A Draghi dico: i punti per il rilancio del Paese siano 7, non 5

Mario Draghi, di fatto il prossimo Presidente del Consiglio dei Ministri, ha anticipato i 5 temi cui dare priorità nell’azione del suo costituendo governo: lavoro, ambiente, sanità, scuola e imprese. Nel meno ci sta il più, quindi, è verosimile che eventuali ulteriori emergenze o, comunque, interventi programmatici da venire, potranno facilmente esser ricondotti a una delle citate tematiche.
Ci sono, tuttavia, due items, che difficilmente potrebbero trovare riscontro nell’ambito delle iniziative da assumere, di cui ai suddetti 5 temi definiti prioritari: la riforma della burocrazia e quella della giustizia penale.
Perché Draghi non ha ancora parlato di queste riforme? Forse non le considera prioritarie, né emergenziali? Una dimenticanza sembra impossibile. Probabilmente è una precisa e oculata scelta politica di non toccare temi, soprattutto la giustizia penale, nell’attuale momento sensibile di incontri coi partiti politici volti ad acquisire la loro disponibilità a sostenere il nascituro governo, atteso che i confronti e, più probabilmente, gli scontri sarebbero inevitabili.
Si è passati da un governo giallo-verde ad uno giallo-rosso e oggi a quello multicolor, ma i problemi sono ancora sul tavolo, sempre gli stessi, che aspettano soluzioni concrete. Con una burocrazia farraginosa, come la nostra, quante sono le opportunità di sviluppo perse e quanto margine di competizione per le nostre imprese deve essere supinamente abbandonato? Quante sono le inutili procedure che soprattutto, ma non solo, nel campo delle infrastrutture limitano i progetti e allungano i tempi di realizzazione delle opere? E vogliamo parlare del danno economico e sociale, che crea un processo penale lungo, spesso ingiusto, con un’iniqua equiparazione facilmente riscontrabile tra accusa e difesa e con una riforma della prescrizione che grida vendetta e vede cittadini “offesi” ad libitum, fatto questo che già di per sé costituisce una condanna?
Il mio invito è a non sottovalutare quanto riscrivere gli iter burocratici e riformare la giustizia penale siano interventi essenziali, vitali e improcrastinabili per alleggerire il nostro Paese da veri e propri macigni, che ne impediscono lo sviluppo.
Occorre mostrare coraggio e Draghi col quantitative easing e il whatever it takes, pronunciato in occasione della Global Investment Conference di Londra nel 2012, ha dimostrato agli occhi degli italiani, dell’Europa e del mondo intero di essere artefice e fautore di scelte visionarie e di interventi radicali. Con lui abbiamo forse l’ultima e la più bella speranza del nostro Paese, auspicando che la modestia e la litigiosità dell’attuale classe politica non si mostri di intralcio alla realizzazione delle migliori riforme, cui l’Italia ha necessità e gli italiani il diritto di avere.
Peraltro, come disse lo stesso Draghi “mai dimenticando di affermare che lui non era un politico, Carlo Azeglio Ciampi ha restituito alla politica la sua dignità più alta”. Confidiamo che lo stesso avvenga oggi con Mario Draghi Presidente del Consiglio dei Ministri.