Hanno detto… sul numero 90, giugno 2026 • anno 8


Michela Vecchi
Il sistema 231 conserva la propria utilità solo se il Modello Organizzativo supera la dimensione documentale e viene verificato nella sua concreta capacità di incidere sul funzionamento dell’ente. Il punto non è soltanto accertare che esistano procedure, protocolli e flussi informativi, ma comprendere se l’organizzazione descritta abbia un’efficacia effettivamente preventiva.
È su questo passaggio, tra assetto dichiarato e realtà operativa, che si colloca la funzione dell’Organismo di Vigilanza. L’OdV non è chiamato a gestire l’impresa, né a sovrapporsi agli organi sociali o alle funzioni aziendali; è chiamato, piuttosto, a mantenere una verifica critica sulla tenuta del sistema preventivo, selezionando i rischi rilevanti, acquisendo informazioni utili, documentando le verifiche svolte e sollecitando, ove necessario, gli interventi correttivi.

Nicola Saracino
Una crisi di identità dell’indipendenza.
In conclusione, il paradosso finale è che tutto questo avviene in nome della difesa dell’indipendenza della magistratura. Tuttavia, se l’indipendenza significa che un magistrato può accettare incarichi politici e poi essere preferito dal CSM a chi ha fatto giurisdizione, allora il concetto stesso è stato svuotato di significato. La colpa di questa deriva non risiede nella politica esterna, ma nella scelta consapevole dei magistrati di mantenere un CSM politico, che oggi si limita a riflettere allo specchio le conseguenze di quel voto: un organo dove la nomina è diventata un atto elettorale e la giurisdizione un elemento accessorio.
È il risultato del referendum, strenuamente difeso dal comitato per il No. Tutto come prima.
Eccentrico lamentarsene oggi con petizioni politiche contro decisioni politiche.

Elena Tomassini
L’intelligenza artificiale applicata alla giustizia costituisce dunque una straordinaria opportunità di efficientamento, ma anche un terreno ad alto rischio istituzionale. La vera sfida non consiste nel sostituire il giudice o il giurista, bensì nel costruire un utilizzo consapevole, trasparente e controllato della tecnologia. In assenza di adeguata formazione, regole tecniche rigorose e sistemi sicuri, il rischio è che strumenti nati per migliorare la qualità della giustizia producano invece opacità, errori e nuove forme di vulnerabilità dei diritti fondamentali.

Alberto Gambino
La violazione dei doveri di prudente valutazione del merito creditizio può integrare così un illecito, meglio noto come “concessione abusiva di credito”. Secondo la giurisprudenza consolidata della Corte di Cassazione, tale fattispecie si configura quando l’erogazione del credito è “effettuata, con dolo o colpa, ad impresa che si palesi in una situazione di difficoltà economico-finanziaria ed in mancanza di concrete prospettive di superamento della crisi”.
In concreto la condotta abusiva può arrecare un duplice danno: da un lato, un danno diretto al patrimonio dell’impresa finanziata, la cui attività viene artificiosamente protratta, accumulando ulteriori perdite e aggravando il dissesto finale; dall’altro, un danno ai creditori terzi, i quali, indotti in errore dall’apparente solvibilità dell’impresa sostenuta dal credito bancario, proseguono o instaurano rapporti commerciali che si riveleranno pregiudizievoli.
Di grande attualità e principale punto di dibattito giurisprudenziale e dottrinale riguarda le conseguenze giuridiche della concessione abusiva di credito.

Stefano De Lillo
Nei prossimi mesi l’attenzione si sposterà quindi dalla costruzione delle strutture alla loro effettiva funzionalità. La sfida non sarà più soltanto aprire le Case della Comunità, ma renderle il fulcro operativo di una nuova medicina di prossimità, capace di rispondere ai bisogni di una popolazione sempre più anziana e affetta da patologie croniche.
A quattro anni dall’approvazione del DM 77/2022 e alla vigilia della conclusione del PNRR, la riforma della medicina territoriale si trova dunque in una fase cruciale: le fondamenta sono state poste, ma la piena realizzazione del nuovo modello dipenderà dalla capacità di trasformare gli investimenti infrastrutturali in servizi concreti e accessibili per i cittadini.

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I numeri parlano chiaro: solo nel nostro Paese i costi, diretti e indiretti, delle malattie legate al fumo si attestano annualmente intorno ai 25 miliardi di euro, e i prodotti a base di tabacco rappresentano la causa di oltre 90.000 decessi, nonché l’origine di innumerevoli malattie (tumori alla gola, polmoni e pancreas, enfisema, patologie cardiovascolari, ecc.).
Nella lotta contro le sigarette, sia queste tradizionali o elettroniche, non si può per alcun motivo abbassare la guardia, ciò soprattutto per il bene delle prossime generazioni. Solo attraverso una sempre più condivisa consapevolezza dei nocivi e, troppo spesso, incurabili effetti del fumo, si potrà uscire da questa dipendenza, che per troppi decenni è stata abilmente celata dai miliardari interessi economici.

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