
“Modelli organizzativi 231, modelli sportivi, safeguarding e responsabilità penale”, questo il titolo del convegno organizzato il 19 giugno 2025 dalla Camera Penale di Roma, che ha visto confrontarsi giuristi, accademici e rappresentanti delle istituzioni.
L’apertura dei lavori è stata affidata a Claudio Urciuoli, responsabile Commissione 231 della Camera Penale di Roma, che ha evidenziato gli effetti espansivi del Modello Organizzativo, ex D.Lgs. n. 231/2001, ponendo l’accento se questo effetto espansivo abbia trovato una sua ragion d’essere in altre materie dove gli avvocati penalisti possano svolgere un ruolo importante, atteso che il diritto penale sta cambiando e bisogna essere attori anche di questo cambiamento culturale.
È seguito l’intervento di Salvatore Sciullo, Vice Presidente della Camera Penale di Roma, che ha ribadito come la professione dell’avvocato si stia evolvendo, per cui i temi oggetto del convegno devono intendersi come una vera e propria risorsa per l’avvocatura, prospettandosi interessanti aspetti nell’esercizio della professione. Da qui la lettura del messaggio di saluto del Ministro dello Sport e dei Giovani, Andrea Abodi, che ha sottolineato l’importanza del confronto e della collaborazione tra il Ministero e l’avvocatura.
Paolo Ielo, Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Roma, si è soffermato sulla circostanza della moltiplicazione dei reati presupposto 231/2001 scelta del legislatore, conseguendone che l’estrema eterogeneità dei reati presupposto crea un serio problema di costruzione di Modelli organizzativi adeguati. Ielo ha anche proposto alcune casistiche nell’ambito della sua esperienza, palesando come spesso i Modelli 231 fossero risultati molto carenti, per cui un Modello deve avere specifiche caratteristiche per essere idoneo e a comporre gli Organismi di Vigilanza non deve esserci gente con titoli astratti, ma professionisti con esperienza concreta.
Massimiliano Atelli, Capo di Gabinetto del Ministro dello Sport e dei Giovani, ha sottolineato come il Modello Organizzativo 231 interessi propriamente la legalità d’impresa e, pensando a come sono strutturate le organizzazioni sportive, non si può paragonare, ma può essere preso come punto di riferimento in questa fase in cui il mondo sportivo sta uscendo da interrogativi di base che si porta dietro da decenni. “Ho ascoltato dati che sono preoccupanti.” – ha commentato Atelli –, “C’è da creare una mappatura anche mentale, perché abbiamo segmenti e spazi dove il problema è più alto. Bisogna cogliere al meglio l’esperienza della 231 con gli adattamenti da fare sui livelli di progressione. Tutto non avverrà subito ma sarà necessaria perseveranza”.
Adelchi D’Ippolito, Presidente dell’Osservatorio permanente del CONI per le politiche di Safeguarding, ha stigmatizzato come l’Osservatorio nasca come conseguenza del D.Lgs. n. 39 del 2021. L’obiettivo principale del decreto è la parità di genere, la tutela dei minori, il contrasto a tutte le forme di discriminazione e, per perseguire questi obiettivi ambiziosi, la Giunta del Coni ha creato l’Osservatorio formato da giuristi e atleti. La sfida è la prevenzione, ragionare in maniera tale che le cose non accadano, anziché accadano e poi si puniscano, come è stato fino ad oggi. Una nuova mentalità che si raggiunge attraverso un percorso lento e di grandi difficoltà che comporta, è qui sarà davvero il prezioso contributo degli avvocati, un cambiamento di mentalità. La mission dello sport è abolire le differenze, includere chiunque e mantenere le porte aperte.
Giacomo Scicolone, Responsabile Commissione 231 della Camera Penale di Roma, ha sottolineato l’intento di chi ha organizzato questo convegno, ovvero mettere insieme autorevoli tecnici della 231, perché si potesse travasare l’esperienza ai modelli sportivi, superando le criticità che si sono viste nella normaiva 231, riuscendo a fornire un bagaglio culturale di tecniche di redazione dei Modelli e di conoscenza e competenza da parte degli Organismi di vigilanza. Nello sport i numeri sono importanti e anche l’avvocatura si deve rendere conto di questo. Deve esserci un passaggio culturale che transita dalle aule di tribunale per la redazione dei Modelli e di aiuto allo sport. Quello si vuole creare è un pensatoio e oggi è un passaggio epocale perché si parla propriamente di prevenzione.
Ciro Santoriello, Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Cuneo, ha evidenziato come un affiancamento tra 231 e safeguarding sia concettuale. Oltre a questo non si potrebbe andare. Diventa centrale quale sia la posizione del safeguarding rispetto al Modello. Il Modello 231 fa riferimento a diversi profili, tra questi quello organizzativo e preventivo, precauzionale e non impeditivo. Il Modello abbassa il rischio iniziale, ma non riuscirà mai ad eliminarlo per riportarlo ad un livello accettabile. La condotta di chi opera all’interno di questi modelli va valutata alla luce del rischio consentito. Ad esempio, non esiste Modello che possa escludere molestie sessuali negli spogliatoi. Il safeguarding prende atto di una problematica, ma non si può pensare che il safeguarding debba essere una figura impeditiva dell’evento.
Roberto Serrentino, quale Presidente della Commissione Federale Responsabile delle Politiche di Safeguarding della FIGC, ha portato la propria esperienza, soffermandosi sulla mission della Commissione e sull’attività di prevenzione della stessa, rappresentando alcune casistiche emerse dagli accessi presso società di calcio professionistico. In particolare, ha sollevato il tema se il Presidente o un componente dell’Organismo di Vigilanza ex D.Lgs. n. 231/2001 possa ricoprire altresì la carica di Responsabile Safeguarding nelle società/associazioni sportive e se ciò non venga a ledere principi fondamentali come l’autonomia e l’indipendenza della carica.
In conclusione gli interventi di Giuseppe Belcastro, Presidente della Camera Penale di Roma e degli avvocati Antonio Faberi, Andrea Fux e Carlotta Lenzi.
