
Il GSE, nel corso del 2024, ha erogato circa 14,6 miliardi di euro di incentivi, confermando il proprio ruolo centrale per la messa a terra delle politiche energetiche del Governo, volte a promuovere lo sviluppo sostenibile del Paese attraverso la crescita delle rinnovabili, la riduzione delle emissioni climalteranti e della dipendenza energetica. Gli strumenti gestiti dal GSE stanno contribuendo a migliorare l’efficienza e la competitività del tessuto produttivo nazionale e in particolare del settore agricolo, fondamentale traino per l’economia del Paese, che sta rispondendo con grande interesse alle iniziative messe in campo contribuendo così ad avvicinare l’Italia al raggiungimento degli obiettivi previsti dal Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (PNIEC) al 2030.
I tre bandi dedicati dal MASAF (Ministero dell’Agricoltura della Sovranità Alimentare e delle Foreste) allo sviluppo del “Parco Agrisolare” (Misura M2C1, Investimento 2.2 del PNRR), consistente nella realizzazione di impianti fotovoltaici, in autoconsumo, sui tetti dei fabbricati strumentali delle aziende agricole e agroindustriali, così da escludere il consumo di suolo, hanno visto la presentazione di circa 32.000 domande, l’ammissione – allo stato attuale – all’incentivo di circa 23.000 richieste e l’assegnazione di quasi tutte le risorse disponibili pari a 2,35 miliardi di euro. Attraverso questo investimento la potenza rinnovabile italiana sarà incrementata di 1,7 GW e, grazie all’autoconsumo, contribuirà a ridurre i costi energetici delle singole imprese.
È invece attraverso lo stanziamento di 1,1 miliardi di euro dedicati allo sviluppo dell’Agrivoltaico Innovativo (Misura M2C2, Investimento 1.1 del PNRR gestita dal MASE), che sono in corso di sviluppo sistemi ibridi agricoltura-energia in grado di garantire la coesistenza tra coltivazioni e/o allevamenti e la produzione di energia rinnovabile garantita con impianti fotovoltaici installati con moduli elevati da terra. Con il primo bando sono stati assegnati 775 milioni di euro a 540 progetti ammessi, in grado di sviluppare una capacità installata di 1,55 GW, mentre la successiva procedura, chiusasi lo scorso 30 giugno, assegnerà entro il prossimo 28 settembre ulteriori 325 milioni di euro.
Il settore primario è inoltre un attore fondamentale della filiera produttiva del biometano, che può essere destinato alla decarbonizzazione del settore dei trasporti e dei settori industriali difficili da elettrificare, cosiddetti Hart To Abate. Questo prezioso combustibile rinnovabile a impatto nullo, derivato dagli scarti agricoli e dai rifiuti organici attraverso lo sviluppo di iniziative di economia circolare mediante la realizzazione di nuovi impianti oppure con la riconversione di impianti a biogas esistenti, è infatti una risorsa strategica non solo per la decarbonizzazione ma anche per la riduzione della dipendenza energetica dall’estero. La sua produzione sta registrando una crescita esponenziale, passando da 51,7 milioni di Sm³ nel 2019 a 440 milioni di Sm³ nel 2024. Un risultato decisamente incoraggiante che, tuttavia, deve essere confrontato con l’obiettivo del PNIEC al 2030 di 5 miliardi di Sm³ all’anno.
È per garantire il raggiungimento di questo sfidante obiettivo e favorire la crescita del settore che il GSE, attraverso le misure previste dai decreti ministeriali DM 2018 e DM 2022, ne sta supportando lo sviluppo. Attraverso il bando DM 2018 che ha visto ammessi 115 impianti, già in esercizio, per una capacità potenziale produttiva di circa 0,78 miliardi di Sm³ è stata sostenuta la produzione di biometano per i soli trasporti tramite i CIC (Certificati di Immissione in Consumo), che rappresentano dei contributi in conto esercizio. Invece, con cinque successive procedure competitive, previste dal DM 2022, sono stati assegnati quasi tutti i 2,37 miliardi del PNRR (Misura M2C2, Investimento 1.4) dedicati alla produzione di biometano, sia per il settore trasporti sia per altri usi. Le cinque procedure hanno ammesso complessivamente 554 progetti che beneficeranno sia del contributo in conto capitale e sia di contributi in conto esercizio, per una capacità potenziale produttiva di circa ulteriori 2,1 miliardi di Sm³.
Grazie alla linea di investimento PNRR “Pratiche Ecologiche”, che si pone come obiettivo la promozione dello sviluppo del biogas e dell’efficienza in agricoltura, dallo scorso 27 agosto, è possibile richiedere l’accesso ai contributi in conto capitale destinati a sostenere interventi per la diffusione di pratiche agroecologiche nella fase di produzione del biogas, la sostituzione di trattori obsoleti e a bassa efficienza con trattori più efficienti, dotati di strumenti per l’agricoltura di precisione e alimentati esclusivamente a biometano, e interventi finalizzati a migliorare l’efficienza degli impianti esistenti per la produzione di biogas. Il bando, che prevede l’assegnazione di 193 milioni di euro, sarà aperto fino al 26 settembre 2025.
Con riferimento invece al FER 2 (D.M. 19 giugno 2024), decreto del MASE che incentiva la produzione di energia da fonti rinnovabili innovative o con costi elevati di esercizio, lo scorso 5 settembre 2025 si sono chiusi i termini per la presentazione di accesso al primo bando dedicato alla realizzazione di impianti fotovoltaici flottanti su acque interne (laghi o i bacini artificiali), contribuendo, oltre a produrre energia rinnovabile, a proteggere le risorse idriche riducendone l’evaporazione. Lo stesso giorno si sono anche chiusi i termini del secondo bando FER 2 per l’accesso alle tariffe incentivanti dedicate agli impianti innovativi a biogas con potenza tra 1 e 300 kW, e per gli impianti innovativi a biomasse con potenza tra 1 e 300 kW e tra 300 kW e 1.000 kW. Grazie al primo bando sono state assegnate tariffe incentivanti a 31 nuovi impianti a biogas e a 2 impianti innovativi a biomasse per una capacità complessiva di 6.060 kW di potenza rinnovabile. Le graduatorie di questi ultimi bandi saranno pubblicate entro la fine dell’anno.
Incrementando la produttività e riducendo i costi energetici della filiera, il settore primario italiano, grazie anche agli strumenti messi a disposizione dal GSE, da attore protagonista della transizione energetica, sta concretamente contribuendo ad aumentare l’indipendenza del sistema energetico nazionale e ad avvicinare l’Italia agli obiettivi di decarbonizzazione indicati nel PNIEC.