Covid-19, un’occasione per riformare il calcio?

Scriveva Einstein “È nella crisi che sorge l’inventiva, le scoperte e le grandi strategie… La vera crisi, è la crisi dell’incompetenza. …È nella crisi che emerge il meglio di ognuno, perché senza crisi tutti i venti sono solo lievi brezze”.
Siamo ad un passaggio cruciale per il calcio italiano. Covid-19 e la pandemia conseguente ci chiedono, anzi pretendono coraggio nel riformare un assetto obsoleto e che rischia di far perdere competitività al calcio italiano, all’estero e, nello stesso tempo e non potrebbe essere diversamente, determinare un corto circuito in Italia. Questi ultimi due anni con la governance di Gabriele Gravina in FIGC si sono fatti passaggi positivi che hanno invertito la tendenza, ora dobbiamo accelerare. Dobbiamo sederci ad un tavolo ed iniziare a confrontarci, mettendo da parte le rispettive parti che rappresentiamo, logicamente senza dimenticare chi e perché rappresentiamo una parte. Appunto, una parte siamo e la sfida che abbiamo davanti è come una parte diventa progetto complessivo di un sistema calcio correlato con tutto ciò che ci circonda, ad iniziare dall’ambiente economico-produttivo, in cui agiamo e dal contesto sociale in cui siamo insediati. Noi della Lega Pro per primi abbiamo bisogno di riforme del sistema calcio. Non c’è tempo da perdere, occorre agire. Noi ci siamo, fra poco anche noi della Lega Pro avremo il confronto elettorale. Io personalmente mi auguro ampio, per idee e proposte ed anche soluzioni. Sarà il migliore viatico per ragionarne e non perdere mesi in diatribe di “sciocco potere”.

Che cosa è la Lega Pro

Siamo una esperienza unica nel panorama calcistico europeo e mondiale, Deriviamo dalla unicità della storia d’Italia, dalla eccezionale esperienza della storia dei Comuni d’Italia. Siamo il campanile, il vessillo della Città, il territorio, il sociale. Siamo allocati nella faglia tra il professionismo e i dilettanti. Siamo la lega “dei pulmini”, espressione che definisce un calcio che insegna a giocare a pallone alle ragazze ed ai ragazzi, impartisce loro la cultura del team, consente loro la grande lezione della educazione civica, e, ancor più importante, li allontana dai pericoli della strada, droga e violenza.

Pre Covid-19
La elezione di Gabriele Gravina a Presidente FIGC ha consentito di avere un riferimento importante nel cambio di regole obsolete e di immettere “semi” di cambiamento. Ritengo che la normativa più innovativa sia stata quella delle “riammissioni” di società che vadano a coprire vuoti di organici di club che non si iscrivano, per diversi motivi ma prevalentemente per fatti economico-finanziari, al campionato. In sintesi, cosa è la normativa delle riammissioni? Hanno un accesso prioritario per l’iscrizione al nuovo campionato i club che erano retrocessi per i risultati avuti nel campionato ai quali viene riconosciuta la qualità della gestione economico- finanziaria. Per la prima volta, il segnale netto è che hanno riconoscimento i club virtuosi e non i “furbetti”. Un cambio epocale di cultura imprenditoriale che è andato oltre come segnale di cambiamento anche rispetto all’incidenza reale.

Febbraio-marzo 2020
La Pandemia colpisce il mondo, l’Italia, lo sport, il calcio. Inizia un lungo tragitto di dolore e di sofferenza. Il tutto si unisce ad una fase di grande difficoltà finanziaria per i club, gli stadi vengono chiusi al pubblico determinando zero incassi da botteghino ed abbonamenti, gli sponsor latitano per difficoltà delle aziende e per mancanza di visibilità. Il protocollo sanitario che consente di giocare al calcio comporta una organizzazione complessa e costi elevati. L’incrocio tra la crisi ereditata dal passato e i problemi determinati dalla pandemia obbligano ad una scelta precisa, cambiare, utilizzare l’occasione della crisi per accelerare la riforma.

Crisi occasione di riforma in tempi rapidi
La prima scelta da operare è quella della presa di coscienza che “il giocattolo calcio” vive al di sopra delle sue possibilità. Va ridisegnato in modo da renderlo economicamente sostenibile. Questo comporta che il costo lavoro va ridotto, essendo tra l’altro la voce che più incide nei bilanci.
Vanno introdotti strumenti nuovi come l‘apprendistato, uno strumento capace di valorizzare la formazione. Formazione culturale e didattica per il calciatore, standard di qualità nella formazione calcistica affinché il governo di questi due asset consenta ai giovani calciatori di Serie C di avere prospettive nel post carriera e durante la loro attività agonistica questi abbiano la possibilità di migliorare il loro livello ed aspirare, seriamente ed in numero consistente, a salire di categoria e fornire la base per il miglioramento competitivo della stessa nazionale italiana di calcio.
Significa pensare ad una riforma dei campionati, l’ultima riforma è l’autoriforma della Serie C in cui siamo passati da 90 club a 60 club. È stata una operazione “illuministica”, i cui risultati non sono stati estremamente positivi. Quindi? Occorre ragionare a sistema nel calcio italiano: quale è la mission di ogni campionato? Quale è la sostenibilità economica del progetto? Quali le regole alla base della riforma? Bisogna che ci si sieda al tavolo della riforma e, uso una espressione forte, qualcuno chiuda a chiave i presidenti delle leghe e delle componenti e non consenta loro di uscire fino a quando non si sia definita, concordemente, la riforma dei campionati. Riduzione del numero delle squadre? Sì, ma al termine della discussione. Chi invece parte con il giochino dei numeri non vuole la riforma, è un vecchio gioco che ha fatto fallimento. Noi della Serie C siamo pronti, noi vogliamo essere il campionato che forma i nuovi talenti del calcio italiano e siamo il campionato del territorio, il calcio che fa bene al Paese, il calcio “dei pulmini”.

Qualche idea progettuale per la serie C
Lega Pro vuole diventare una Lega innovativa, digitale e con un modello di business in continua evoluzione e al passo con i trend del momento.
Le aree su cui Lega Pro vuole svilupparsi sono:

Gli eSports sono un fenomeno al quale Lega Pro deve aggrapparsi per avvicinarsi ai giovani. I numeri dell’impatto che questa nuova frontiera sta avendo in Italia sono molto importanti:

 

Tutti gli asset aziendali devono essere interconnessi: con questo nuovo business model quelli di Lega Pro lo sarebbero.
Il tifoso potrebbe saltare da una piattaforma all’altra, guidato da Lega Pro che lo conosce e lo indirizza per migliorare costantemente la sua esperienza e aumentare, di conseguenza, i ricavi.
Lega Pro utilizzerebbe il proprio prodotto in tutte le sue peculiarità.

 

Conclusione
Non ho voluto scrivere un tradizionale articolo, ma dare segni di una lega che attraversa il Rubicone e ragiona con un piglio manageriale e lo può fare perché ancorata ai valori. Nel solo ultimo anno oltre 1500 sono state le iniziative nel sociale e nella solidarietà dei club di Serie C. Noi siamo un patrimonio sociale dell’Italia, perdere noi vuol dire che il Paese diventerebbe più povero. In nessun momento ho parlato di cosa il governo dovrebbe fare per i nostri club. Perché? Non rivendichiamo prebende o assistenzialismo chiediamo che il governo e il Parlamento sostengano chi è radicato nel territorio e si autoriforma sia dal punto di vista delle regole e sia sul pano economico-finanziario.