È crisi a Dubai. Le imprese italiane salvino gli Emirati

Da quindici anni frequento Dubai e gli Emirati Arabi Uniti ed è sempre un piacere vivere la realtà di un Paese in continua evoluzione con un’economia dinamica e (al contrario di quanto si pensi) assolutamente trasparente e regolamentata.
La sicurezza, in ogni campo, è l’emblema degli U.A.E. ed è, senza dubbio, il “prodotto” più venduto nelle sette città confederate.
È inspiegabile come a Dubai tutto funzioni, ci sia il rispetto più assoluto delle regole da parte di cittadini, residenti e turisti, la criminalità sia praticamente inesistente e il rispetto degli impegni presi sia un dogma assoluto. Questa è la vera “bolla” di Dubai!
Con un sistema così ben studiato e gestito nei minimi dettagli nella City londinese e con una forte presenza locale anche di manager italiani, è facile comprendere come, nell’ultimo decennio, Abu Dhabi e Dubai siano state fonte di attrazione per la finanza proveniente da tutto il globo, e il sistema bancario e finanziario si siano strutturati per accogliere liquidità proveniente dai cinque continenti.
Grazie alla sicurezza, gli Emirati sono riusciti a superare anche la grave crisi economica post 2008, conseguenza del fallimento della banca di investimenti Lehman Brothers.
Ciò ha consentito il consolidamento di poche ma affidabili società immobiliari, che hanno trasformato l’investimento “nel mattone” in vero e proprio investimento finanziario.
Le costruzioni a Dubai nell’ultimo decennio sono quintuplicate, ma la popolazione residente è rimasta praticamente immutata.
Sono aumentati, però, in maniera considerevole, i flussi di visitatori sia con fini commerciali che esclusivamente turistici.
Infatti, Dubai è la perfetta coniugazione tra il più grande hub commerciale del mondo e la meta turistica con le attrazioni più particolari.
Louvre, Ferrari Word e la Gran Moschea Sceicco Zayed ad Abu Dhabi, Burj Al Arab e Burj Khalifa a Dubai sono pronti ad accogliere le migliaia di visitatori che settimanalmente arrivano negli Emirati per partecipare ad una serie infinita di eventi annualmente calendarizzati.
Dal torneo di tennis, al gran premio di formula uno, dal festival del cnema al concorso ippico, anche il turista più sofisticato può soddisfare le proprie esigenze in ambienti curati e lussuosi e, tutto sommato, a prezzi low cost.
Ma l’evento più grandioso deve ancora arrivare.
Il prossimo anno Dubai è pronta a ospitare l’Esposizione Universale, che sarà la prima organizzata in un Paese del Medio Oriente e viene pubblicizzata come il Festival dell’Umana Ingenuità!
Con la previsione di 25 milioni di visitatori, di cui il 70% giungerà oltre mare, l’Expo 2020 sarà l’edizione con più visitatori internazionali nella storia.
Dubai già offre un sistema di infrastrutture di caratura mondiale, come per esempio i due aeroporti che rivestono un ruolo fondamentale nel collegamento aereo per tutto il pianeta.
La previsione al 2020 è di accogliere 20 milioni di turisti all’anno, considerati anche coloro che viaggiano per motivi di affari.
I turisti, come detto, sono sempre più alla ricerca di destinazioni che offrano una varietà di esperienze uniche e straordinarie. Grazie ai progetti sempre più ambiziosi, Dubai non è solo un luogo da visitare, ma anche una destinazione in cui trasferire la propria impresa, risiedere e vivere stabilmente.
Il settore dell’hotellerie in questo senso ha avuto uno sviluppo esponenziale; ad esempio i costruttori degli hotel a 3 e 4 stelle sono stati incentivati con finanziamenti volti a sviluppare gli investimenti immobiliari, ampliando l’offerta del mid-market.
Le imprese italiane, che intenderanno stabilirsi in Dubai o negli Emirati, avranno, dunque, un’opportunità unica considerando anche i rapporti sussistenti tra i due Paesi.
Gli Emirati Arabi Uniti risultano, infatti, uno dei maggiori partner italiani quanto ad interscambio commerciale.
Con volumi attestati attorno ai 5 miliardi e mezzo di euro, gli Emirati Arabi Uniti, tra i Paesi del Golfo, costituiscono, difatti, il primo partner commerciale dell’Italia all’interno dell’area Medio Orientale ed il nono, avendo come punto di riferimento il mercato globale.
Esaminando il trend di esportazione italiano verso gli EAU negli ultimi 26 anni, come da analisi effettuata dalla “Italian Industry & Commerce Office in the UAE”, si evince come le esigue diminuzioni registratesi nel 2014 a carico del volume delle merci e dei servizi italiani esportati negli Emirati rientrino di fatto nell’ottica di ripresa che dal 2010 ha segnato un ritmico ed inesorabile recupero dell’export nazionale nel paese del Golfo.
Nel complesso, dunque, si tratta di dati piuttosto incoraggianti qualora si consideri il momento economico mondiale poco favorevole e, soprattutto, laddove si paragonino tali dati con l’allarmante calo avvenuto tra il 2009 e 2010.
La flessione, comunque, non ha riguardato i settori tradizionali del Made in Italy dell’abbigliamento, di accessori, dell’agroalimentare e del food.
In particolar modo per il settore del food la forte domanda del mercato emiratino, specie in Dubai, è sostenuta da forti sinergie per parte italiana.
Un ruolo importante è giocato non solo dalla qualità del prodotto nazionale, ma anche dal lavoro di brand awareness operato da alcuni lungimiranti operatori italiani, come ad esempio l’azione intrapresa da Eataly su scala globale, oltre che locale.
In tal senso, in questo settore essenziale è la presenza negli Emirati di circa 150 operatori italiani con una propria attività (ristoranti, pizzerie, bar).
Questi ultimi, per garantire l’alto livello della ristorazione italiana nel mondo, provvedono a rifornirsi di soli prodotti nazionali, contribuendo in tal modo all’interscambio commerciale fra Italia ed Emirati.
Si può ben affermare che il mercato emiratino, soprattutto quello di Dubai, è orientato per natura intrinseca all’eccellenza; l’eccellenza del prodotto si pone come un must ed una sfida per tutte quelle imprese che vorranno non solo esportare negli Emirati, ma anche insediarsi stabilmente.
A tal proposito, la politica fiscale in Dubai è stata volta ed orientata proprio a favorire lo stabilimento di industrie e società straniere nell’area, con evidenti vantaggi per molti settori.
Tutti i grandi investitori privati e istituzionali hanno trasferito le proprie risorse finanziarie negli Emirati, ove risultano operare le banche con maggior raccolta al mondo.
Incredibilmente però, tutto questo sta portando gli Emirati verso una forte stagnazione, poiché il denaro fermo e non utilizzato, non investito in attività produttive ed industriali, non genera ricchezza!
In nessun altro luogo al mondo è così evidente la differenza tra economia reale ed economia finanziaria (rectius virtuale); è assurdo soltanto pensare che lo Stato con più flussi di denaro al mondo sia in crisi economica, perché non riesce a produrre beni reali, trasformando la finanza in industria.
Detta problematica è molto sentita dai Local che sono disponibili ad attivare qualsiasi forma di partnership, special modo con gli europei, al fine di industrializzare gli Emirati.
Questa è la vera sfida lanciata alle imprese italiane, che devono saper cogliere un’enorme opportunità, proponendosi come interlocutori privilegiati ed avendo il coraggio di trasferire conoscenze e capacità produttive negli UAE.
È il momento di abbandonare le vecchie logiche e di prendere il passaporto per andare a toccare con mano le grandi opportunità offerte, utilizzando anche i canali istituzionali che sono molto attivi a Dubai ed Abu Dhabi, e che forniscono una serie di servizi e supporti a tutte le imprese che vogliono realmente internazionalizzare il proprio giro di affari.
Non resta, quindi, che andare a Dubai, trasferire il proprio business, creare ricchezza per l’Italia e, paradossalmente, salvare così gli Emirati!