Hanno detto… sul numero 86, febbraio 2026 • anno 8



Paolo Lembo
Dal punto di vista politico, Trump costituisce l’espressione più esultante del corso storico neoliberista. La sua carriera include un numero incalcolabile di processi per bancarotta, truffa, frode fiscale, molestie sessuali, nonché la elezione per due volte a capo di quel paese che più di ogni altro ha celebrato le virtu’ del neoliberismo. Infatti, i ministri più influenti dell’attuale amministrazione Trump sono essi stessi elementi di vertice del capitalismo americano: o, per meglio dire, al servizio del capitalismo americano, delle sue banche e conglomerati tecnologici. Sono quindi al governo per servire se stessi, non lo stato. Le responsabilità ministeriali sono state trasformate in fonte di profitto economico per chi le occupa, non un servizio pubblico. Il governo non è più al servizio dei cittadini. Non è neanche al servizio del capitale. Il governo è il capitale. In altre parole: il trionfo del sogno di Freedman.
Il discorso di Carney ci dice che per molti, questo non è un sogno ma un incubo e il mondo deve svegliarsi per affrontare il mostro che ha creato.


Angelo Canale
La legge n.1/2026 delega il Governo ad emanare una serie di decreti legislativi per il “riordino” della Corte dei conti, sotto il profilo organizzativo.
È il caso di dirlo: se tanto mi dà tanto, è prevedibile che l’organo di controllo e di giurisdizione contabile voluto dai Costituenti, in continuità con i precedenti ordinamenti e in linea con le Corte dei conti che tuttora operano presso altri Stati europei e presso la stessa Unione Europea, sarà uno sbiadito simulacro di quella che per oltre 160 anni è stata la Corte dei conti italiana.

Angelo Gargani
Il testo della riforma, predisposto dal Governo, è stato approvato integralmente con legge di revisione costituzionale del 30/10/2025, oggetto del referendum del 22 e 23 marzo p.v., dopo un dibattito parlamentare che, pur rispettoso dell’iter previsto dall’art. 138 della Costituzione, è risultato quasi inutile, in quanto non è riuscito ad apportare appunto alcuna modifica.
Una caduta verticale del ruolo del Parlamento (già ridimensionato anche nella sua composizione numerica) senza precedenti, registrata addirittura in occasione di questa riforma costituzionale che incide nientedimeno sull’assetto della magistratura.

Federico Tedeschini
Il nodo di fondo è che la magistratura, oggi, non teme soltanto una riforma delle carriere: teme piuttosto una ridefinizione del proprio rapporto con la sovranità popolare: il referendum costituzionale, per sua natura, sottrae la decisione finale alle dinamiche tecniche e corporative per affidarla direttamente ai cittadini ed è questa esposizione al giudizio democratico, più ancora della separazione tra inquirenti e giudicanti, a generare inquietudine fra i titolari di poteri giudiziali che usano interpretare come vogliono le regole che dovrebbero disciplinarne l’azione.
Se il corpo elettorale dovesse confermare la riforma, il messaggio sarebbe allora più che chiaro: l’indipendenza della magistratura resta un valore irrinunciabile, ma non può tradursi in autoregolazione senza responsabilità, né tantomeno in un ruolo di supplenza politica permanente.

Luciano Acciari
La legge di bilancio 2026 non sfugge a tale funzione che ha guidato anche il dibattito sulla valutazione della validità delle norme proposte e delle soluzioni adottate. Occorre pertanto considerare che molte delle norme che vi sono contenute sono il frutto di una mediazione condotta dal Governo con i diversi interessi rappresentati da settori della società civile, dalle famiglie ai lavoratori, ai pensionati ed agli imprenditori, e con le esigenze di funzionamento della pubblica amministrazione e di erogazione dei relativi servizi, sfuggendo ad una qualsiasi logica del sistema tributario. Pur essendo esaurita da tempo la stagione della bonus economy, un largo numero di norme dispone infatti aiuti sia sotto forma di erogazioni dirette che di crediti di imposta o di agevolazioni nell’applicazione dei tributi. Anche sotto questo profilo nulla di nuovo sotto il sole ed appare ancora lontano il conseguimento dell’obiettivo di razionalizzazione della materia.

Stefano Boffelli
Il messaggio chiave, per i decisori politici dell’UE, quanto per i ricercatori ed i clinici, è che, con il numero di persone affette da demenza in aumento nei prossimi decenni, è necessario agire ora, investendo in modo adeguato nei sistemi sanitari, assistenziali e di protezione sociale, fornendo un adeguato sostegno alla ricerca e attuando efficaci interventi preventivi. Solo in questo modo le sfide future potranno migliorare sia il numero di persone malate e la loro sofferenza, che il carico psicologico e funzionale sui caregiver.

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