“Attiva”, la nascita di un nuovo soggetto politico

Ho condiviso con molti colleghi e amici la decisione di lasciare il Movimento Cinque Stelle. Quando l’amore, anche politico, è stato forte, emozionale e passionale, come nel caso della mia adesione al Movimento, è il cuore che comanda, ma non appena la realtà sopravanza i sentimentalismi e gli idealismi delusi, ecco subentrare la ragione e con essa non puoi scendere a patti, se sei intellettualmente onesto e hai una coscienza cui rispondere. Soprattutto sei hai rispetto per le tante persone che ti hanno accompagnato e supportato in un percorso politico faticoso, spesso in salita, ma sempre intrapreso con sincero spirito di servizio. Non dobbiamo dimenticare che noi apparteniamo alla generazione che il Movimento l’ha creato, senza mostrare esitazioni di fronte allo scetticismo dei tanti, che concepivano l’impegno in politica come appannaggio esclusivo di caste e clan, appartenendo a questa o a quella corrente che decide vita, ascesa o morte politica di ciascuno all’interno di un partito, al di là dei meriti e delle legittime ambizioni.
Il Movimento prima facie questo ha combattuto, introducendo elementi di democrazia diretta, favorendo l’impegno civico di persone che in ragione di ciò si sono avvicinate alla politica. E se ciascuno si ricorda quella passione, quella visione di un nuovo progetto politico e quelle stagioni, non può avere esitazioni a lasciare oggi una casa che non ha più le caratteristiche che l’hanno resa, soltanto pochi anni prima, accogliente.
Oggi il Movimento nulla ha più a che vedere con la spinta idealista che ne ha connotato la sua creazione. Oggi Vito Crimi e Luigi Di Maio, che tengono in mano le sorti del Movimento da due fronti diversi, parlano in politichese con il linguaggio dei ministeri, fanno dell’incoerenza normalità e abitudine, hanno dimenticato cosa significa interpretare le esigenze della gente comune, la trasparenza del percorso decisionale, l’assenza di personalismi e favoritismi: vedasi gli amici di Di Maio con curricula tutt’altro che da scienziati, sistemati in posizioni apicali negli apparati istituzionali o nelle aziende pubbliche.
Il risultato del referendum, sbandierato come consenso per il Movimento, è effimero e illusorio e basta guardare cosa è accaduto nei seggi dove si è votato per le contestuali regionali: percentuali ridicole, scialacquato un patrimonio di credibilità, azzerato di fatto il consenso, bruciati migliaia di voti.
E non è un caso che proprio la Sicilia, una delle prime regioni a determinarne il successo, abbia voltato le spalle al Movimento, portando alla nascita di “Attiva Sicilia”, nel presupposto di finirla una volta per tutte con le manfrine e i diktat di Roma, riappropriarsi del confronto civico, portare a casa i risultati per cui i siciliani ci hanno concesso fiducia, riprendendo a lavorare per le nostre comunità, con spirito nuovo ma stessa determinazione.
Non siamo stati noi e quando dico “noi”, mi riferisco ai tanti consiglieri regionali, in Sicilia e non, deputati nazionali, ecc., ad abbandonare il Movimento, bensì lo “stato maggiore” del Movimento a tradire le giuste aspettative di chi ha delegato a noi sogni, progetti ed esigenze di crescita sociale. Per questo abbiamo creato Attiva Sicilia, costituito in gruppo parlamentare all’Assemblea Regionale Siciliana, quale avamposto di un più ampio progetto, che vuole avere e ha già valenza nazionale, perché il tema del civismo non riguarda soltanto la Sicilia, ma l’intero Paese. Da più parti d’Italia, illustri esponenti della società civile, politici, ex Movimento e non solo, hanno manifestato incoraggiamento e condivisione per creare un contenitore politico nuovo, che possa diventare casa comune di tutti coloro i quali hanno ancora passione e voglia di impegnarsi sui territori e nelle Istituzioni.
Non inganni la percentuale impressionante di astensionismo, che è frutto di un aperto dissenso verso i partiti tradizionali. C’è voglia di buona politica, c’è voglia di fare politica, nei piccoli comuni come nelle metropoli. Istanze rese ancora più pressanti dalla perdurante crisi economica globale, che rende non più differibili riforme strutturali, che restituiscano equità sociale. Gli italiani, la maggior parte di essi, oggi si sentono traditi da chi li ha prima illusi e poi abbandonati sull’altare di giochi di potere e tornaconti personali di bassa cucina.
Noi abbiamo deciso di uscire dai Palazzi e tornare nelle strade, recuperando quello spirito che ci ha consentito, appena qualche anno fa, di sparigliare gli assetti tristemente consolidati della politica italiana. L’unica lingua riconosciuta nel progetto Attiva (l’evoluzione naturale a livello nazionale di Attiva Sicilia) è quella universale dell’impegno della passione civile e dell’etica politica, a sostegno dei più deboli, della crescita sociale, dello sviluppo sostenibile. Per questo non deve stupire il radicamento repentino, che ha avuto Attiva in molte regioni italiane.
Ripartire è possibile, con coerenza, slancio ed entusiasmo. Dobbiamo riprendere in mano il nostro futuro e, com’è stato fatto in Sicilia, creare i presupposti per una politica nazionale che abbia il coraggio delle scelte e di agire nell’esclusivo interesse del bene comune.