Bitonci, se la proposta del governo fosse quella da lei prospettata nell’intervista al Corriere della Sera dell’11 luglio u.s., cioè tassare i contanti solo se provengono da mancata dichiarazione al fisco, con aliquota dal 23% al 43%, aggiungendo l’IVA se si è soggetti a partita IVA, per quanto solo su una parte (30, 40, o 50%) del contante emerso e dichiarato, ho il fondato sospetto, che il risultato sarà un vero flop.
L’incidenza fiscale, considerate le aliquote che propone dal 23 al 43% sul 50 % del contante emerso, sarà quindi dall’11,50% al 21,50%. Troppo alta se supera il 15%! Dimostrare la provenienza del contante per palesare la sola evasione fiscale, sarà arduo, considerato che i cittadini/contribuenti saranno sottoposti a verifiche fiscali, cosa che certamente vorranno evitare. Se poi si aggiunge l’applicazione dell’IVA al 22%, in caso di professionista o impresa, peggio mi sento!
Proviamo, dunque, a chiederci:
1. A quanto potrebbe ammontare il contante conservato nelle cassette di sicurezza, o nelle abitazioni, negli uffici, ecc.?
2. E se si volesse fare emergere questo contante e si applicasse, ad esempio, un’aliquota forfettaria del 15% sulla somma emersa e dichiarata, quanto sarebbe l’introito per lo Stato?
3. E se detto prelievo fosse accompagnato da una sanatoria tombale in riferimento a qualsivoglia tipologia di reato, che abbia generato/fornito le disponibilità dei contanti, atteso che limitare i reati “sanati” alla sola evasione fiscale farebbe verosimilmente naufragare l’iniziativa?
4. E se a tutto questo si aggiungesse l’obbligatorietà di investire in titoli di Stato i contanti dichiarati con un tasso di remunerazione pari a zero, per un periodo non inferiore a 5 anni?
Certamente un’operazione così congegnata costituirebbe si un favor per una moltitudine di malfattori, ma anche un successo per le casse dello Stato, sapendo che di tutti i contanti che le organizzazioni criminali detengono e fanno circolare nei mercati/canali paralleli, solo una piccolissima parte si riuscirà ad intercettare e confiscare.
La coperta è corta e la decisione da prendere non è facile.
Due piatti di una bilancia: da un lato pesa la legalizzazione tout court del denaro di illecita provenienza, dall’altro un enorme beneficio per le casse dello Stato. Kant contrapponeva l’ottimismo della speranza al pessimismo della ragione ed io, immodestamente, aggiungo come una calamità talvolta possa diventare una calamita.


Giovanni De Gennaro 

E’ proprio sul concetto di responsabilità “a tutto tondo” che Leonardo ha posto le fondamenta per dotarsi della Fondazione “Leonardo – Civiltà delle Macchine” che, come mission, intende “connettersi alla società civile”, promuovendo nei territori di riferimento la cultura industriale e d’impresa, valorizzando il patrimonio culturale e museale, diffondendo conoscenza. La Fondazione si pone come obiettivi il far percepire Leonardo quale pilastro del Sistema Paese, supportare la promozione di Leonardo quale asset e campione nazionale dell’innovazione tecnologica, e fare da cerniera tra Leonardo e il territorio, promuovendo dialogo e collaborazione con le comunità.
In un’epoca in cui l’alta tecnologia e la cultura scientifica occupano uno spazio sempre più centrale nelle nostre vite, non bisogna smarrire la dimensione artigianale, la cultura umanistica, la creazione artistica.
L’impresa oggi non può non essere sinonimo di ‘cultura’ e grazie alle Fondazioni questo intreccio fecondo arriva fin nelle mani dei cittadini, primi fruitori e protagonisti di questo cambiamento.


Gino Scaccia

Appare con evidenza poco ragionevole – e assai penalizzante – l’ampliamento delle limitazioni di traffico recentemente deliberato dall’Assemblea del Land Tirolo e destinato ai mezzi pesanti, specie se si considera la scarsa percorrenza di questi ultimi – rispetto ai veicoli leggeri – sull’A22, proprio nel tratto compreso tra il Brennero e Affi.
Continuare a perseguire politiche restrittive della circolazione impatterebbe in modo molto limitato sull’ambiente, mentre danneggerebbe gravemente il trasporto merci, in particolare per Italia e Germania, con ripercussioni negative sull’economia non solo del Tirolo, ma anche degli altri Paesi attraversati dal Corridoio Scandinavo-Mediterraneo.
Proprio l’attenzione per la libera circolazione delle merci e la leale concorrenza ha spinto il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ad attivare anche con le associazioni di categoria interessate (autotrasporto e logistica) una costante interlocuzione, al fine di valutare ogni azione necessaria per la tutela degli interessi lesi.


Renato Brunetta

La miglior dimostrazione che non serve formalizzare la procedura d’infrazione per commissariare il nostro Paese: de facto, il commissariamento, ovvero la perdita di sovranità decisionale sui temi economici, è già in atto. Anche i saldi della prossima manovra finanziaria verranno decisi a Bruxelles, non a Roma.
La questione delle nomine europee si è conclusa in un autentico disastro strategico per l’Italia, compiuto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che si è rivelato un incapace stratega quando ci sono da giocare le partite che contano.
La vittoria italiana sul fronte dei conti pubblici è solo l’ennesima vittoria di Pirro di un Governo impotente nel fronteggiare le grandi sfide economiche, prima che politiche, del nostro Paese, a livello europeo ed internazionale.


Enrico La Loggia

Dobbiamo continuare a promettere ciò che oggi è impossibile solo per far crescere il consenso di una parte politica o dobbiamo dire a tutti la verità? Alla fine di questo percorso, semmai fosse realizzato, avremmo 5 più 3 Regioni “Speciali” e 12 con ciò che resta allo Stato per far fronte a tutte le loro esigenze. Se poi consideriamo che attualmente è previsto che solo il 34/% degli investimenti dovrebbe essere destinato al centro sud (ma in realtà è meno del 28%), come sarà possibile ridurre il gap che separa in due l’Italia? Una prospettiva inaccettabile.
Certo è cambiato il clima politico ed anche i protagonisti e ben diverse furono le ragioni e tutte ampiamente condivise, che portarono alla costituzione delle attuali Regioni Speciali. Ma tutto ha un limite e oggi il limite della ragione e del buon senso è stato ampiamente superato.
A me pare che dovremmo tutti spingere verso un dibattito serio e responsabile senza indulgere a imbonimenti elettoralistici per ingannare i cittadini meno informati e consapevoli.


Paolo Lembo

Gli investimenti cosiddetti alternativi diretti in imprese non quotate, e quindi nell’economia reale, sono un tema di grande attualità nel mondo del risparmio che è destinato a crescere, considerata l’importanza delle imprese, in particolar modo delle piccole e medie aziende, nel tessuto economico italiano. Le piccole e medie imprese non quotate rappresentano circa il 70% del Pil italiano e garantiscono l’80% dell’occupazione, quindi, puntare sulle imprese italiane significa in buona sostanza sostenere l’intera economia del nostro Paese. Negli ultimi anni la finanza alternativa o legata all’economia reale, che include quindi strumenti finanziari e canali di finanziamento al di fuori del sistema bancario tradizionale, si è sviluppata in maniera significativa e sta registrando tassi di crescita elevati anche in Italia.
Per citare qualche numero, le PMI italiane hanno raccolto circa 3,5 miliardi dagli investitori di finanza alternativa tra il 2017 e i primi sei mesi del 2018 (Quaderno sulla Finanza Alternativa, Osservatori Entrepreneurship & Finance della School of Management del Politecnico di Milano).